Sui rifiuti Roma predica bene ma razzola male (e resta senza impianti)

Legambiente: «Il Comune, irresponsabilmente, non vuole discariche e inceneritori ma continua a mandare tutto in questo tipo di impianti». Fuori dai propri confini

[8 agosto 2018]

«A Roma ci si riempie la bocca di annunci rifiuti zero ma se vuol dire che la monnezza raccolta va esclusivamente fuori dal Gra (Grande raccordo anulare, ndr), contrasteremo con forza una strategia irresponsabile sia verso i cittadini della capitale continuamente piena di rifiuti non raccolti sia verso i cittadini del Lazio, che continuano a rischiare di ricevere nei propri territori la monnezza romana».

È un attacco frontale quello diretto da Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, verso l’Amministrazione guidata dalla sindaca M5S Virginia Raggi, che nella primavera 2017 ufficializzava l’inizio del proprio «percorso verso rifiuti zero»; da allora i fatti mostrano però che Roma continua a produrre circa 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti urbani all’anno, spediti in larga parte fuori dai confini della capitale e anche di quelli regionali a causa di una carenza cronica degli impianti necessari per gestirli secondo logica di prossimità e sostenibilità. E adesso mentre – sottolinea Legambiente – le strade della Capitale sono piene di rifiuti (tanto da attirare sempre più cinghiali in città), i Tmb stracolmi e il ciclo virtuoso dei rifiuti non esiste ancora, Ama chiede la riaccensione dell’inceneritore di Colleferro per smaltire la monnezza romana.

«Il Campidoglio parla bene – rincara Scacchi – dicendosi per la strategia Rifiuti zero e contro inceneritori e discariche con tutto quello che la sindaca Raggi e l’assessore Montanari hanno dichiarato in questi anni, ma con gli atti concreti fa l’esatto contrario. E ora chiede di riaccendere linee di incenerimento a dispetto di comunità intere in rivolta contro questa evenienza, compreso un presidio di associazioni e cittadini che da oltre un anno monitora è ferma i mezzi che arrivano a Colleferro per dar vita al revamping dei termovalozzatori».

Anche gli impianti per il recupero di energia da rifiuti – come i termovalorizzatori – rientrano nella logica di una corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti (articolato nell’ordine da prevenzione, riuso, recupero di materia, recupero di energia, smaltimento), ma osteggiarne la realizzazione all’interno del territorio posto sotto la propria amministrazione solo per spedire altrove la spazzatura sembra rispondere più a logiche Nimby che a quelle di sostenibilità.

Ma di quali impianti avrebbe bisogno la Capitale per gestire i rifiuti urbani prodotti dai propri cittadini? Secondo l’ultima analisi elaborata nel merito da Was – Waste strategy di Althesys, uno dei think tank di riferimento in Italia per l’industria dei rifiuti, a Roma «servono impianti sia per l’organico (compostaggio e digestione anaerobica con produzione di biogas-biometano), sia per l’indifferenziato (termovalorizzatore). Finora a Roma è mancata una gestione industriale, e siamo al paradosso che un incremento della raccolta differenziata aggraverebbe ulteriormente la situazione in assenza di investimenti in nuova capacità».

L. A.