Il terremoto in California e quello che colpì l’Emilia: magnitudo uguale, esiti opposti [FOTOGALLERY]

In Italia quasi 30 morti, negli Usa nessuno. A fare la differenza è (anche) la prevenzione

[25 agosto 2014]

Si contano 27 morti, più di 350 feriti e migliaia di sfollati: i numeri non sono quelli del terremoto che ha colpito nella notte scorsa il territorio di San Francisco, in California, ma si riferiscono al sisma che scosse l’Italia del centro nord nel 2012, colpendo gravemente l’Emilia Romagna. Oltreoceano, invece, i danni sono al confronto molto contenuti.

Nella Napa valley, dove il terremoto ha avuto il suo epicentro, i feriti si aggirano attorno alle 170 unità, nessun morto; si tratta della scossa più forte che, da 25 anni a questa parte, abbia mai colpito la valle. Eppure, questo terremoto ha molto in comune con quello che colpì l’Italia due anni orsono, a partire dall’intensità: di magnitudo 6,1 il primo, 5,9 quello entro i nostri confini.

Osservando gli scatti che si rincorrono in rete, anche gli effetti del sisma hanno risvolti speculari. Come dimenticare le immagini impresse nella memoria dopo che le terrà si placò, in Emilia Romagna? La torre dell’orologio spezzata a Finale Emilia, l’enorme quantità di Parmigiano reggiano danneggiato dal sisma, la corsa agli acquisti da tutta Italia per tamponare l’emergenza dei caseifici. In California, invece, l’area appena colpita è per vasta parte adibita alla produzione di vino, grazie ai benefici di un clima mite. Botti e bottiglie si sono infrante nella notte del terremoto, ricordando il rotolare delle nostre forme di Parmigiano. Le similitudini, però, si fermano qui.

A più di due anni di distanza, il post-terremoto in Italia è ancora un’incompiuta. I geologi nostrani, visitando proprio in questi giorni la città di Modena, hanno ricordato come «la situazione dei beni artistici danneggiati dal terremoto del maggio 2012 inizi progressivamente a migliorare», ma sia ancora lontana dall’optimum. «L’intervento al Palazzo dei Musei per la riapertura della Galleria Estense – snocciolano Rossella Cadignani, dirigente del Servizio edilizia storica del comune di Modena, e Stefano Lugli, docente del dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell’università degli studi di Modena e Reggio Emilia – è in fase di ultimazione, i lavori per riparazione e miglioramento antisismico del teatro comunale Luciano Pavarotti inizieranno a fine settembre; i progetti per le chiese di Sant’Agostino, San Biagio, del Tempio e del Voto sono in corso di valutazione da parte della Struttura tecnica del Commissario delegato».

Per un’agevolazione sistematica e stabile degli incentivi fiscali per interventi di adeguamento antisismico, dopo che gli ecobonus tanto hanno fatto per l’economia nazionale da quando sono stati introdotti, si è dovuto attendere l’intervento dell’attuale esecutivo, che – pare – se ne farà carico con il cosiddetto decreto Sblocca Italia, all’ordine del giorno di venerdì prossimo.

Ma ancora non basta. Negli ultimi 40 anni, come ebbero a ricordare i Verdi nell’immediato post-terremoto, l’Italia ha subito 4600 morti e 500 mila sfollati a causa dei terremoti, mentre i fondi stanziati per le ricostruzioni ammontano a circa 150 miliardi di euro. In un momento di profonda stagnazione dell’economia, l’intervento diretto da parte dello Stato per l’adeguamento antisismico degli edifici pubblici, con la relativa mobilitazione di manodopera, sarebbe una soluzione concreta per la crescente massa di disoccupati come per la riqualificazione del patrimonio pubblico.

Dalla California, dove hanno capito l’importanza della prevenzione (ma dove anche la vita passa sotto la spada di Damocle del Big One, l’atteso terremoto che si annuncia potenzialmente il più intenso mai registrato dall’uomo), ci mostrano come i terremoti non si possano prevedere, ma come anche sia possibile riuscire a non subirli passivamente.

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  • CAUGHT ON TAPE: 6.0 Magnitude Earthquake