L'andamento anomalo di quest'anno conferma la tropicalizzazione del clima

Tornano i danni da maltempo, eppure investendo in prevenzione potremmo risparmiare

Geologi: «Per mettere in sicurezza le nostre infrastrutture basterebbe un 30% di quanto speso per la ricostruzione»

[22 ottobre 2018]

Il maltempo si abbatte in questi giorni sull’Italia per ricordarci forse che, anche se finora non sembrava, l’autunno non si è scordato di noi. Soprattutto non se ne sono dimenticati i cambiamenti climatici. I nubifragi hanno colto – come sempre – il Paese di sorpresa, a maggior ragione dopo un mese di settembre che ha fatto segnare il 61% in meno di precipitazioni rispetto alla media storica, rendendo secchi i terreni che adesso amplificano l’esposizione al rischio idrogeologico.

Ieri a Roma è arrivata anche la grandine, con auto rimaste bloccate nel ghiaccio nella zona est della capitale. Ma il maltempo è purtroppo tornato a far danni anche in Sicilia – nel capoluogo sono stati numerosi i vigili del fuoco chiamati in soccorso a causa di alberi caduti e allagamenti –, dopo che i disastrosi eventi metereologici avvenuti dalla notte del 18 ottobre avevano già portato disastri sull’isola.

«I cambiamenti climatici interessano un territorio già fragile – spiega Antonio Alba, del Consiglio nazionale dei geologi – tant’è che il 91,3% dei comuni italiani è a rischio frane e alluvioni, secondo i dati dell’Ispra. L’andamento anomalo di quest’anno conferma la tropicalizzazione del clima e i cambiamenti in atto si manifestano con l’elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali: dalle precipitazioni brevi e intense alle ondate di siccità. L’attenzione da riservare al territorio deve quindi essere massima, per cui si rende necessario procedere a un piano straordinario di interventi sia da parte del Governo che da parte della Regione Sicilia».

Tutto questo però ancora non è avvenuto, e il Paese rimane esposto a rischi che crescono ormai di anno in anno. Basterebbe mettere in fila i fatti di cronaca per rendersene conto. Dopo il crollo del ponte sul rio Santa Lucia lungo la statale 195 in Sardegna e i nubifragi che hanno portato distruzione nelle province di Catania e Siracusa, nuovamente il maltempo ha messo in ginocchio l’isola. Tutti episodi che testimoniano il cattivo stato di salute e manutenzione delle infrastrutture in Italia e che rilanciano l’allarme dei geologi sulla fragilità idrogeologica del nostro Paese. «I terremoti, le alluvioni e tutti i fenomeni disastrosi che colpiscono l’uomo e le sue attività sono da decenni ormai troppo frequentemente un mero spunto per propagande elettorali», denuncia Fabio Tortorici, presidente della Fondazione centro studi del Consiglio nazionale dei geologi.

Prevenzione è la parola che periodicamente campeggia nella perenne campagna elettorale in cui siamo immersi, in genere immediatamente dopo un disastro. Pronta per essere dimenticata e riposta subito dopo in un cassetto, in attesa della prossima bomba d’acqua. Anche dal mero punto di vista economico però non investire in prevenzione non significa però risparmiare, anzi. È vero il contrario.

Come mostrano i dati raccolti nell’ambito del progetto europeo “Life+ Derris”, le aziende esposte al solo rischio alluvione sono in Italia 1.642.165, e dati recenti ci dicono che il 90% delle Pmi che in conseguenza a un evento catastrofale rimangono inattive per una settimana, fallisce entro un anno. Solo tra il 2013 e il 2015 sono stati stimati 8 miliardi di euro di danni per eventi metereologici eccezionali. Eppure in una nazione in cui si passa da un’emergenza naturale all’altra – terremoti, frane, siccità, alluvioni – per «mettere in sicurezza le nostre infrastrutture basterebbe un 30% di quanto speso per la ricostruzione», osserva amaro Tortorici.