Siena ha sconfitto i cambiamenti climatici, e adesso altri potrebbero seguirla

L'intera Provincia assorbe più gas serra di quanti ne emetta, ormai dal 2011. Un successo di rilevanza globale, conosciuto da pochi

[27 settembre 2018]

L’intero territorio della Provincia di Siena, 3.820 kmq e poco più di 270mila abitanti distribuiti su 35 Comuni, rappresenta uno dei migliori esempi di sostenibilità e bellezza a livello globale. Non solo ospita 4 dei 7 siti Unesco che si trovano in Toscana, ma dal 2011 vanta un record ancora imbattuto: è la prima area vasta d’Europa – e probabilmente la prima al mondo – ad aver raggiunto la carbon neutrality. Un risultato certificato ISO 14064, forte di un Bilancio territoriale con emissioni zero (anzi, sono più quelle assorbite di quelle emesse) elaborato dal gruppo di Ecodinamica fondato da Enzo Tiezzi all’Università di Siena.

Si tratta di un risultato che non è esagerato definire eccezionale, frutto di numerosi fattori come ad esempio l’ampia copertura forestale presente sul territorio, in grado di assorbire CO2, oppure la coltivazione sostenibile della geotermia naturalmente presente in loco, arrivata a coprire il 92% di tutta l’energia prodotta sul territorio provinciale. La compresenza di scelte di governance adeguate, di imprese e finanziatori attenti alla sostenibilità – oltre all’indispensabile spinta da parte della società civile – hanno fatto il resto. Ma in pochissimi lo sanno, purtroppo.

Tutto questo è stato messo ampiamente in evidenza ieri alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, dove – aspettando Bright, la notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori in Toscana – si è tenuto il dibattito Carbon neutrality: alleanze, prospettive e coinvolgimento.

Il progetto per una “Siena carbon free” affonda le radici nel 2008, e da allora la Fondazione vi ha investito circa 2 milioni di euro; non a caso a fare gli onori di casa del dibattito è stato il suo presidente Carlo Rossi. A seguire l’intervento del co-direttore del gruppo di Ecodinamica Simone Bastianoni, che dopo aver illustrato lo stato dell’arte ha sintetizzato possibilità e criticità aperte: tra le prime spiccano sia una nuova ricerca made in Siena, che suggerisce l’opportunità di installare pannelli solari sui tetti degli edifici fuori dal centro storico per approvvigionarlo di elettricità sufficiente a coprirne i consumi di energia, sia la possibilità di rendere carbon free non solo la Provincia di Siena ma tutta la Toscana del sud. La principale criticità? Che di tutto questo nessuno sa (quasi) nulla, con il colpevole disinteresse di media locali e non. E se un’iniziativa come questa non viene valorizzata, rischia di morire.

Per questo sono doppiamente importanti gli input arrivati durante il dibattito di ieri. Il nuovo vicesindaco della città, Andrea Corsi, ha promesso una rinnovata attenzione al tema carbon neutrality, a partire da una spinta sulla relativa comunicazione; l’assessore all’Ambiente di Grosseto, Simona Petrucci, ha invece aperto le porte alla replicabilità del progetto annunciando il finanziamento a una borsa di studio dedicata a esplorare la carbon neutrality entro i confini del suo Comune; annunci e obiettivi che sarà molto interessante monitorare nel corso del loro iter.

Ma come si lavora in un orizzonte carbon neutral? Il ruolo delle aziende è stato ieri ben rappresentato da Alessandro Fabbrini, presidente di Sienambiente, che ha sottolineato il ruolo positivo esercitato in tal senso dall’economia circolare: Siena è tra i pochi territori in grado di vantare un’autosufficienza impiantista per la gestione dei propri rifiuti urbani, in grado di produrre (anche) energia pulita. E sempre in fatto di energia e rifiuti l’ad di Estra, Alessandro Piazzi, ha presentato in particolare la concreta possibilità di ricavare biometano dagli scarti prodotti sul territorio. A portare la voce della società civile sono stati invece Paolo Menicori di Legambiente Siena e Annalisa Corrado del Kyoto club, che ha avuto il merito di fissare la cornice del dibattito: l’obiettivo carbon netural non è uno sfizio ma un’opportunità di incrementare il benessere dei cittadini, in un contesto dove i cambiamenti climatici avanzano rapidi – da noi sono già arrivati – e dove in Italia i progressi della decarbonizzazione sono fermi dal 2014.

Che fare dunque? L’Accordo Onu sul clima siglato a Parigi nel 2015 – che anche l’Italia si è impegnata ufficialmente a onorare – impone di limitare il riscaldamento globale “ben al di sotto” dei +2 °C centigradi rispetto all’era pre-industriale per evitare cambiamenti climatici enormi e irreversibili, ma ad oggi già 1 grado circa ce lo siamo bruciato. Non occorre seguire lo sciocco principio secondo il quale l’erba del vicino è sempre più verde per capire come invertire la rotta: Siena ha già tracciato la strada, e grazie all’Alleanza carbon neutrality lanciata lo scorso anno punta ora ad allargarne il perimetro. Provando ancora a metterci del suo, perché anche dove l’orizzonte carbon neutral è stato raggiunto non è possibile fermarsi: altri in Toscana, in Italia e nel mondo potrebbero non riuscirci, e i cambiamenti climatici rappresentano una minaccia globale che (dunque) nessuno può contrastare in solitaria. Al contrario, serve la spinta di tutti.