Disuguaglianze e degrado degli ecosistemi terrestri i punti più critici

Sviluppo sostenibile, di questo passo l’Ue non sarà in grado di raggiungere gli Obiettivi Onu

ASviS: «Segni di miglioramento solo per otto Obiettivi su 17» con orizzonte 2030. E l’Italia fa ancora peggio rispetto alla media europea

[3 agosto 2018]

L’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), che con i suoi oltre 200 aderenti è la più grande rete di organizzazioni della società civile mai creata in Italia – ed è stata ricevuta ieri dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per parlare dei risultati ottenuti durante questi anni d’intensa attività dell’organizzazione – ha elaborato il rapporto: Monitoring the SDGs at EU level with composite indicators. Si tratta del primo tentativo a livello internazionale di elaborare un set di indicatori compositi in grado di sintetizzare la posizione di ciascuno dei 28 Stati membri dell’Ue rispetto al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu.

Sono 193 i Paesi nel mondo che si sono ufficialmente impegnati a raggiungerli, compresi quelli Ue naturalmente. Ad oggi il risultato però è che l’Unione europea, pur essendo l’area del mondo più avanzata rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile, mostra «segni di miglioramento rispetto al 2010 solo per otto Obiettivi su 17 e, di questo passo – spiega l’ASviS – non sarà in grado di garantirne il raggiungimento entro il 2030, come concordato in sede Onu nel 2015».

«Per accelerare il passo, specialmente per ridurre le disuguaglianze e fermare il degrado degli ecosistemi terrestri, serve che l’Unione europea ponga l’Agenda 2030 al centro di tutte le politiche economiche, sociali e ambientali», spiega il portavoce dell’ASviS, Enrico Giovannini.

Scendendo nel dettagli, l’analisi condotta mostra infatti nell’Unione europea segni di miglioramento rispetto al 2010 solo per otto indicatori su 17, ovvero in meno della metà dei casi: salute, educazione, uguaglianza di genere, sistema energetico, innovazione, condizioni delle città, modelli sostenibili di produzione e di consumo, lotta al cambiamento climatico. Per due indicatori la situazione peggiora sensibilmente (disuguaglianze ed ecosistema terrestre), mentre per cinque (povertà, alimentazione e agricoltura sostenibile, condizione economica e occupazionale, qualità della governance e cooperazione internazionale) la situazione appare sostanzialmente invariata. Per i due indicatori rimanenti  (acqua pulita e servici igienico sanitari da una parte, vita sott’acqua dall’altra) non è stato neanche possibile elaborare un indicatore composito a causa della scarsità di dati o dell’assenza, all’interno del database Eurostat, di indicatori statisticamente significativi rispetto ai target dell’Agenda 2030.

È evidente che serve cambiare passo, e anche rapidamente. «Per questo sarà cruciale la proposta che la Commissione europea si è impegnata a presentare entro la fine dell’anno – sottolinea il presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini – D’altra parte, anche in vista delle prossime elezioni europee, ci aspettiamo che tutte le forze politiche avanzino proposte concrete per migliorare le condizioni di vita dei cittadini europei e la situazione dei nostri ecosistemi».

Anche i politici italiani conoscono bene quest’urgenza. Prima delle elezioni politiche del 4 marzo l’ASviS ha incontrato tutti i principali leader in corsa per il Parlamento, compresi i due attuali vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Già allora era chiaro – proprio grazie a un altro rapporto ASviS – quanto l’Italia fosse «ancora molto distante da una condizione di sostenibilità economica, sociale, ambientale e istituzionale», tanto da risultare quartultima in Europa nei progressi volti al raggiungimento degli Obiettivi Onu. E da allora non è cambiato granché.