Tutti in classe A: Legambiente boccia l’efficienza energetica degli edifici italiani

Il dossier bolla come insufficienti anche le costruzioni degli archistar Fuksas, Krier e Portoghesi

[5 marzo 2014]

Un team di esperti ha viaggiato da nord a sud del Paese, ha fotografato con un’apparecchiatura termografica la situazione termica degli edifici confrontando le rese di costruzioni recenti (firmate anche da note archistar) con palazzi costruiti nel dopoguerra e edifici dove sono stati realizzati interventi di retrofit, evidenziando come una riqualificazione energetica ben fatta possa permettere di realizzare risultati significativi di riduzione dei consumi energetici. Così ha preso forma il nuovo dossier di Legambiente Tutti in classe A, sulla qualità del patrimonio edilizio italiano. Ma dopo aver scandagliato più di 500 edifici in 47 città italiane i lo studio ci dice che c’è ancora molto da fare.

Basti pensare che la direttiva europea 2002/91 ha introdotto precisi obiettivi in termini di rendimento energetico e l’obbligo della certificazione degli edifici nuovi (con le diverse classi di appartenenza, dalla A alla G) e nelle compravendite di quelle esistenti. Poi Bruxelles si è spinta oltre, con la direttiva 31/2010, che prevede date precise per una transizione radicale. Dal 1 gennaio 2021 tutti i nuovi edifici, sia pubblici che privati, dovranno essere neutrali da un punto di vista energetico, ossia dovranno garantire prestazioni di rendimento dell’involucro tali da non aver bisogno di apporti per il riscaldamento e il raffrescamento oppure di soddisfarli attraverso le fonti rinnovabili.

Entro il 30 aprile 2014, inoltre, il governo italiano dovrà inviare a Bruxelles una “strategia a lungo termine per mobilitare investimenti nella ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e commerciali, sia pubblici che privati”. A che punto siamo?

«In un periodo di crisi drammatica come quello che sta vivendo il mercato immobiliare italiano, la sfida di innovazione proposta dall’Unione europea va assolutamente raccolta – ha dichiarato il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini – perché attraverso la chiave dell’energia è possibile riqualificare gli edifici in cui viviamo e lavoriamo, per renderli oltre che meno energivori più belli, ospitali, salubri. E’ una opportunità che va colta fino in fondo, per arrivare ad azzerare le bollette delle famiglie, per creare lavoro in un campo ad alto tasso di occupazione e con importanti possibilità di ricerca applicata. Ma questa direzione di cambiamento responsabilizza tutti, dalla pubblica amministrazione agli imprenditori edili, dai progettisti ai cittadini. In 13 regioni – ha continuato Zanchini – non esiste alcun tipo di controllo sui certificati di prestazione energetica degli edifici e così si calpestano i diritti dei cittadini che dovrebbero essere correttamente informati sulle prestazioni energetiche e sulla sicurezza delle loro abitazioni».

Che in “Classe A” si viva meglio lo dimostrano invece le termografie di edifici ben progettati,  costruiti e certificati, come il quartiere Casanova a Bolzano o alcuni immobili nuovi o ristrutturati a Firenze, Udine o Perugia. Ma i risultati generali sono ancora molto scarsi, in ogni segmento del settore immobiliare.

L’analisi termografica ha riguardato edifici residenziali, scuole e uffici costruiti nel dopoguerra e altri più recenti. Anche negli  edifici progettati da architetti di fama internazionale e costruiti negli ultimi dieci anni, sono state evidenziate grandi carenze. Come mostrano le termografie realizzate su edifici costruiti a Milano, Roma e Alessandria da Fuksas, Krier e Portoghesi,  l’analisi a infrarossi ha dato risultati simili a quelli di altri edifici recenti di firme meno prestigiose, con difetti nelle superfici perimetrali ed elementi disperdenti nelle strutture portanti. «In tutti e tre gli edifici ‘famosi’ analizzati, l’impronta architettonica che si voleva proporre è chiara e riconoscibile – commenta Edoardo Zanchini – mentre manca l’attenzione all’efficienza energetica.Attenzione che invece ha caratterizzato positivamente un edificio progettato da Cino Zucchi a Milano, con ottime prestazioni di isolamento. E’ indispensabile – ha concluso Zanchini – che tutti, dalle archistar ai tecnici e a chi costruisce, contribuiscano a rendere più bella e efficiente l’edilizia italiana».

Eppure perseguire l’efficienza energetica negli edifici – come sottolinea anche l’ultimo studio firmato da Enea insieme agli agenti immobiliari – sarebbe una leva fondamentale per rilanciare il settore, oggi in profonda crisi, e anche l’intero Paese. Sia dal punto di vista economico e sociale che ambientale. «Il risparmio energetico – commenta Ermete Realacci, residente della commissione Ambiente alla Camera –  è la risposta giusta alla crisi. E’ la strada  che parte dall’efficienza, dalla tutela dell’ambiente e dalla qualità urbana per produrre una consistente riduzione delle emissioni, risparmi per gli italiani e anche per le casse dello Stato e buona economia. I consumi termici ed elettrici delle case per il Cresme valgono oltre 45 miliardi di euro l’anno: più di dieci volte la manovra dell’Imu. Abbatterli può portare alle famiglie un risparmio ben maggiore. Basti ricordare che nel 2012 gli italiani hanno pagato in media sulla prima casa 235 euro di Imu, mentre tra una casa costruita bene e una casa costruita male passano 1.500 euro di bolletta energetica. Idem dicasi per gli edifici pubblici: secondo il Consip la spesa energetica per uffici, scuole e ospedali è maggiore di 5 miliardi di euro annui.  Investendo in efficienza energetica si può ridurre di un terzo questa cifra».

Prospettive importanti son anche quelle legate allo sviluppo economico. Non è un caso, sottolinea Realacci, che «gli incentivi per ristrutturazioni ed eco-bonus in edilizia siano la misura di gran lunga più importante messa in campo per l’occupazione nel 2013: hanno prodotto lo scorso anno 19 miliardi di investimenti, garantendo oltre 280mila posti di lavoro, tra diretti e indotto. In vista degli obiettivi del cosiddetto “Pacchetto clima-energia 20/20/20”, inoltre, l’Italia deve presentare entro aprile all’UE un Piano di azione nazionale per l’efficienza energetica degli edifici esistenti. Non conosciamo lo stato dell’arte del Piano e se esso sia aderente con le normative comunitarie. Proprio per questo – conclude Realacci – ho presentato un’interrogazione chiedendo al Governo cosa intenda fare per favorire politiche ambientali coerenti con gli impegni internazionali di efficienza energetica e riduzione delle emissioni assunti dall’Italia e se intenda chiarire i contenuti del citato Piano di azione nazionale per l’efficienza energetica  degli edifici esistenti».

Lo stesso premier Renzi, oggi in visita a una scuola di Siracusa, ha ribadito che per l’edilizia scolastica “ci sono 2 miliardi di euro pronti”, e che su quegli edifici  bisogna anche “rilanciare l’efficientamento energetico per spendere meno in bolletta”. Se le promesse verranno mantenute sarebbe un buon inizio, ma rimane però il bisogno di un intervento ben più organico, certo nei contenuti e ben finanziato. Da tempo l’Italia lo aspetta, e tra poco anche l’Europa chiederà il conto.