Tassa sulle transizioni finanziarie, appello ai ministri: «Non ridimensionate il progetto» (VIDEO)

Le Robin Hood Tax Campaigns denunciano il tentativo di snaturare la Ttf europea

[3 dicembre 2018]

In vista dell’incontro informale – previsto oggi a margine del summit dell’Eurogruppo – dei ministri delle finanze dei 10 Paesi Ue coinvolti nel negoziato sulla tassa europea sulle transazioni finanziarie (Ttf), oltre 3.500 organizzazioni della società civile in rappresentanza di 125 milioni di cittadini europei hanno inviato una lettera ai ministri dell’economia per chiedere di «rispettare l’ambizioso accordo negoziale raggiunto alla fine del 2016, di riprendere, dopo due anni trascorsi senza sostanziali progressi, i lavori negoziali e di portarli a conclusione in tempi rapidi».

L’iniziativa, coordinata dalle Robin Hood Tax Campaigns, i network europei pro-Ttf,  è stata presa per «scongiurare il ridimensionamento dell’architettura dell’imposta, di recente paventato pubblicamente dal coordinatore politico del negoziato, il Ministro delle Finanze austriaco H. Löger. Una dichiarazione che richiama a sua volta il recente preoccupante riposizionamento negoziale di Francia e Germania».

La coalizione pro-Ttf  ricorda che «Avviato nel 2013, il negoziato europeo sotto la procedura di cooperazione rafforzata ha raggiunto un importante traguardo a ottobre del 2016 quando i Paesi partecipanti annunciarono il conseguimento di un accordo di massima, noto come core engine agreement, che perimetrava in modo ambizioso l’impianto della misura. La quadra trovata dai Paesi prevedeva un’ampia base imponibile (azioni e strumenti derivati), il ricorso cumulato ai principi di residenza ed emissione, esenzioni stringenti per i market makers e la tassazione delle singole transazioni (e non di saldi netti giornalieri come avviene ad esempio per la TTF azionaria in vigore in Italia). Nel 2017 i lavori residuali si sarebbero dovuti focalizzare sugli impatti della TTF sull’economia reale, sulla tassazione dei fondi pensione, sui meccanismi di raccolta dell’imposta e per ultimo sulle aliquote impositive».

Le Robin Hood Tax Campaigns europee, tra cui l’italiana ZeroZeroCinque, avevano accolto bene l’accordo del 2016 ma ora dicono che rischia di essere sorprendentemente disatteso: «Lo scorso giugno la Francia e la Germania, presentando la propria proposta di riforma dell’eurozona, hanno inspiegabilmente supportato l’introduzione di una versione di Ttf esclusivamente azionaria sul modello in vigore in Francia come una delle fonti di finanziamento del neo-proposto bilancio dell’area euro. In aggiunta, il documento ministeriale franco-tedesco, suppletivo alla dichiarazione di Meseberg, sembra indicare l’intenzione di riportare il negoziato a livello dei 28 Paesi Membri dell’Unione, nell’ambito delle discussioni sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 dell’Unione».

Secondo i rappresentanti della società civile, «I presupposti del riposizionamento franco-tedesco, che verrà discusso oggi con i partner del negoziato, destano preoccupazione e sconcerto, sottolineano i firmatari della lettera ai ministri delle finanze. La proposta disattende il principio cardine – ampia base imponibile e aliquote ridotte – che ha finora ispirato i Paesi del negoziato e su cui si impernia l’accordo del 2016. La restrizione della base imponibile alle sole azioni non ha inoltre mai incontrato il favore dei Paesi più piccoli del negoziato che con poche società emittenti e mercati finanziari meno floridi rischiano di vedere ridotto il potenziale fiscale dell’imposta. Riportare la discussione a 28 (o 27 senza il Regno Unito) sembra infine poco realistico. E’ proprio l’accertamento formale dell’assenza, in un periodo di tempo ragionevole, di unanimità sulla misura ad aver reso necessario per i Paesi interessati l’avvio della cooperazione rafforzata sulla Ttf nel 2013».

Leonardo Becchetti, portavoce della Campagna ZeroZeroCinque che ha coordinato l’invio della lettera al ministro italiano  Tria evidenzia che «Con le elezioni europee in vista, chiediamo ai ministri cooperanti di non incrinare ulteriormente la fiducia dei cittadini europei nell’equità dei sistemi fiscali e nella capacità da parte dei Paesi membri dell’Ue di arrivare a compromessi ambiziosi ed implementare misure, come la Ttf regionale, che rafforzano il senso di convivenza nella nostra comune casa europea. Si tratta di una misura irrinunciabile per l’armonizzazione della fiscalità indiretta, per far sì che il settore finanziario fornisca il suo equo e sostanziale contributo alle finanze pubbliche, per la stabilizzazione dei mercati, e per una penalizzazione delle transazioni che non contribuiscono né all’efficienza dei mercati né a un effettivo servizio all’economia reale».

La lettera ricorda i costi dell’inazione e che «Se implementata sin dall’inizio del 2017, la Ttf avrebbe generato ad oggi, secondo le stime della Commissione Europea, oltre 40 miliardi di euro di gettito fiscale destinabile al potenziamento degli investimenti nei servizi pubblici, a politiche attive del lavoro, lotta alla povertà, solidarietà internazionale e alla mitigazione delle esternalità negative dei cambiamenti climatici».

Nonostante la popolarità di cui gode la Ttf europea – con oltre 1 milione di cittadini europei che hanno sottoscritto petizioni nazionali per la sua implementazione – e nonostante più di 1.000 economisti firmatari degli appelli della società civile la ritengono una misura utile per la stabilizzazione dei mercati, i leader dei Paesi europei sembrano voler andare in un’altra direzione. ZeroZeroCinque  fa notare che «In Italia oltre la metà degli intervistati per l’Eurobarometro 88 del novembre 2017 ha espresso sostegno alla misura. Un convinto supporto alla Ttf europea è stato fornito già nel 2011 da Anci e Upi. Ed è di pochi giorni fa la notizia di un ordine del giorno – a favore di una Ttf europea dall’impianto ambizioso e solidale nella destinazione del gettito –  depositato al Comune di Milano da una maggioranza bipartisan di consiglieri e in attesa di essere votato in Commissione Affari Istituzionali del Comune. Iniziativa replicata a Roma con una mozione pro-Ttf depositata il 30 novembre e in attesa di essere calendarizzata».

Becchetti conclude; «Chiediamo ai Ministri di dare seguito a questo considerevole supporto pubblico, di riprendere e concludere con successo il negoziato e di allocare il futuro gettito dell’imposta per le fasce sociali più bisognose nei nostri Paesi e nei contesti più vulnerabili del globo».

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