Svimez: nel 2015 si ferma il crollo del Sud Italia, per ripartire bonifiche e geotermia

Quella geotermica una risorsa «incredibilmente sottovalutata». A Napoli potrebbe mobilitare un volume d’affari da 2,44 miliardi di euro

[27 ottobre 2015]

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Dopo troppi anni di caduta verticale continua, l’Italia del Sud quest’anno riuscirà per la prima volta a frenare la corsa al ribasso nell’andamento del Pil. Secondo i dati raccolti dal nuovo Rapporto 2015 sull’economia del Mezzogiorno, prodotto dalla Svimez e presentato oggi alla Camera, «nel 2015 il Pil italiano dovrebbe crescere dello 0,8%, quale risultato del +1% del Centro-Nord e del timidissimo +0,1% del Sud». Se le previsioni saranno confermate, sarà un segnale importante ma certo non risolutivo. In ballo c’è la «prima variazione positiva di prodotto del Sud da sette anni a questa parte», che arriva però dopo un crollo rispetto al 2008 del 13%, circa il doppio del pur critico -7,4% del Pil registrato nel Centro-nord.

Sono stati anni in cui il Sud ha visto precipitare posti di lavoro, disuguaglianze, anche nascite. Per il terzo anno consecutivo, nel 2014 il Mezzogiorno ha visto aggiungersi più morti che nuovi nati. Ma a scivolare con forza verso il basso sono stati soprattutto gli investimenti: «Dal 2008 al 2014 – ricorda la Svimez – il settore manifatturiero al Sud ha perso il 34,8% del proprio prodotto, e ha più che dimezzato gli investimenti (-59,3%)».

Se il 2015 potrà davvero rappresentare una prima inversione di tendenza, sull’onda della ripresa che sta caratterizzando (spesso con maggior forza che in Italia) l’intera zona euro, è questo il momento più propizio per riconoscere «il fallimento delle politiche di austerità che hanno contribuito all’aumento delle disparità tra aree forti e aree deboli dell’Ue», e «mettere in campo, con una forte positiva discontinuità rispetto al passato – sottolinea il direttore Svimez, Riccardo Padovani – una strategia nazionale di sviluppo, all’altezza delle grandi sfide economiche e sociali che abbiamo di fronte. Una strategia che ponga al centro il Mezzogiorno».

Le proposte elaborate dall’associazione sono corpose quanto numerose, e le politiche ambientali risultano una carta preziosa da giocare nella partita dello sviluppo. Un punto centrale per la Svimez è quello di potenziare la logistica in modo da «cogliere le opportunità offerte dalla prospettata nuova centralità del Mediterraneo nei traffici commerciali mondiali», e questo significa passare anche dalla «rigenerazione delle aree retroportuali, attraverso tre tipologie di intervento: bonifica dei suoli, utilizzo di cassaintegrati del settore edile per gli interventi di recupero delle zone, trasformazione delle aree dismesse in retroporti fornitori di servizi logistici in stretto contatto con il rinnovato tessuto economico e imprenditoriale adiacente».

Centralità alle bonifiche dunque, ma nel nuovo rapporto la Svimez individua in particolare nelle energie rinnovabili una leva di sviluppo (sostenibile) per il Sud. Già oggi nel Mezzogiorno si concentra il 53% della potenza istallata in solare, eolico (che qui arriva al 96,7% della potenza installata in Italia) e bioenergie, mentre si registra un rapporto di forze inverso per quanto riguarda idroelettrico e geotermia: in questo caso rispettivamente l’84% e il 100% della potenza è installata al Centro-nord.

Eppure, il potenziale geotermico del Mezzogiorno è di tutto rispetto: «Si ritiene che anche lo sviluppo dell’energia geotermica, in Italia incredibilmente sottovalutata – sottolinea la Svimez – possa offrire importanti possibilità di sviluppo per il Sud e per il nostro Paese. È proprio nelle regioni del Mezzogiorno, oltre che in Toscana e nel Lazio, che sono, infatti, presenti le aree italiane con la maggiore quantità e disponibilità di ricchezza geotermica, anche a basse profondità, localizzate lungo il Tirreno meridionale, in Campania, per il suo intenso vulcanismo, in Sicilia e, in misura minore, anche in Sardegna e in Puglia».

La Svimez si spinge oltre, proponendo un progetto d’intervento incentrato sulla più grande area urbana del Sud, Napoli, dove «è presente il maggior potenziale geotermico in Italia». L’idea progettuale è quella di riscaldare e raffrescare tutti gli edifici (residenziali e produttivi, pubblici e privati) dell’intera Provincia di Napoli tramite il calore geotermico. Un progetto che «andrebbe sostenuto dal governo centrale, d’intesa con la Regione Campania», anche con una misura di contribuzione diretta all’investimento.

Sarebbero soldi ben spesi: per convertire alla geotermia tutti i 10.188 edifici che ospita la città di Napoli si mobiliterebbero investimenti per 2,44 miliardi di euro, con 15mila persone in più occupate. Una dimostrazione pratica di come la rinascita del Sud possa trovare nella sostenibilità un alleato unico.