Crescono le adesioni alla manifestazione del 3 ottobre

Siderurgia a Piombino, Legambiente: «Serve rinnovamento ecologico del ciclo produttivo»

[1 ottobre 2013]

Occorre riconoscere che ambiente ed economia sono inestricabilmente legati se si vuole garantire uno sviluppo sostenibile del territorio: per questo Legambiente circolo Val di Cornia, ha annunciato l’adesione e la partecipazione alla manifestazione a Piombino di giovedì 3 ottobre, indetta da Cgil, Cisl e Uil esprimendo la sua vicinanza ai lavoratori in lotta, dopo essersi da sempre occupata delle vicende dello stabilimento siderurgico situato nella cittadina toscana.

«Sono almeno 15 anni che Legambiente chiede un radicale rinnovamento ecologico del ciclo produttivo, un salto di qualità nei prodotti e l’innovazione- ha sottolineato Adriano Bruschi presidente Legambiente Val di Cornia- Abbiamo denunciato più volte il pericolo di una drammatica crisi della siderurgia a Piombino e lo abbiamo spiegato nel 2003 durante un convegno: “Piombino, uno stabilimento squilibrato che produce in gran parte prodotti grezzi o semilavorati, con una capacità di laminazione inferiore al 50% della capacità produttiva. Un unico prodotto finito, le rotaie, prodotte con un impianto dell’800 ristrutturato innestando pezzi di impianti raccattati da cicli dismessi. L’incapacità di commercializzare i prodotti offrendo servizi correlati. Una logistica irrazionale e costosa per la dislocazione degli impianti (uno stabilimento lungo e stretto)”.

Lo abbiamo ribadito dopo l’uscita di Lucchini- ha continuato Bruschi- e al momento del subentro, nel 2005, di Mordashov (presidente del gruppo russo Severstal ndr) esprimendo forti preoccupazioni per la genericità e l’inconsistenza degli impegni assunti sia in termini di produzione che nel campo ambientale».

Per quanto riguarda il futuro della siderurgia a Piombino, Legambiente vede con favore il ricorso a nuove tecnologie che fra le altre cose producono risparmio energetico e abbattimento degli inquinanti, senza dimenticare l’altra gamba della politica industriale, che è l’efficienza e la rinnovabilità della materia: l’attività siderurgica – in quanto processo industriale – produce scarti, che possono essere riciclati, come dimostrano le possibili applicazioni del Conglomix.

Ma non convince invece l’associazione ambientalista l’ipotesi ventilata di costruire un forno elettrico nel capannone dell’attuale acciaieria, praticamente in città. «Questo non solo per l’impatto ambientale, rumore, vibrazioni, polveri sottilissime, ma anche perché questa ci pare un’operazione di piccolo cabotaggio e di scarse prospettive in una logica di mantenimento dell’irrazionale logistica attuale e senza puntare ad un reale rilancio dello stabilimento», ha aggiunto Bruschi.  Ora tra l’altro si aggiunge un ulteriore problema alla complessa vicenda Piombino: con la crisi politica alle porte e la possibile caduta del Governo, potrebbe venire meno (e per un lungo periodo) un interlocutore attendibile, mentre i lavoratori dell’acciaieria, l’indotto e tutto il territorio, hanno bisogno di risposte immediate.

A confermare come la difficile situazione del polo siderurgico piombinese coinvolga tutti i settori produttivi, anche l’adesione della Cia di Livorno alla manifestazione sindacale del 3 ottobre. «La presenza della siderurgia in Val di Cornia ha rappresentato un elemento di forza anche per lo sviluppo del settore agricolo locale- hanno dichiarato dalla Cia- Il rapporto tra agricoltura ed industria, ha un legame profondo e radicato, nella storia economica di questo territorio e nella composizione del tessuto sociale delle famiglie, dove più stretto e forte si è saldato questo legame generazionale. In questo momento è importante dare un forte segnale di coesione territoriale su una vicenda che su cui si gioca  lo sviluppo complessivo della Val di Cornia e per ciò che l’industria di Piombino rappresenta, per il Paese» .