I più ottimisti sono i giovani, i laureati e cittadini con redditi più elevati

Sondaggio mondiale di fine anno: i soldi non fanno la felicità sociale (ma nemmeno la stabilità e la democrazia)

I Paesi poveri più ottimisti dei Paesi ricchi e l’Italia è pessimista sull’economia

[29 dicembre 2017]

La 41esima edizione del Sondaggio Mondiale di Fine Anno sulle previsioni, le aspettative e le speranze dei cittadini di 55 paesi di tutto il mondo  realizzato da Gallup International e Worldwide independent network of market research and opinion polls (Win) – per l’Italia da  Doxa – rivela che «a livello mondiale la felicità continua a dominare sul pessimismo. La maggioranza della popolazione è felice in tutti i 55 Paesi coinvolti nella ricerca, nonostante 32 Paesi siano pessimisti sulle loro prospettive economiche». Potrà sembrare strano (ma in realtà è una costante in sondaggi di questo tipo) ma i “ricchi” sono più pessimisti dei “poveri”, a cominciare dall’Europa, dove 19 Paesi su 27 sono pessimisti sull’andamento economico.

Secondo il sondaggio, il 59% della popolazione mondiale dichiara di essere felice della propria vita (in calo rispetto al 68% dell’anno scorso); il 28% è né felice né infelice e l’11% non è felice. Il dato italiano della felicità è de  50%, in rialzo del 4% rispetto al 2016.

A livello mondiale, l’indice “Net happiness”, dato dalla differenza tra le percentuali dei felici e quella degli infelici, è pari a 48%, più alto di quello dell’Italia che si ferma al 42%

I paesi più felici del mondo risultano essere le Isole Figi (net happiness 92%), un paradiso insulare che non è certo un esempio di democrazia, la Colombia  (87%) che ha appena firmato la pace con i guerriglieri delle Farc ma dove non mancano certo enormi problemi sociali e ambientali ancora aperti,  e le Filippine (84%) che vivono sotto la sferza autoritaria di Rofdrigo Duterte e fanno i conti con le guerriglie islamiche e comuniste, con la povertà e con i tifoni e i cambiamenti climatici devastanti. A seguire ci sono Paesi non sempre democratici e a volte con economie instabili: Messico (+82%), Vietnam (+77%), Kazakistan (+74%), Papua Nuova Guinea (+74%), Indonesia (+68%), Argentina (+64%) ed Olanda e India (+64%).  Chiude la classifica della felicità l’Iran insieme ad Iraq (ultimo nel 2016) e all’Ucraina devastata dalla guerra civile, dalla corruzione e dalla crisi economica.

Un’altra sorpresa viene dalla classifica sull’ottimismo per l’economia: primi si piazzano i nigeriani (+59% di “net economic optimism”), nonostante il conflitto con Boko Haram e un’economia petrolifera in crisi, seguiti dai vietnamiti (+55%), ai quali evidentemente non dispiace il liberismo di Stato del Partito comunista,  e indonesiani (+53%), alle prese con i problemi ambientali e sociali di uno sviluppo ineguale. La top ten dei più ottimisti per le prospettive economiche del loro Paese è completata da, India (+46%), Filippine (+32%), Albania (+31%), Bangladesh (+30%), Isole Fiji (+27%), Kosovo (+25%) e Pakistan (+20%),  non proprio economie floride anche se in crescita. I più pessimisti per l’economia del loro Paese siamo noi italiani insieme a  greci e turchi.

Fortunatamente ci sono anche cose che non cambiano: a livello mondiale i giovani under 35 -. la generazione precaria – sono mediamente il 15% più felici degli over 55 – la generazione del rancore.

Anche chi è più istruito è più ottimista: i laureati sono il 13% più felici di chi ha livello d’istruzione base (scuola primaria).

Se dai Paesi si passa alle persone il rapporto ricchi poveri si rovescia: «a livello di reddito, è risultato che il primo quintile di ogni Paese è mediamente 32% più felice dell’ultimo quintile», si legge nel Sondaggio Mondiale di Fine Anno.

Insomma, i soldi fanno la felicità personale, non quella sociale, e i più felici sono i giovani, i laureati e i cittadini con redditi più elevati, dati comuni a tutti i Paesi, come se la felicità fosse più legata a questi fattori, a prescindere dal Paese in cui si vive.

La Doxa entra un po’ più nel dettaglio dei dati rilevati in Italia: «La percentuale di coloro che si aspettano un anno migliore è stabile rispetto al 2016 (15%), con valori leggermente più elevati nella fascia d’età 35-44 anni. Resta negativo il quadro relativo alle prospettive sull’economia: coloro che si aspettano un anno di prosperità economica sono in linea col 2016 (9%), ma sono in leggero aumento (da 57% a 59%) coloro che prevedono un anno di difficoltà economica».

Vilma Scarpino, Amministratore Delegato di Doxa e Presidente di Win, conclude: «Nonostante il rialzo delle aspettative negative per l’anno che verrà in termini di prosperità economica sia per il Paese che a livello personale, l’Italia si conferma un Paese di persone tendenzialmente felici, un dato in lieve aumento rispetto al 2016. Nel confronto con gli altri Paesi dell’area europea, l’Italia si colloca a metà classifica, con un indice di Happiness di +42, vicino a Francia (+43) e UK (+42) e davanti alla Germania (+38). Se consideriamo l’Europa nel suo insieme, vediamo però che i suoi cittadini sono tendenzialmente meno felici dei cittadini di tutte le altre regioni del mondo, eccetto il Medio Oriente».