Terremoto, in Centro Italia costi per 23,5 miliardi di euro. E la prevenzione?

Con la stessa cifra si sarebbe potuto mettere in sicurezza la metà di tutti gli edifici pubblici italiani

[16 febbraio 2017]

Oltre all’irrisarcibile perdita di vite umane schiacciate dal terremoto, la lunga scia sismica che ha colpito il Centro Italia a partire dallo scorso 24 agosto ha comportato danni per «23 miliardi e 530 milioni di euro». È questa la stima aggiornata e trasmessa ieri dal Dipartimento della Protezione Civile a Bruxelles, al fine di attivare il Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea (FSUE, che ha lo scopo di sostenere gli Stati membri dell’Ue colpiti da catastrofi naturali) per l’Abruzzo, il Lazio, le Marche e l’Umbria. Circa l’1,4% del Pil, una cifra paragonabile all’intera spesa militare italiana nell’ultimo anno.

La stima comprende danni diretti, sia pubblici sia privati, e i costi sostenuti dallo Stato per far fronte all’emergenza e i danni al patrimonio culturale già valutati dal Mibact in oltre 541 milioni di euro. Per il momento dalla Commissione europea è stato concesso (il 29 novembre, a seguito di una prima e minire stima dei danni) l’anticipo massimo «consentito sul contributo finanziario del Fondo per sostenere le operazioni di emergenza e recupero nei territori interessati per un importo di 30 milioni di euro». Un’inezia rispetto alla stima complessiva dei danni, che non deve però stupire. I costi dovuti alla distruzione portata dalla sequenza sismica (ancora in atto) nel Centro Italia si sono rivelati particolarmente alti anche per il contesto nazionale, ma non è certo la prima volta che ci troviamo ad affrontare questo tipo d’emergenze. Le stime al riguardo si sprecano: secondo il Consiglio Nazionale Ingegneri dal 1968 al 2014 sono stati spesi oltre 121 miliardi di euro per le ricostruzioni post-terremoto, mentre per l’Ance «in termini economici il costo della mancata prevenzione, infatti, è altissimo: circa 3,5 miliardi di euro all’anno». Il Consiglio nazionale dei geologi, guardando ai danni provocati dai terremoti in Italia dal dopoguerra a oggi, indica una cifra ancora più alta, circa 200 miliardi di euro.

Quanto costerebbe invece mettere al riparo l’Italia dal rischio sismico? Mentre il quadro per quanto riguarda la protezione del rischio idrogeologico è già chiaro (occorrerebbero investimenti pari a circa 40 miliardi di euro, una stima prodotta per la prima volta nel 1970 dopo l’alluvione di Firenze e valida ancora oggi), per il rischio sismico la valutazione è più sfumata. Come ben riassunto da Il Post, si oscilla tra i 100 e i 150 miliardi di euro per la messa in sicurezza degli edifici (pubblici e privati) e la realizzazione di infrastrutture strategiche. Una stima più puntuale si attenderebbe da Casa Italia, il progetto lanciato in pompa magna dall’ex premier Matteo Renzi proprio a seguito dei rilevanti danni subiti da Amatrice, Accumoli, Arquata, Pescara del Tronto. Entro gennaio 2017 avrebbe dovuto rendere disponibile un database nazionale aggiornato con valutazioni di rischio sismico dettagliate per il Paese, e presumibilmente quantificare anche gli investimenti per farvi fronte. Niente di tutto questo è ancora arrivato. In compenso, secondo le stime già disponibili, sappiamo il costo degli ultimi terremoti in Centro Italia (23,5 miliardi di euro, appunto) vale da solo da un quarto a un sesto degli investimenti necessari a mettere in sicurezza dal rischio sismico tutto il Paese. Oppure, circa la metà di quanto necessario per l’adeguamento sismico degli edifici pubblici (50 miliardi di euro, secondo uno dei direttori generali della Protezione Civile, Mauro Dolce). Ce ne ricorderemo, forse, alla prossima scossa.