Piombino, Livorno, Massa e Carrara. Lungo il litorale abbondano ancora Sin e Sir

Solvay e GE, l’industria torna a guardare alla costa toscana: in arrivo 160 milioni di euro

Per competitività imprese e sviluppo sostenibile è ora necessario governare (anche) i flussi di materia

[28 luglio 2016]

mare costa toscana sostenibilità

Dopo anni di ebbrezza in cui a dominare era il sistema di pensiero secondo il quale la costa toscana avrebbe potuto (e dovuto) svilupparsi puntando sul solo settore del turismo, marcia adesso l’inversione di rotta: lo stabilimento Solvay di Rosignano promette investimenti per 140 milioni di euro, mentre il Nuovo Pignone ha richiesto la concessione per 20 anni di circa 200.000 mq di aree portuali a Piombino con un investimento da 20 milioni di euro. Numeri che servono come il pane all’area costiera, che – secondo l’Irpet – solo per colmare il gap con la Toscana centrale dovrebbe creare almeno 18mila posti di lavoro.

Più nel dettaglio, per quanto riguarda Nuovo Pignone Srl, società appartenente al gruppo General Electric e alla sua divisione Oil & Gas (che dispone già di oltre 100 ettari nell’area di Carrara Avenza) le aree portuali a Piombino sono richieste – dettagliano dalla Regione – per espletare operazioni di logistica industriale, quali assemblaggio, montaggio e collaudo di apparecchiature meccaniche, elettriche, strumentali alla fabbricazione di macchine rotanti (turbine a gas, compressori) e di soluzioni modulari per la compressione del gas e per la produzione di energia elettrica. Un investimento che potrà facilitare inoltre la crescita e lo sviluppo di realtà dall’alto profilo tecnologico ed il coinvolgimento delle imprese specializzate del territorio. Una testimonianza di come gli investimenti pubblici, quando ben indirizzati, garantiscono ritorni importanti: «La Regione – ha sottolineato infatti il presidente Enrico Rossi – ha sempre creduto nella qualità del lavoro locale, nella collaborazione con le istituzioni territoriali, nelle potenzialità di rilancio di Piombino e, quindi, ha investito molto sull’ammodernamento del porto (ovvero 114 milioni circa nell’accordo di programma del 2013) a cui poi si aggiungono ulteriori 70 milioni a supporto della reindustrializzazione con l’accordo di programma del 2014». Quanto previsto dall’Accordo di Programma del 12 agosto 2013 in termini di infrastrutture portuali è stato già interamente realizzato e consentirà, da un lato, di accogliere a breve le nuove attività di Ship Recycling (quindi demolizioni ma anche costruzioni e refitting) e, dall’altro, di completare le banchine finali in due fasi, entro l’inizio e la fine del 2018, al fine di poter insediare le attività previste da GE.

Per quanto guarda invece la realtà di Rosignano Solvay – dove ha sede l’unica sodiera attiva in Italia con 1500 posti di lavoro tra diretti, indiretti ed indotto – dalla Regione comunicano che il ministero per lo Sviluppo economico ha messo a punto un piano di transizione che consentirà al sito produttivo di affrontare una difficile fase congiunturale legata anche al superamento, previsto nel 2017, del sistema di incentivazione tariffaria dell’energia, il cosiddetto Cip6, e di allontanare così le ipotesi di trasferimento del sito stesso in un altro Paese. Un’ipotesi deleteria non soltanto per Rosignano.  La Solvay sforna  prodotti che alimentano intere filiere della chimica, del vetro e della componentistica auto. Senza di essi, precisano da Firenze, la competitività di circa un terzo dell’industria chimica italiana sarebbe penalizzata dovendo necessariamente importare i prodotti di base dall’estero con un relativo aggravio dei costi.

A fronte del piano di transizione garantito dal Mise (per il quale ancora non si conoscono costi e fonti di finanziamento), la Solvay e le imprese connesse hanno promesso «140 milioni di investimenti industriali a Rosignano. Chi riteneva che per questo territorio la prospettiva di deindustrializzazione fosse un destino ineluttabile – dichiara Rossi – deve ricredersi. Ora ci aspettiamo che il Gruppo Solvay confermi a breve le scelte di investimento».

Non sarà secondario verificare quali saranno le «nuove scelte strategiche di investimento e ammodernamento degli impianti» offerte da Solvay, come anche le altre realtà industriali. GE compresa, una multinazionale con innumerevoli competenze e interessi che spaziano fino alle energie rinnovabili, un settore però che purtroppo ad oggi non è stato affatto sviluppato in terra nostrana.

La splendida costa toscana è punteggiata di criticità ambientali, con i relativi impatti sulla salute. Tra Piombino, Livorno, Massa e Carrara i Siti di interesse nazionale e regionale non mancano, e richiedono importanti investimenti (con impianti dedicati, dove mancanti) per bonifiche che attendono da decenni. Al contempo, le imprese rimaste abbisognano di interventi per efficientare i propri processi produttivi, riducendo il consumo di risorse e l’impatto ambientale. Finora, le infrastrutture e l’approvvigionamento energetico sono state le tematiche dominanti. Per migliorare la competitività delle imprese insieme alla salute dell’ambiente e dei cittadini, è oggi urgente rivolgere l’attenzione anche all’altra gamba fondamentale della sostenibilità, quella delle bonifiche e del governo dei flussi di materia.