Goletta Verde presenta il nuovo dossier a Renzi

Trivelle sì, eolico off-shore no. Perché? «Col vento si #cambiaverso davvero»

Gli impianti potrebbero soddisfare i fabbisogni elettrici di 1,9 milioni di famiglie

[30 luglio 2014]

Il dossier “Trivelle SI, Eolico off-shore NO. Da Taranto a Termoli, da Gela a Manfredonia tutte le barriere all’eolico in mare e il via libera alle trivelle” parte da una constatazione che non piacerà a molti politici ed alle associazioni ambientaliste sempre e comunque contro le pale eoliche: in Italia non ancora «nessun impianto eolico off-shore, malgrado a largo delle nostre coste siano stati presentati in questi anni 15 progetti di impianti eolici, nel più totale disinteresse di Governo e Confindustria».

Eppure il rapporto presentato oggi da Goletta Verde sottolinea che «da Termoli a Brindisi, da Manfredonia a Gela, negli stessi ambiti dove gli impianti eolici off-shore si trovano di fronte a barriere insormontabili, potrebbero invece aprirsi nei prossimi mesi cantieri per nuove piattaforme petrolifere. Una scelta miope, che va contro gli interessi dell’ambiente, del clima, del Paese e dei suoi cittadini».

Gli ambientalisti fanno notare anche un’altra stranezza: «Le stesse Regioni e Soprintendenze, solerti nel fermare l’eolico a largo delle coste, continuano invece a chiudere entrambi gli occhi di fronte alle proposte di villette, villaggi turistici, palazzi e porticcioli». «Contro l’eolico off shore – commenta al proposito Francesco Ferrante  di Green Italia –  il campo degli oppositori è variegato e ha gioco facile grazie appunto alle lacunosi  prescrizioni di legge: le Soprintendenze, le stesse nel mirino di Renzi,  sono avversarie dell’eolico a largo delle coste, come alcune frange ambientaliste reazionarie, e governatori di Regioni che si appellano ad una malintesa volontà di proteggere il paesaggio, ma si piegano poi alle volontà delle aziende petrolifere regalando royalties. Per carità, come sempre ‘anche il bene va fatto bene’ e non avrebbero senso impianti troppo vicino alle coste che impattino davvero sulle meraviglie delle coste italiane. Ma nella realtà si blocca tutto ‘a prescindere’ come diceva Totò.  Si bloccano parchi eolici di fronte ad aree industriali come l’Ilva, si rinuncia alla possibilità di produrre 2500 MW di elettricità senza immettere CO2 nell’atmosfera, ma si guarda con favore alle piattaforme petrolifere in nome di una ridicola e del tutto inesistente autarchia energetica fossile, propagandata da Presidenti del Consiglio in carica e del passato. Si può coniugare l’aumento dell’offerta energetica rinnovabile eolica integrando nel paesaggio i parchi offshore, e si può aumentare l’apporto di elettricità fornita dalle fonti pulite ben oltre il 33% che oggi è già in essere, ma occorrono regole chiare e valide per tutti. Senza quelle  l’Italia dal punto di vista energetico sarà sempre ostaggio delle lobby dell’industria fossile e dei comitati Nimby».

Come sempre, la situazione nel resto dell’Unione europea, presieduta per 6 mesi dall’Italia, è molto diversa. Il rapporto evidenzia che «crescono le installazioni di impianti eolici off-shore – oltre 5.000MW complessivi, con 58mila posti di lavoro creati -, e una prospettiva di arrivare a 40 GW al 2020 capaci di soddisfare almeno il 4% della domanda elettrica europea, anche per i continui miglioramenti tecnologici e di produzione. In Italia le potenzialità dell’eolico offshore sono significative in alcuni tratti di mare e potrebbero soddisfare i fabbisogni elettrici di 1,9 milioni di famiglie».

Per questo Legambiente chiede al governo Renzi di «scegliere una strada realmente innovativa, come avrebbe detto qualcuno, che #cambiaverso alle politiche per il Mediterraneo e l’energia. Una strada che premi l’innovazione e la tutela ambientale, puntando sullo sviluppo dell’eolico off-shore attraverso progetti integrati nel paesaggio».

