Tasse, per tagliare quelle sul lavoro serve la riforma fiscale ecologica

Le proposte sul tavolo sono già tante, e valide. Basterebbe attuarle

[22 luglio 2015]

csr green economy lavoro imprenditori

«Chi non è d’accordo sul fatto che le tasse diminuiscano? Siamo tutti intimamente contenti che diminuiscano, poi bisogna capire che cosa implica questa riduzione. Se mi diminuisci o togli le tasse per la casa, poi la tassa me la fai rientrare con una tassazione degli enti locali che non hanno più risorse, è solo una partita di giro». La terza carica dello Stato, ovvero la presidente della Camera – Laura Boldrini – sembra avere idee più chiare e a sinistra del primo ministro Matteo Renzi, che nell’ultimo afoso weekend ha lanciato la sua rivoluzione fiscale: circa 50 miliardi di euro di tasse in meno a partire dal 2016, in cambio delle “riforme”.

Un’ulteriore svolta a destra del Partito democratico, che non sembra tener conto delle basi economiche con le quali il provvedimento è accantonato ogni volta che ha avuto occasione di ripresentarsi – da ormai molti anni a questa parte. Motivi che spaziano dalla necessaria copertura all’efficacia e all’equità dell’intervento, del tutto discutibile. È curioso dunque osservare come l’ex rottamatore abbia scelto di tirar fuori dall’armadio una proposta stucchevole almeno quanto coperta da naftalina.

Una proposta, è utile precisare ora, che ha il grande demerito di oscurare possibili e migliori strategie d’intervento in un tema sentito e dalla fondamentale importanza come quello della struttura fiscale del Paese. In anni di crisi come quelli che stiamo vivendo, sebbene sia grande l’ostinazione a non riconoscerlo, gli interventi anticiclici più efficaci riguardano l’area della (buona) spesa pubblica, e non il taglio delle tasse genericamente inteso. E se proprio le tasse le si vogliono tagliare, si parta da quelle sul lavoro, praticando il famoso mantra ambientalista: spostare il carico fiscale dal lavoro al consumo di risorse.

Il problema, dunque, sembra stare più nella riorganizzazione che nel taglio. E qui l’esecutivo Renzi ha perso una grande occasione con la Delega fiscale, entro la quale non c’è più traccia dell’annunciata Carbon tax, la tassa sulle emissioni climalteranti; al suo posto, continuano a imperversare i sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili (17,5 miliardi di euro nel solo 2014), o gli incentivi alla termovalorizzazione anziché al riciclo. Si tratta di tasselli, ancora una volta mancanti, indispensabili per dare il la all’auspicata riforma fiscale ecologica per l’Italia, in modo da plasmare un Paese più verde e più competitivo.

D’altronde, le proposte in merito certo non mancano: dalla proposta in tandem Legambiente-Radicali, per citare una delle ultime iniziative, a quelle più modestamente lanciate molteplici volte su queste pagine (come qui, qui o qui). E si tratta ovviamente solo di piccoli esempi. Ma a difettare, più che le alternative, continua ad essere la volontà politica.