Dal progetto Vele spiegate un caso-scuola di citizen science, con 200 volontari

Spazzatura in paradiso: 40 spiagge dell’Arcipelago toscano ripulite da 700 kg di rifiuti (FOTOGALLERY)

I principali responsabili? Cattiva gestione dei rifiuti urbani da parte dei Comuni, mancata depurazione e inciviltà dei cittadini

[29 settembre 2017]

Durante la pulizia di 40 spiagge dell’Arcipelago toscano il progetto Vele spiegate – che abbiamo documentato su queste pagine durante tutto l’arco del suo svolgimento da luglio ad agosto 2017 – ha raccolto non solo 700 chili di rifiuti, ma anche una marea di dati per tastare il polso a tratti di costa di una bellezza mozzafiato. La spazzatura arriva però anche in paradiso: sono state monitorate 22 spiagge dell’Arcipelago, registrando una media di 258 rifiuti ogni 25 metri di spiaggia. In pratica quattro rifiuti per ogni passo sulla sabbia e la ghiaia, che aumentano drasticamente nelle spiagge che punteggiano il lato est dell’Isola d’Elba, quello che guarda la costa del Continente. Qui la media dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge è di 425 ogni 25 metri, quasi il doppio.

I risultati del progetto Vele spiegate sono stati portati oggi alla pubblica attenzione durante una conferenza stampa svoltasi a Firenze, alla quale hanno preso parte Stefano Ciafani, direttore generale Legambiente; Umberto Mazzantini, Parco nazionale Arcipelago toscano; Simona Sabbioni, Diversamente marinai; Regione Toscana e Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana.

«I dati elaborati con Vele Spiegate ci consegnano una fotografia preoccupante della situazione, soprattutto perché ci troviamo nella prima area protetta al mondo dedicata alla protezione dei mammiferi marini – spiega  Ferruzza – L’inquinamento marino, infatti, non risparmia neanche il cuore del Santuario dei cetacei, un’area naturalistica di pregio assoluto. Una nuova cultura sui flussi di materia e sui rifiuti è ormai ineludibile. Dobbiamo incrementare le campagne d’informazione e sensibilizzazione, potenziare le politiche di prevenzione e ricerca, per raccogliere compiutamente la sfida dell’economia circolare».

Un cerchio che ancora non si chiude, e inquina anche le più belle spiagge toscane. I principali responsabili la cattiva gestione dei rifiuti urbani da parte dei Comuni (fattore dal quale si stima dipenda il 29% dei rifiuti trovati in spiaggia), la mancata depurazione (7%, con un ruolo preponderante esercitato della cattiva abitudine dei cittadini di smaltire nel wc i cotton fioc) e infine le attività produttive di pesca e acquacoltura (4%).

Per quanto riguarda la natura dei rifiuti rilevati, il 47% è costituito da packaging di plastica usa e getta. I rifiuti plastici la fanno da padrona sia sulle spiagge (72%) sia in mare (96%), mentre si segnala la preoccupante presenza di frammenti di paraffina – che rappresentano un rifiuto su dieci –, riconducibili allo sversamento che alla fine dello scorso mese di giugno ha interessato l’Arcipelago Toscano e le coste toscane e liguri con la dispersione in mare e il conseguente spiaggiamento di grumi di materiale schiumoso.

«Ridurre nei prossimi anni il problema dei rifiuti in mare non è una sfida impossibile – spiega Stefano Ciafani, che lo scorso giugno ha partecipato  alla Conferenza Onu sugli oceani a New York – ma va affrontata con determinazione, anche perché il marine litter sta assumendo proporzioni sempre più allarmanti.  Servono politiche integrate tra i vari Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. L’Italia ha fatto da apripista in Europa per la messa al bando dei sacchetti di plastica, ora però al Senato chiediamo di approvare definitivamente il disegno di legge che vieta l’uso delle microplastiche nei prodotti cosmetici».

La complessità del fenomeno impone però un approccio olistico. Come sottolineano ad esempio le stesse Nazioni Unite, il bando dei sacchetti serve a poco in quei casi in cui all’abbandono delle buste in plastica tradizionale si sostituisce l’abbandono di quelle biodegradabili; se è vero che quest’ultime esauriscono il loro impatto negativo sull’ambiente molto prima delle loro cugine fossili, la percezione della loro “sostenibilità” potrebbe arrivare a deresponsabilizzare i cittadini e accrescere – anziché debellare – il problema. Occorre dunque agire più in profondità, dotando il territorio degli impianti necessari alla depurazione e alla corretta gestione dei rifiuti, incoraggiando nel mentre i cittadini ad abbandonare comportamenti incivili. Un’opera di sensibilizzazione che Legambiente non soltanto invoca, ma pratica in prima persona.

Oltre a rappresentare la più grande campagna di pulizia delle spiagge mai effettuata da volontari nell’Arcipelago toscano, Vele spiegate incarna un valore aggiunto di sostenibilità sociale grazie alla partecipazione di oltre duecento volontari e al lavoro spalla a spalla con l’associazione Diversamente marinai, l’unica realtà a livello nazionale a formare equipaggi misti composti da istruttori disabili e normodotati. «Il successo di Vele Spiegate, per Diversamente Marinai – spiega Luca Agujari – non sta soltanto nei risultati scientifici raggiunti, negli obiettivi di monitoraggio e citizen science, nella riduzione radicale dei consumi che la vita di bordo comporta, ma è stato un successo determinato dall’aver sperimentato un micro modello di società in cui l’integrazione è possibile ed è tanto più efficace quanto migliori sono gli obiettivi di miglioramento collettivo che essa si pone».