Il commento del fisico ed ex parlamentare Ue, schierato per il Sì

Trivelle, altro che referendum sprecato. Prodi: «Un nostro dovere prendere nota dei risultati»

«Passaggio alle rinnovabili e adattamento al cambiamento climatico, necessario fare sistema nei due problemi»

[19 aprile 2016]

vittorio prodi

Un referendum sprecato? La prima reazione dopo il voto di domenica può essere questa, ma credo che valga la pena approfondire i dati che comunque sono risultati. I votanti sono stati circa il 32,15%, ben lontani dal 50%+1 necessario a dare validità al referendum. Tuttavia i Sì sono stati una maggioranza bulgara, l’86% rispetto ai voti espressi. Questo vuol dire che i Sì sarebbero stati maggioranza anche con il raggiungimento del quorum, senza ulteriore apporto. In particolare, sarebbero rimasti maggioranza comunque fino ad una partecipazione pari al 55% anche senza ulteriori Sì.

Questo mi sembra un dato molto importante perché non è motivato soltanto dal problema dell’inquinamento marino, ma anche dalla necessità di una transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili. Ormai il riscaldamento globale e le sue conseguenze sul cambiamento climatico sono arrivate ad un livello altissimo di attenzione nella cittadinanza. Forse in particolare in Lucania, c’è stata un’attenzione ad un diverso inquinamento che l’ha portata, unica Regione, a superare il quorum del 50%.

Se possiamo permetterci di adottare questa ipotesi di lavoro allora diventa un nostro dovere prendere nota di questi messaggi e prendere in mano con coraggio l’iniziativa di una maggior attenzione allo sviluppo e all’adozione delle energie rinnovabili assieme ad uno sforzo serio di miglioramento dell’efficienza energetica in tutte le possibili applicazioni.

In particolare mi sembra opportuno fare sistema nei due problemi, di passaggio alle rinnovabili e di adattamento al cambiamento climatico, affrontandoli contestualmente, sia per quanto riguarda l’energia, mirando a quella diffusa sul territorio come le biomasse residuali agricole e forestali, e alla mitigazione del cambiamento climatico, in particolare per quanto riguarda il dissesto idrologico e un uso più razionale dell’acqua: anche nel nostro Paese vi sono aree che sono soggette a rischio di desertificazione.