Da bordo di Goletta Verde il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, ci dice che «senza ipocrisie è arrivato il momento che Renzi e i suoi Ministri si esprimano sull’eolico off-shore. Il premier dovrebbe dare il via libera al decreto Sblocca-Italia proprio in questi giorni e gli abbiamo in più occasioni segnalato cosa davvero serve al Paese per aprire nuove e significative prospettive di sviluppo. A partire proprio dalle rinnovabili, il cui contributo nel 2013 in Italia è stato pari al 33% dei consumi complessivi, attraverso un mix di fonti diverse e un sistema sempre più distribuito. Continuare in questa crescita è possibile e nell’interesse dell’Italia e dell’ambiente, per fermare i cambiamenti climatici. L’eolico off-shore può contribuire in questo mix di produzione pulita. Purtroppo, invece, nelle scelte fino ad oggi di Governo si sta scegliendo una strada completamente diversa, quella del via libera al petrolio e tasse e barriere contro le fonti rinnovabili, come purtroppo è avvenuto con il fotovoltaico con il Decreto Spalma-incentivi. Eppure le stesse stime del ministero dello Sviluppo economico calcolano che le riserve di petrolio presenti nei fondali marini italiani coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. I vantaggi per le compagnie petrolifere sono più che evidenti, visto che in Italia trovano una sorta di Eldorado con royalties bassissime, ma quali sono quelli per il nostro Paese e quali i rischi ambientali per l’intero Mediterraneo? Noi proponiamo un’idea diversa: fare del Mediterraneo un  laboratorio di innovazione energetica pulita, accessibile e distribuita».

Secondo il Cigno Verde «L’ipocrisia delle politiche energetiche italiane sta nel fatto che in teoria l’Italia, obbligata dalle direttive Europee, nel Piano di azione nazionale sulla promozione delle fonti rinnovabili prevedeva per gli impianti eolici off-shore un obiettivo crescente dai 100 MW che si sarebbero dovuti installare nel 2013 fino ad arrivare a 680 MW nel 2020. Nel 2012, con la revisione degli incentivi alle fonti rinnovabili (DM 6 luglio 2012), per gli impianti off-shore eolici erano stati previsti 650 MW da assegnare tramite aste».  Tutto questo in teoria, perché in pratica, denunciano gli ambientalisti, «Nessun impianto eolico off-shore è in funzione o in cantiere, addirittura le aste sono andate deserte. Per tutti i progetti di impianti eolici off-shore presentati in Italia sono sorti problemi nelle autorizzazioni – malgrado alcuni procedimenti si siano conclusi con pareri di VIA positivi – con ricorsi amministrativi, contrapposizioni tra Ministeri, Soprintendenza, Regioni, Enti Locali».

Ma perché succede questo? Per Legambiente «la ragione è semplice da spiegare: per gli impianti eolici off-shore non esistono riferimenti normativi che definiscano in maniera adeguata le regole per le autorizzazioni o per confronto con il territorio, e neanche sono in vigore le linee guida per le valutazioni che ad esempio valgono per i progetti presentati sul territorio italiano. Eppure per lo stesso Renzi, come per il Ministro dello Sviluppo economico Guidi, semplicemente l’eolico off-shore non esiste, tanto che non hanno neanche risposto a una lettera inviata dalle imprese che hanno i progetti bloccati. Per altri impianti, in una situazione del genere, Confindustria avrebbe fatto sentire alte le proprie grida».

Nella totale assenza di regole una soprintendenza può bloccare per motivi estetici un progetto eolico off-shore anche se posizionato a diversi Km dalla costa o magari di fronte a un impianto siderurgico.

Il dossier critica anche l’atteggiamento di  Regioni che sull’eolico off-shore riscoprono improvvisamente una vena ambientalista. L’esempio che viene portato è quello del presidente della Regione Sicilia Crocetta, «schierato in prima linea contro un impianto eolico in mare a Gela e disponibile a contrattare con Eni e altri perforazioni a terra e nei mari siciliani».

Zanchini conclude: «Chiediamo al Governo italiano, semplicemente, di copiare quanto fatto negli altri Paesi europei dove  la gestione dei progetti avviene in maniera molto diversa e trasparente. Renzi potrebbe fare come in Spagna, dove sono state individuate le aree da tutelare per ragioni ambientali o di rotte commerciali e dove non è consentito presentare progetti, in modo da escludere proposte ed evitare polemiche come avvenuto in questi anni da noi per progetti, come in Sardegna, presentati in aree di straordinaria qualità ambientale, paesaggistica e vocazione turistica. Oppure di fare come in Francia dove il Governo, attraverso il confronto con gli Enti Locali, ha individuato le aree dove è possibile presentare impianti eolici e ha messo a gara la realizzazione».

Per leggere il dossier completo: http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/trivelle-si-eolico-shore-no