Sviluppo sostenibile: sfruttare l’enorme potenziale dei giovani africani e dell’innovazione

Chi continua a scandire il consunto slogan “aiutiamoli a casa loro” farebbe bene a partire da questi dati reali

[21 agosto 2018]

Si conclude oggi a Kigali, la capitale del Rwanda, la Confereza internazionale “Youth Employment in Agriculture as a Solid Solution to ending Hunger and Poverty in Africa – Engaging through Information and Communication Technologies (ICTs) and Entrepreneurship” che parte da una constatazione: «L’Africa conta 1,2 miliardi di abitanti, più del 60% dei quali hanno meno di 25 anni, Però, la  creazione di posti di lavoro è attualmente molto limitata nelle zone rurali  ldovde abita la maggioranza della popolazione e c’è un’incertezza crescente riguardo alla capacità del continente di sfruttare questa risorsa. Per trarre dei vantaggi da questa giovane popolazione, ogni anno dovranno essere creati decine di migliaia di posti di lavoro nelle zone rurali dell’Africa. Visto che in Africa l’agricoltura è il motore essenziale dello sviluppo economico e un settore che offre grandi possibilità per i giovani, sfruttare le opportunità offerte dall’imprenditoria e dalle innovazioni dell’agro-industria, comprese le innovazioni nel settore delle TIC, lungo tutta la catena del valore, dovrebbe contribuire a migliorare l’immagine del settore agricolo, aumentare la produttività e i benefici prodotti dagli investimenti e offrire nuove possibilità di lavoro e allo stesso tempo attrarre più giovani»

Intervenendo alla conferenza, il direttore generale della Fao José Graziano da Silva ha sottolineato che «La gioventù africana è essenziale per arrivare allo sviluppo sostenibile del continente, ma sfruttare questo potenziale richiede la creazione di più posti di lavoro per loro, anche nel settore agricolo in crescita, Dobbiamo fare del nostro meglio per rendere l’agricoltura più attraente per i giovani. Devono vedere l’agricoltura come un settore remunerativo o e redditizio e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) svolgono un ruolo importante in questa direzione».

Da Silva ha ricordato che «Nei prossimi anni, La domanda alimentare dell’Africa dovrebbe aumentare di oltre il 50% a causa della crescita della popolazione, della rapida urbanizzazione e dei cambiamenti nella dieta. anche i redditi familiari dovrebbero aumentare. La Banca Mondiale si aspetta che entro il 2030 le agro-industrie africane generino un mercato del valore di un trilione di dollari. Il settore agricolo ha un potenziale inutilizzato e non sfruttato per affrontare il problema della disoccupazione giovanile, ma è anche noto che i giovani che cercano mezzi di sussistenza decenti nel settore agricolo devono affrontare molti vincoli. I giovani vengano assunti ad hoc o SU BASE stagionale, con accesso limitato all’istruzione e alla formazione, ma anche a finanziamenti, informazioni e mercati, e partecipano molto poco processo decisionale. Questi vincoli diventano un problema fondamentale che impedisce ai giovani anchre di avviare In proprio business  agricoli, spingendoli così a migrare». Chi proclama di voler lottare contro l’emigrazione o continua a scandire il consunto slogan “aiutiamoli a casa loro” farebbe bene a partire da questi dati reali, invece di inventarsi la favola nera dei giovani africani alla ricerca della “pacchia” in Europa.

Come ha sottolineato da Silva, «Nei prossimi anni, le attività agricole e i posti di lavoro in generale richiederanno sempre più competenze digitali. Le cooperative e altre forme di associazioni sono il modo migliore per aiutare i contadini e i giovani professionisti con a tecnologia, l’accesso alle tecnologie moderne e aiutarli a sviluppare le loro capacità. E’ necessario pensare oltre i posti di lavoro agricoli ed esplorare opportunità di lavoro lungo la filiera agroalimentare. Anche l’aumento della domanda di prodotti di alto valore nelle aree urbane offre molte opportunità di lavoro nel settore della trasformazione alimentare, della distribuzione e della vendita».

Ma la trasformazione alimentare dei prodotti agricoli in Africa è spesso nelle mani di imprese europee, cinesi, indiane e statunitensi e per questo il segretario generale della Fao evidenzia che «E’ necessario un nuovo tipo di trasformazione rurale, che implica che le aree rurali siano dotate di servizi di base come istruzione, sanità, elettricità, accesso a Internet, ecc. Questi servizi rappresentano un’altra importante fonte di occupazione, soprattutto per le donne e i giovani, La Fao continuerà a rafforzare le sue attività per aiutare i paesi a realizzare il pieno potenziale dell’agricoltura e dei sistemi alimentari e creare più opportunità di lavoro per i giovani. In particolare, la Fao può aiutare i Paesi a sviluppare e implementare quadri e servizi legali e normativi che faciliteranno l’integrazione dei giovani. L’Agenzia lavorerà anche per organizzare corsi di formazione incentrati sui giovani su finanza, sviluppo e gestione del business e soluzioni finanziarie digitali».

Ma è chiaro che la Fao da sola non potrà affrontare l’ondata crescente della disoccupazione giovanile in Africa e che la soluzione per dare lavoro, benessere e futuro ai giovani africani è la fuoriuscita dal modello neocolonialista di rapina delle risorse e sfruttamento della manodopera che arricchisce l’Occidente e crea, con le sue intollerabili ingiustizie, quelle guerre e quella povertà che spingono i giovani africani da terre depredate nelle quali non intravedono futuro, Un cambio di paradigma ed economia globale che ci costringerebbe però a rivedere le basi stesse della globalizzazione capitalista della quale ci lamentiamo. per poi starci comodamente seduti in groppa, magari chiedendo che però i giovani se ne restino in Africa senza prospettive di lavoro e sviluppo.  Ma, come ci insegnano i nostri giovani che emigrano in massa all’estero, le ragazze e i ragazzi del mondo (come i milioni di emigrati italiani “rurali” dell’800 e del ‘900) hanno un “difetto”: vanno in cerca del loro futuro se non lo trovano dove sono nati.