Turismo e geotermia: il caso delle Canarie

Molto apprezzate da turisti di tutta Europa, queste isole vulcaniche sperano – anche grazie alla ricerca italiana – di poter accedere a risorse geotermiche ad alta entalpia e produrre così elettricità rinnovabile 24 ore al giorno, 365 giorni all'anno

[19 settembre 2018]

Turismo e geotermia possono convivere? Dall’Islanda al Costa Rica alla Toscana – dove nel 2017 sono stati oltre 60mila i turisti richiamati dal Museo della geotermia, dal Parco delle Fumarole o quello delle Biancane, come anche dalle “centrali aperte” e dai moltissimi eventi vanno ogni anno a rafforzare il turismo geotermico – la risposta sembra essere sempre e comunque un convinto . Che presto potrebbe avere un nuovo testimonial d’eccezione in Spagna, nelle Canarie.

Come informa Eurostat (dati 2016), con 295 milioni di pernottamenti in esercizi ricettivi turistici – pari al 22,2 % del totale dell’Ue-28 – è proprio la Spagna a dominare la classifica delle destinazioni turistiche preferite nell’Ue dai non residenti (viaggiatori al di fuori del loro paese), e di questi 295 milioni di pernottamenti in Spagna più di 7 su 10 risultano concentrati in tre regioni: Canarie, Baleari e Catalogna. E proprio le Canarie sono oggi al lavoro per indagare la possibilità di impiego di risorse geotermiche ad alta entalpia, per produrre elettricità da energia rinnovabile. A spiegarlo è il quotidiano spagnolo La Razón, che dedica per l’occasione un’intervista a un giovane fisico italiano, il 36enne Federico Di Paolo.

Il perché è presto detto: inserendosi perfettamente in un filone consolidato, quello che riconosce all’Italia un know-how d’eccellenza a livello globale in fatto di geotermia, Di Paolo è sbarcato a La Palma nelle scorse settimane per lavorare a fianco dell’’Istituto vulcanologico delle canarie (Involcan), lo stesso che – ad esempio – testimonia come i territori geotermici siano naturalmente soggetti al rilascio naturale di CO2 in atmosfera, fenomeno legato alla particolare struttura geologica del sottosuolo. Ad esempio, Involcan stima che il sistema vulcanico presente nell’isola di El Hierro emetta in atmosfera 1.150 tonnellate di CO2 al giorno, mentre siano 1.300 quelle rilasciate lungo la dorsale nord-orientale di Tenerife.

Numeri che al contempo fanno ben sperare sulla possibilità di riuscire a coltivare alle Canarie campi geotermici ad alta entalpia. «Essendo isole vulcanicamente attive, le probabilità direi sono alte», anticipa Di Paolo. La presenza di risorse geotermiche ad alta entalpia alle Canarie è stata suggerita già da tempo all’interno dell’Inventario nazionale delle manifestazioni geotermiche elaborato negli anni ’70 dall’Instituto geológico y minero de España (Igme), ma questa possibilità attende ancora di essere pienamente esplorata. Adesso potrebbe finalmente essere giunto il momento buono.

«Se finalmente riuscissimo a trovare risorse geotermiche ad alta entalpia, ciò contribuirebbe fortemente – spiega Nemesio Pérez, coordinatore scientifico di Involcan – allo sviluppo delle energie rinnovabili nelle isole Canarie e al loro mix energetico. Dobbiamo tenere a mente che la grande forza dell’energia geotermica, rispetto ad altre energie rinnovabili come il fotovoltaico e il vento, è che l’energia geotermica sarebbe generata 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno».