Stabilità climatica, i giganti della finanza possono svolgere un ruolo chiave

Una manciata di investitori internazionali influenzano la stabilità di alcune delle foreste più grandi del mondo e quindi il clima globale

[8 novembre 2018]

«Le istituzioni finanziarie, come le banche e i fondi pensione, possono svolgere un ruolo chiave negli sforzi per evitare pericolosi cambiamenti climatici. E non si tratta solo di reindirizzare gli investimenti nelle energie rinnovabili e nel businesses low.carbon, ma anche di rafforzare la resilienza e la stabilità dell’Amazzonia brasiliana e delle foreste boreali in Russia e Canada, due noti “‘tipping elements” nel sistema Terra. Questi tipping elements sono stati definiti anche “Giganti dormienti”, perché una volta “risvegliati” possono avere impatti fondamentali sul clima globale, diventando emettitori di biossido di carbonio su larga scala, invece di immagazzinare carbonio nel suolo e nella vegetazione».

E’ quanto emerge dal nuovo studio “Finance and the Earth system – Exploring the links between financial actors and non-linear changes in the climate system”, pubblicato su Global Environmental Change da un team di ricercatori condotto da un team di ricercatori svedesi, australiani e olandesi,

Il principale autore dello studio, Victor Galaz, vicedirettore dello Stockholm Resilience Center dell’università di Stoccolma, spiega che «Contrariamente agli approcci standard nella finanza verde, abbiamo elaborato i modi in cui i players finanziari sono collegati ad attività economiche che modificano grandi ecosistemi di importanza fondamentale per stabilizzare il clima del pianeta».

Un’altra autrice dello studio, la direttrice esecutiva del Global Economic Dynamics e Biosphere (GEDB) della Royal Swedish Academy of Sciences, Beatrice Crona, aggiunge: «La nostra ricerca ci consente di identificare un piccolo gruppo di players finanziari internazionali che possono influenzare la stabilità del clima attraverso la proprietà di stock nei settori economici che modificano sia la foresta pluviale amazzonica che le foreste boreali».

Lo studio esamina come i “Giganti finanziari” e gli incentivi e disincentivi attualmente influenzino il loro potenziale di sostenere o indebolire la stabilità climatica.

Un co-autore, Will Steffen dell’università australiana di Canberra, evidenzia che «Lo studio è il primo del suo genere che collega i dati sugli investitori globali e la scienza  tipping elements  nel sistema terrestre»,

Negli ultimi decenni, gli scienziati hanno iniziato a usare i termini tipping elements o “Giganti addormentati” per descrivere un numero limitato di biomi e processi sul nostro pianeta che sono eccezionalmente importanti per mantenere la stabilità globale del clima. «Questi biomi e processi possono cambiare rapidamente quando le pressioni umane raggiungono un livello critico – dicono allo Stockholm Resilience Centre –  Il nuovo studio rende espliciti i legami tra proprietà azionaria, investitori istituzionali globali e due di questi elementi di punta: la foresta pluviale amazzonica e le foreste boreali della Russia e del Canada».

Galaz spiega ancora: «Ci siamo concentrate su queste aree boschive perché rappresentano tipping elements che sono altamente vulnerabili ai cambiamenti repentini nei prossimi decenni e nei quali il settore finanziario svolge un ruolo cruciale».

Questo implica che il sistema finanziario può fornire una leva importante per contribuire a garantire la stabilità a breve e lungo termine di questi tipping elements. Lo studio conclude che «La foresta pluviale amazzonica, le foreste boreali e altri tipping elements sono ora rischi sistemici per il sistema finanziario globale. Se le dinamiche interne di queste grandi regioni cambiano, portando all’emissione di grandi quantità di carbonio nell’atmosfera dal suolo e dalla vegetazione, la stabilizzazione del clima in futuro diventerà molto più difficile, influenzando a sua volta la stabilità finanziaria».

Lo studio dimostra che «gli investimenti finanziari stanno già contribuendo alle attività economiche che stanno spingendo alcuni “Giganti dormienti” verso i loro punti critici». E fa l’esempio degli investitori forniscono capitali o azioni a società che producono soia, carne bovina, legname e altri prodotti che richiedono deforestazione e degrado forestale estesi».

I ricercatori hanno scoperto che un pugno di azionisti possiede quote sostanziose delle più grandi companies nei settori più significativi: «Le partecipazioni totali di questi investitori superano la soglia del 10% in tre delle otto companies dell’Amazzonia, cinque su sedici nelle foreste boreali canadesi e tre su cinque nelle foreste boreali russe».

Gli autori dello studio chiamano questi investitori istituzionali di portata globale “Giganti finanziari”, «Perché hanno il grande ma non realizzato potere di influenzare la capacità di resilienza di molti dei “Giganti dormienti” del pianeta».

Un altro autore dello studio, Bert Scholtens dell’università olandese di Groningen, fa notare che «Gli investitori hanno a loro disposizione diversi mezzi per influenzare le companies nel loro portafoglio: possono richiedere obiettivi espliciti per quanto riguarda il rimboschimento e il ripristino, oltre a proteggere e migliorare la biodiversità, e possono anche minacciare credibilmente di disinvestire dalle companies in caso interessi e obiettivi fossero troppo distanti e, accanto al danno alla reputazione, ciò potrebbe influire sul costo del capitale netto per le imprese disinvestite».

Lo studio conclude sottolineando che «La finanza non può essere considerata la sola responsabile di una transizione verso la sostenibilità climatica, ma il settore svolge un ruolo fondamentale. Una leadership più responsabile potrebbe contribuire significativamente a una migliore gestione di queste grandi foreste, e quindi contribuire alla stabilità climatica».