Si fa presto a dire tutti in bici: ma se poi te la rubano? Qualcosa si può fare

[21 novembre 2013]

Verranno presentati oggi a Milano durante il convegno “Ladri di biciclette. Ieri, oggi. E domani?” i dati dell’indagine nazionale condotta dalla Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) su i furti di bici nel nostro paese.  Ogni anno, in Italia, vengono rubate circa 320.000 biciclette dei quattro milioni di pezzi circolanti (fonte Istat). Per moltiplicare il numero dei ciclisti e per sostenere i progetti di mobilità sostenibile e tutela ambientale è indispensabile occuparsi seriamente anche dei ladri di biciclette. Questo sostiene la Fiab che in collaborazione con Confindustria Ancma, ha promosso il 1° Convegno nazionale sul Furto di Biciclette.

«Aver scelto già da mesi di occuparci del fenomeno del furto delle biciclette ed esserci attivati per lo sviluppo di un articolato piano di contrasto al furto mettendo a confronto i molti attori coinvolti nel nostro Paese, rappresenta un primo, concreto passo per seguire e sostenere lo sviluppo del movimento ciclistico di cui la nostra federazione, con i suoi 25 anni di attività e gli oltre 20.000 soci, è l’interlocutore di riferimento- ha dichiarato Giulietta Pagliaccio presidente Fiab-onlus . Il convegno”Ladri di Biciclette” è il punto di arrivo del lavoro svolto fino ad oggi ma, soprattutto, il punto di partenza per un importante confronto con le istituzioni, nell’obiettivo di promuovere una strategia nazionale di contrasto al furto di biciclette».

Obiettivo dell’iniziativa Fiab è definire le “linee guida” per la redazione di piani comunali di contrasto al furto delle biciclette e metterle a disposizione degli amministratori attenti alla promozione della mobilità sostenibile e degli spostamenti su pedali. A differenza di quanto succede nella maggior parte degli altri paesi europei, in Italia non esistono dati sui furti di biciclette. Eppure il fenomeno ha pesanti ripercussioni anche sull’economia del nostro Paese e, secondo le stime di Fiab e Confindustria Ancma, genera ogni anno un danno pari a 150 milioni di Euro, composto dai mancati introiti per l’industria nazionale della bicicletta, incluso l’indotto, e dalle transazioni in nero che sfuggono a ogni controllo d’imposta. A questo si aggiungono i danni legati alla sicurezza: chi ha subìto un furto è più incline, infatti, ad acquistare una bici a basso costo e di inferiori standard di sicurezza, spesso proveniente da mercati extraeuropei; oppure a rivolgersi al mercato dell’usato, talvolta di dubbia provenienza, concorrendo così al reato di ricettazione.

«Per sviluppare un piano articolato di contrasto al furto è necessario inquadrare il problema. Ecco perchè Fiab ha deciso di farsi promotrice di un’indagine che ha coinvolto prefetture, comuni capoluoghi di provincia e cittadini ciclisti. Il primo dato che emerge è che il fenomeno è in crescita. Inoltre, per quanto disomogenei in quanto riferiti ad aree geografiche diverse per tipologia, stili di vita, gestione della mobilità, i dati riferiti al 2012 parlano chiaro: solo il 40% dei furti viene denunciato».

Alcuni dati che emergono dall dettaghliata indagine. Per quanto riguarda i prefetti  circa la metà ha risposto, ma solo un terzo è in grado di reperire il dato relativo ai furti di biciclette che, essendo un bene mobile non registrato, non viene censito separatamente dal ministero degli Interni. Dai dati forniti risulta, in media, una denuncia ogni 406 abitanti, un numero certamente in difetto perché, in molti casi, non tiene conto delle denunce presentate alla polizia locale ma solo a polizia di stato e carabinieri.

Per quanto riguarda i ciclisti l’associazione ha intervistato oltre 4.000 cittadini-ciclisti. 2.876 questionari riferiscono di un furto subito nel 2012, ma solo 1.190 di questi sono stati denunciati. Quindi il 60% dei ciclisti che ha subito un furto non ha esposto regolare denuncia. Se questa percentuale ha un valore, è evidente che il dato riferito dai prefetti deve essere raddoppiato, se non triplicato, con una media di un furto ogni 130/180 abitanti (secondo le aree). Nei capoluoghi dove muoversi su due ruote è un’abitudine diffusa e dove è presente un sistema di identificazione delle bici, l’indagine mostra un atteggiamento più responsabile dei cittadini: a Padova, ad esempio, il 68% ha esposto denuncia, mentre a Reggio Emilia si arriva addirittura a un 89% di furti denunciati. Per quanto attiene i dati sui comuni capoluogo di provincia, hanno risposto al questionario poco più del 20% delle Amministrazioni comunali. Tra i comuni che hanno risposto, solo il 10% vanta l’esistenza di piani o azioni di contrasto al furto; benché la bici sia un ‘bene mobile non registrato’, alcune amministrazioni hanno già istituito un sistema di registrazione, con o senza il concorso di privati, per offrire agli operatori comunali e alle forze dell’ordine una traccia che consenta di risalire al proprietario di una bici ritrovata nonché per offrire uno strumento in grado di dimostrare la proprietà di una bici recuperata o sorpresa nelle mani di un ladro o di un ricettatore.

A fronte del quadro raccoltao Fiab ha avanzato alcune proposte: in primis definire delle linee guida condivise e arginare il proliferare di iniziative di censimento locali o private attraverso l’adozione, benché volontaria, di un sistema di punzonatura pubblico e univoco del parco bici circolante, come per altro avviene in molti altri paesi europei. «Questo è possibile con la punzonatura del codice fiscale del proprietario sulla bicicletta, perché si tratta di un database già esistente nel nostro Paese e che offre numerosi vantaggi: identificazione immediata del proprietario e possibilità di restituire il bene mobile; gestione intelligente delle bici sequestrate, ora inevitabilmente ammassate dei magazzini comunali; incentivazione a denunciare il furto della bicicletta; facilità di abbinamento della bici al suo proprietario in qualunque luogo del nostro Paese. L’importanza della denuncia è tale, infatti, se esiste un “sistema” pronto a recepirla- hanno sottolineato da Fiab-. Certo, la punzonatura delle bici non risolve, da sola, il fenomeno del furto, ma rappresenta un importante tassello nelle azioni di contrasto, insieme a infrastrutture adeguate, a sistemi per custodire le bici in sicurezza e a programmi di informazioni sui comportamenti da adottare per rendere difficile la vita ai ladri».