Il Distretto tecnologico regionale chiama a raccolta tutti i soggetti e operatori interessati

Sostenibilità a tutto (bio)gas: come promuovere una filiera del Gnl sul territorio

Il biometano potrebbe offrire 8,5 miliardi di metri cubi di combustibile e 12mila posti di lavoro in Italia al 2030: una volta liquefatto le potenzialità si moltiplicano, per trasporti e aree remote

[4 aprile 2017]

Nella presidenza della Regione Toscana si sono riuniti nei giorni scorsi oltre 50 soggetti – tra imprese, ricercatori ed enti pubblici – per indagare le potenzialità del Gnl (gas naturale liquefatto) sul territorio. L’incontro, organizzato dal Distretto tecnologico regionale energia ed economia verde (Dte) attraverso il gestore CoSviG, ha affrontato l’argomento in tutte le sue declinazioni: dalle varie fasi della filiera di produzione, fornitura e consumo, sino alla pianificazione energetica.

Ne è emerso un quadro denso di potenzialità, che attendono di essere valorizzate per dare spazio a una filiera industriale sostenibile sul territorio, capace di dare lavoro e migliorare le performance ambientali della Toscana sotto molteplici aspetti.

Alla base di tale filiera vi è il gas metano: opportunamente liquefatto, refrigerato e condensato, diviene Gnl. Ovvero un combustibile dagli impatti ambientali ridotti e assai meno soggetto a oscillazioni di mercato rispetto a quanto accade coi suoi cugini fossili, ovvero petrolio e derivati.

Dal punto di vista della sostenibilità ambientale una partita fondamentale si gioca sul terreno del biometano. È oggi infatti possibile estrarre gas non solo dai giacimenti sotterranei, ma anche in quelli “nascosti” nei residui colturali, zootecnici ed agroindustriali, nei fanghi di depurazione delle acque reflue e nelle discariche, dando vita a una virtuosa economia circolare. Secondo i dati recentemente diffusi dalla Piattaforma biometano, il potenziale producibile a livello nazionale al 2030 potrebbe raggiungere 12mila nuovi posti di lavoro (solo nel settore del trattamento rifiuti, gestione discariche e il ciclo degli impianti agro industrial) e la produzione di 8,5 miliardi di metri cubi (di cui 0,5 da rifiuti, escluso il potenziale da discarica difficile da stimare, e il resto da agricoltura): un valore di assoluto rilievo, pari a circa il 13% del fabbisogno nazionale e oltre quattro volte la quantità di gas estratta nelle piattaforme oggetto del referendum tenutosi lo scorso anno.

Questo gas, una volta trasformato in Gnl potrebbe incrementare ulteriormente le proprie potenzialità. Con una densità energetica raddoppiata sarebbe più semplice e proficuo il suo stoccaggio e trasporto, anche in aree remote; inoltre, il suo impiego spazierebbe dalla produzione di elettricità a quella di combustibile (più pulito rispetto a benzina e diesel nel caso di gas tradizionale, vera e propria fonte rinnovabile nel caso del biogas) per i trasporti, su strada e marittimi.

Ad oggi in Toscana i biodigestori da biomasse agricole e zootecniche contano una potenza installata di circa 30 Mwe, ma sono destinati a crescere in modo robusto: basti pensare ai digestori anaerobici che Rea Impianti e Geofor hanno in programma di realizzare rispettivamente nell’area di Rosignano e in quella di Pontedera, utili a gestire in modo sostenibile i rifiuti prodotti sul territorio. Anche per questo, la Toscana presenta un contesto particolarmente utile per la realizzazione di una filiera Gnl.

«Per quanto riguarda la Toscana – evidenziano dal Distretto tecnologico regionale – è stato rilevato come la presenza di alcune condizioni preesistenti (infrastrutture energetiche costiere, aree portuali ed operatori economici interessati e in parte già attivi sul tema, impianti di produzione di biogas presenti, competenza di alto profilo nella ricerca) potrebbe rappresentate un elemento di facilitazione alo sviluppo di una filiera anche regionale del Gnl, soprattutto con una componente di origine non fossile». In concreto, lo sviluppo di tale filiera potrebbe prevedere «la realizzazione di molti piccoli impianti di liquefazione al fine di consentire il trasporto nelle zone non servite e sulle lunghe distanze senza necessariamente ricorrere ai metanodotti. Non va dimenticato che, nella visione d’insieme, oltre ai mezzi terrestri e marittimi, in grado di trasportare il Gnl, anche le aree portuali potrebbero essere sede di impianti per la liquefazione, rigassificazione, carico e scarico del gas liquefatto, nonché di depositi costieri per la distribuzione. Un quadro che nel suo complesso – chiosano dal Dte – non necessita di grandi investimenti, ma che risente di un mercato ancora in fase iniziale di sviluppo, sia a livello nazionale che regionale». Una delle opportunità di sviluppo prese in esame, ad esempio, è la «creazione di un’area Seca – Sulphur emission control area nel Mediterraneo», ovvero un’area di mare all’interno delle quali sono stabilite rigide regole di rispetto della quantità alcune sostanze per ridurre l’inquinamento causato dal traffico marittimo.

Che cos’è dunque necessario fare per promuovere lo sviluppo concreto di una filiera Gnl, in Toscana e non? «La mancata regolazione del settore, la carenza di una specifica politica energetica, ambientale ed industriale fanno sì che il settore, nonostante la filiera tecnologica, le grandi aspettative da parte degli operatori e il quadro tariffario favorevole, non riesca a esprimere compiutamente tutto il proprio potenziale di sviluppo – evidenziano dal Dte – Ed è proprio su questo ultimo elemento che si sono concentrati i relatori nelle conclusioni del seminario, trovandosi unanimi nel richiedere a gran voce la promozione di una vera e propria “Filiera Gnl” che consenta di direzionare e ottimizzare le opportunità offerte dall’Ue e dal Governo, coinvolgendo anche le Pmi maggiormente interessate dalla realizzazione degli impianti di liquefazione sul territorio».

Imprese ai cui contributi il Distretto tecnologico regionale si dichiara aperto: i soggetti e gli operatori del settore interessati a qualsiasi titolo al progetto possono richiedere maggiori informazioni scrivendo a info@cosvig.it