I laburisti troppo deboli per vincere e troppo forti per morire

I socialdemocratici non possono battere i conservatori se non si alleano con sinistra e verdi

Il leader del Green Party: pronti a un’alleanza con la sinistra contro i conservatori

[5 gennaio 2017]

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La Fabian Society ha pubblicato il rapporto “How Labour is too weak to win, and too strong to die” che, pur prendendo in esame la situazione del Regno Unito, può essere estesa a gran parte dell’Europa.

Secondo l’influente think thank politico britannico «Il partito laburista è troppo debole per vincere le prossime elezioni – sia che avvengano nel 2017 che nel 2020. Ma è anche troppo forte per essere sostituito come principale partito di opposizione del Regno Unito». La Fabian Society  sottolinea che quando si s terranno le elezioni il Labour Party  potrà conquistare solo tra i 140 e i 200 collegi elettorali nelle grandi grandi ex città , ma avrà comunque una base da cui partire per ricostruire. Ma anche se Jereny Corbin  riuscisse a far recuperare credibilità ai laburisti con la sua politica di sinistra, «non vi è alcuna possibilità di una maggioranza»,  Mentre il Partito laburista «Potrebbe essere in grado di ottenere i parlamentari sufficienti per governare in collaborazione con altri soggetti. Questo dovrebbe essere l’obiettivo del Labour» dicono alla Fabian Society .

Solo poco più delle metà degli elettori che nel 2015 avevano  votato laburista dicono oggi di sostenere il Partito e il punto di partenza della rimonta di Corbin deve essere necessariamente quello di riconquistare il sostegno dell’elettorato, nonostante la guerriglia interna dell’ala destra e blairiana del Lbour che non ha mai digerito di essere stata sconfitta pesantemente, e due volte di fila, alle primarie da uno che considerano un estremista.

Attualmente i sondaggi danno i laburisti intorno al 27 – 28%  poco al di sotto dei risultati del 2010  un risultato che consegnerebbe al Labour  200 seggi,  una quarantina in meno del  2015 e 70 in meno rispetto al 2010, perché intanto i conservatori hanno provveduto a modificare i confini delle circoscrizioni elettorali a loro vantaggio.  Ma prima di Corbin il Labour all’opposizione era finito anche al 20% in alcune elezioni, e un risultato simile sarebbe catastrifico: 140 – 150 deputati. Ma il sistema elettorale permetterebbe comunque al Labour  di rimanere di gran lunga il più grande partito di opposizione.

Secondo il  rapporto della Fabian Society , la minaccia della destra antieuropeista e xenofoba dell’United Kingdom independence party (Ukip) è esagerato in alcuni quartieri. Anche se l’Ukip  togliesse  voti al Labour in alcuni quartieri riuscirebbe a prendere solo pochi seggi e lo stesso vale per i liberaldemocratici. Nelle elezioni del 2015 il’Ukip ha preso dai conservatori il doppio dei voti che ha tolto ai laburisti.

Per quanto riguarda il dilemma Brexit, per il La<bour Party non ci sono risposte facili:  nel 2015, il partito ha perso più  voti a favore dei liberaldemocratici» (europeisti) che  non a favore della destra dei Conservatori o dei populisti dell’Ukip partiti pro-Brexit  messi insieme. La realtà e che la vera emorragia di voti dei laburisti (o dei socialdemocratici in Europa  o dei Democratici e sinistra varia in Italia) è dovuta all’astensionismo del loro elettorato. Il Labour ha perso quattro volte più voti di elettori che non sono andati a votare che di elettori che hanno deciso di votare per altri partiti. Invece conservatori e liberaldemocratici stanno recuperando votanti.

«Il Labour non  ha altra scelta – afferma la Fabian Society – deve raggiungere le persone in entrambi i campi. Proprio come per i democratici Usa, vincere nel voto popolare non è sufficiente. Per ottenere la maggioranza il Labour ha  bisogno di battere i conservatori con un margine superiore a quello che ha raggiunto nella sua clamorosa vittoria del 2001 e battere i Tories con oltre 3 milioni di voti in più.  Anche prima degli attuali  problemi del Labour, questo era improbabile. Attualmente è impensabile».

