Tria: «Il Mediterraneo allargato è cruciale per riportare l’Europa in una posizione privilegiata»

Partecipando al convegno del Cnr su cambiamenti climatici e crisi socioeconomiche lungo il Mare Nostrum, il ministro dell’Economia avvalora una lettura del fenomeno molto più complessa di quella sciovinista proposta del vicepremier Salvini

[18 settembre 2018]

Il Mediterraneo del XXI secolo, sempre più frammentato ma anche interconnesso, è indubbiamente una realtà tra le più complesse che volenti o nolenti non possiamo sfuggire: l’Italia c’è immersa da sempre, letteralmente. Interpretare questa realtà richiede analisi fortemente interdisciplinari e un approccio sempre più olistico e integrato, il solo che permetta di individuare le profonde interazioni geopolitiche tra i paesi della riva nord e della riva sud-orientale; di valorizzare le potenzialità dell’intero bacino Mediterraneo; e di collocare ogni scelta strategica lungo una traiettoria di sviluppo sostenibile.

Per questo l’Istituto di studi sulle società del mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Issm) ha dedicato ieri una giornata d’approfondimento – presso il circolo ufficiali della Marina Militare, a Napoli – indagando su diversi piani il legame che esiste tra ambiente, crescita economica e stabilità politica nel Mediterraneo.

Durante il convegno su Mutamenti climatici, crisi socio economiche e (in)sicurezza alimentare: un Mediterraneo in transizione il presidente del Cnr Massimo Inguscio ha affermato che «i problemi attuali del Mediterraneo sono soprattutto demografici, socioeconomici e di formazione. Su questo il Cnr lavorerà partendo dalla propria tradizione multidisciplinare su una grande strategia Mediterranea, che coinvolga anche le scienze umane, sociologiche, economiche, su migrazioni e popolazioni».

Inguscio ha dunque sottolineato l’impegno del Cnr, sottolineando che «il Mediterraneo è centrale per l’Europa, e quindi l’Italia si trova al centro di questa Europa allargata. Non a caso l’Italia coordina attraverso il Cnr molti progetti scientifici europei che hanno a che fare con la scienza del Mediterraneo, sui cambiamenti climatici, l’economia, i trasporti, l’acqua. Per gli studi sul mare il Cnr ha circa 500 ricercatori che lavorano già e che sono stati recentemente riorganizzati. Ma vogliamo varare anche una attività di alta formazione: il Cnr ha già varato un progetto di dottorato di ricerca sulla Blu economy, vogliamo lanciare un dottorato sugli aspetti socio economici del Mediterraneo, consapevoli che la scienza aiuta a superare le barriere».

Una prospettiva condivisa dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, che partecipando al convegno ha evidenziato che «il Mediterraneo allargato è cruciale per riportare l’Europa in una posizione privilegiata». Una posizione ben diversa dunque da quella sciovinista ribadita ogni giorno a tamburo battente dal vicepremier Matteo Salvini: la realtà è molto più complessa di quanto voglia far credere la propaganda politica. La lettura più adeguata per comprenderla anziché subirla non è quella dei tweet del ministro dell’Interno, ma quella offerta dallo sviluppo sostenibile.

Come sottolinea infatti lo stesso Cnr, in un contesto caratterizzato dalla scarsità di risorse fondamentali per lo sviluppo umano, come acqua e terra coltivabile, e da una forte pressione antropica sulle risorse, il cambiamento climatico assume sempre più il ruolo di variabile determinante nell’amplificare i fattori di crisi dell’area come crisi idrica, insicurezza alimentare e flussi migratori, tutti elementi che contribuiscono a incrementare il livello di instabilità interna che rischia di ripercuotersi su tutti i paesi della regione mediterranea: solo un approccio olistico permette di individuare le profonde interazioni geopolitiche tra i paesi della riva nord e della riva sud-orientale, di valorizzare le potenzialità dell’intero bacino Mediterraneo, e infine di collocare ogni scelta strategica lungo una traiettoria di sviluppo sostenibile.