La Toscana terra di santi, poeti, navigatori e… economisti ecologici

[25 giugno 2014]

Ci siamo chiesti chi e quanti siano gli economisti ecologici in Italia, e una prima risposta è arrivata: http://goo.gl/oT9omv . Guardando poi oltre i singoli ricercatori, c’è un ambiente, una regione che più delle altre accolga e si presti allo sviluppo dell’economia ecologica e ambientale?

Se l’Italia è davvero terra di poeti, santi e navigatori, la Toscana ne offre la crème de la crème: basti citare Dante e Amerigo Vespucci; e se i toscani, dissacranti per eccellenza, tradizionalmente sono buoni a tutto tranne che a fare i santi, gioverà ricordare che finanche il poverello d’Assisi scelse un monte toscano come luogo eletto, ricevendo sulla Verna le stimmate.

Stiamo divagando. Ma non si faticherà ad ammettere che quello della Toscana sia un anche un territorio particolarmente fertile per scienziati – tra i tanti basta ricordare il pisano Galileo, grazie al quale prese avvio il metodo scientifico – ed economisti. Dall’aretino Luca Pacioli, con cui arrivò a maturazione il sistema della partita doppia, oggi usato dai ragionieri di tutto il mondo, alla rivoluzione dei potenti banchieri fiorentini, con i quali (tra l’altro) nacquero gli assegni.

La Toscana è da sempre una terra ricca di cultura, e di bellezze naturali. Oggi, sembra naturale che qui anche l’economia ecologica e ambientale giochino in casa. Grazie all’aiuto fornitoci dagli esperti di una delle maggiori società editrici di riviste scientifiche al mondo, Elsevier, abbiamo analizzato le pubblicazioni degli autori affiliati a istituzioni italiane avvenute su Ecological Economics, dell’International society for ecological economics.

Negli ultimi 20 anni, l’istituzione più rappresentata in Italia risulta l’università di Siena. Un altro ateneo toscano, quello di Pisa, rientra tra i primi cinque. Se restringiamo il campo agli ultimi cinque anni, il gap tra le due protagoniste si è ridotto. In meglio, per entrambe: restringendo la temporalità dell’osservazione sia l’università di Pisa sia quella di Siena risultano al primo posto, a pari merito.

Questa (parziale) classifica vede la Toscana primeggiare, ma non rappresenta un dato esaustivo, quanto un incentivo a far meglio. Non solo sul fronte della ricerca, quanto anche in quello della didattica. L’università di Pisa, ad esempio, seppur mantenga un eccellente corso accademico di Economia ecologica, nella sua offerta formativa non vede più comparire il corso di laurea in Economia del territorio e dell’ambiente, presente solo pochi anni fa. Nell’ultima classifica nazionale riguardante la sostenibilità delle regioni italiane (redatta, ovviamente, in Toscana), la nostra regione conquista il podio, oscillando tra il secondo e il terzo posto. Il ruolo dell’università e della ricerca nel creare un habitat fertile per cittadini consapevoli e tessuti produttivi sostenibili non può essere sottovalutato, per guadagnare definitivamente un ruolo guida in Italia.