Sul posto 140 pattuglie della Forestale. Sapaf: «Tra quale mese verrà soppressa»

Terremoto, nuove lacrime ma scarsa prevenzione. Realacci: «Ecobonus in legge di Stabilità»

Geologi: «In media in Italia un sisma di magnitudo superiore a 6.3 ogni 15 anni»

[24 agosto 2016]

terremoto rieti 6

“Non bastano le lacrime a impastare il calcestruzzo”, cantavano per beneficienza nel 2009 gli Artisti uniti per l’Abruzzo, ma a sette anni di distanza il Paese ancora piange il suo Centro Italia colpito alle 03:36 di oggi da un terremoto di magnitudo 6. Le scosse hanno continuato a vibrare nelle ore successive (alle 12, l’Ingv ne ha già registrate oltre 160), senza però che questo fermasse la catena di aiuti, in arrivo da subito da tutto lo Stivale. Si contano già oltre 70 vittime.

Tra gli altri sono impegnate sul posto «140 pattuglie del Corpo forestale dello Stato – spiega Marco Moroni, segretario generale del sindacato dei forestali Sapaf –, insieme alle Unità cinofile e ai soccorritori alpini, per le enormi necessità che esistono nelle zone devastate dal terremoto. Il Corpo forestale dello Stato, con la sua specificità e la sua conoscenza unica del territorio, presente fin dalle prime ore subito dopo la tragedia, sta portando soccorso e lavorando per aiutare i cittadini ad Accumoli, Amatrice, Pescara del Tronto, Cittareale e Norcia. Un Corpo che tra qualche mese – sottolinea Moroni – dopo 193 anni di storia, verrà soppresso. Oggi non è il giorno delle polemiche, ma del cordoglio e soprattutto del lavoro per i forestali che non mollano e non molleranno mai finché potranno indossare la loro divisa».

La situazione è drammatica. Il presidente del Cai Lazio Fabio Desideri, recatosi ad Amatrice (RI), uno dei comuni più colpiti dal sisma, spiega che «l’ospedale è inagibile, tutti i posti letto sono stati trasferiti fuori. Gli accessi al paese sono bloccati, passano solo i mezzi di soccorso. Al momento le condizioni meteo sono buone e non ostacolano le operazioni, è già stato allestito qualche accampamento per accogliere le persone sfollate».

Si ripetono le scene viste in Abruzzo, col terremoto che – a poche decine di chilometri dall’epicentro odierno – distrusse L’Aquila. Abbiamo imparato qualcosa da quella drammatica lezione? «Sul nostro Pianeta, si verificano, in media, ogni anno, almeno un paio di terremoti distruttivi e in Italia un sisma di magnitudo superiore a 6.3 ogni 15 anni in media. Ciò dovrebbe spingere ad una maggiore cultura della prevenzione sismica e della protezione civile – commenta Fabio Tortorici, presidente della Fondazione centro studi del Consiglio nazionale dei geologi – È necessario un continuo aggiornamento delle mappe di pericolosità sismica del territorio nazionale e per far ciò sarebbe indispensabile la presenza dei geologi in ogni comune, con una loro distribuzione accurata sul territorio e non lacunosa come allo stato attuale. Gli studi di microzonazione sismica hanno dato i loro risultati: infatti, i fabbricati realizzati dopo l’entrata in vigore delle nuove Norme tecniche sulle costruzioni (Ntc) del 2008, hanno meglio resistito alla scossa di questa notte. Ma una realistica classificazione sismica del territorio nazionale, una pianificazione urbanistica una progettazione che segua i criteri antisismici non basta. Ma una delle condizioni fondamentali per  la sicurezza del territorio è anche una “cultura diffusa”della prevenzione sismica, dal mondo politico ed istituzionale ai bambini delle scuole primarie».

Peccato che proprio il patrimonio edilizio scolastico italiano rappresenti da questo punto di vista un manifesto all’incuria. Su 42mila scuole dislocate lungo lo Stivale, come non si stancano di ripetere proprio i geologi, oltre il 60% è stato costruito prima del 1974, e 27.920 sono gli edifici scolastici in aree ad elevato rischio sismico. Un piccolo, pressante esempio di quanto sia ancora poco diffusa la logica della prevenzione nel Paese tramite l’adeguamento anti-sismico degli immobili, pubblici in primis. Eppure, investire su quest’aspetto potrebbe salvare a ogni terremoto molte vite, oltre che dare fiato a un’economia asfittica lungo una linea di sviluppo sostenibile.

Investimenti che, andando oltre allo sgomento di queste ore, è necessario tornare a chiedere con forza. Il terremoto di stanotte è «una drammatica conferma della necessità – dichiara Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, dopo aver espresso il proprio cordoglio – in un Paese dal suolo fragile e a rischio sismico come il nostro, di una politica di lungo periodo sulla prevenzione che deve partire dall’estensione e dal rafforzamento dell’ecobonus anche in funzione antisismica per i privati, gli edifici pubblici e le imprese. Una misura che – conclude Realacci – riproporrò nell’ambito del dibattito sulla legge di Stabilità».