Ma il maggioritario secco britannico, insieme all’infernale riforma dei colleghi prposta dal governo, potrebbe trasformarsi in un butta sorpresa per i Conservatori: al Labuor Party basterebbe conquistare solo 30 seggi  in più, formando alleanze con gli altri partiti di centro-sinistra – per tornare a governare. «Un obiettivo molto più plausibile – spiega la Fabian –  Il Labour deve prepararsi a lavorare in partnership, in un’era politica quasi federale, multipartitica. I cambiamenti del confine delle circoscrizioni proposti sono per il Labour una distrazione  da altri problemi. E’ altrettanto difficile ottenere   la maggioranza  con i vecchi confini che con quelli nuovi proposti –  e in molti possibili scenari elettorali  la “penalità” dei  nuovi confini rappresenta solo una manciata di seggi».

Insomma, il Labour non dovrebbe fare lo sbaglio fatto dal Partito Democratico italiano e farebbe bene invece a pensare meno alle circoscrizioni elettorali e più a costruire alleanze ovunque per battere i Conservatori e realizzare un governo di centro-sinistra a guida laburista.

La prima risposta positiva al rapporto della Fabian Society è venuta dal  Jonathan Bartley, co-leader del Green Party  che ha avvertito:  «Se chi è di sinistra e di centro-sinistra non pensa di lavorare insieme strategicamente allora rischiamo di consegnare questo paese ad una generazione di governo conservatore. Per il bene del nostro Servizio sanitario nazionale, per il nostro stato sociale e il nostro ambiente abbiamo un disperato bisogno vedere come lavorare insieme per battere i Conservatori alle prossime elezioni ed è bello vedere che l’idea di una qualche forma di accordo progressista sta ha guadagnato così tanto terreno nelle recenti settimane».

Bartley ce l’ha con la destra laburista che fa ostruzionismo contro Corbyn e una possibile alleanza progressista contro i Conservatori e l’Ukip: «Anche quei deputati che si oppongono all’idea di lavorare insieme dovrebbero dare un’occhiata allo stato dei nostri servizi pubblici e alla vita di coloro che stanno lottando nelle comunità e chiedersi  se approvare questo concetto in una fase così precoce non  serva davvero al bene del nostro paese. Se 2016 ci ha insegnato qualcosa è che la vecchia politica sta morendo: cerchiamo di non mettere il futuro nelle mani dei reazionari rifiutandoci di lavorare insieme».

Il leader verde britannico fa una proposta: «Nessun singolo partito ha il monopolio della saggezza e l’obiettivo finale per ogni vero democratico deve essere quello che la Gran Bretagna diventi una democrazia fiorente, multipartitica, libera dalle catene di un sistema elettorale che chiude la gente fuori. Ecco perché un impegno per la riforma elettorale deve essere al centro del nostro lavoro insieme. Con il Green Party, lo Scottish national party, il Plaid Cymru (gli autonomisti/indipendentisti gallesi, ndr) e i Liberaldmocratici a favore di elezioni veramente rappresentative. E’ ora che il Labour dimostri che vogliono dare sul serio il controllo alle  persone sostenendo la riforma elettorale e avere una confronto aperto sul modo migliore per battere i conservatori. Il partito dei Verdi continuerà a resistere e a partecipare alle elezioni e farà una campagna sui molti temi che ci definiscono rispetto agli altri partiti. Ma siamo anche aperti a parlare con loro e disposti a prendere in considerazione di lavorare insieme con la sinistra per costruire una società più giusta e una vera democrazia. Cerchiamo di non perdere questa occasione per fare le cose in modo diverso e avere una confronto maturo su come proteggere al meglio le nostre comunità da una generazione di governo conservatore».