Tutti d’accordo sulle linee strategiche per Tap, a patto che che si realizzino davvero

Dopo Pd, M5S e Legambiente, ora anche il Comitato per Campiglia interviene nel dibattito

[8 settembre 2015]

tap asiu

Il cambio vertici in Asiu e Tap, annunciato a luglio, continua ad alimentare il dibattito sul territorio in merito alle linee strategiche di sviluppo portate avanti dal neo presidente, Valerio Caramassi. La strategia delineata dall’ad ha trovato concordi gli amministratori Pd dell’area (che ne hanno sottoscritto il mandato), l’area pentastellata, quella ambientalista capitanata da Legambiente, e ora anche quella dei comitati.

«Legambiente e M5S – afferma infatti il Comitato per Campiglia – si sono formalmente espressi sulle proposte della nuova presidenza di Asiu e Tap, condividendone i principi generali che possono essere riassunti in: aumento dei prodotti risultanti da processi di riciclo, riduzione conseguente e proporzionale del materiale cavato dalle montagne, promozione del principio di prossimità per ridurre l’incidenza dei trasporti». Anche il Comitato vede «queste proposte coincidere con quanto da anni sta sostenendo e dimostrando, dati alla mano, la correttezza di questi indirizzi anche alla luce delle politiche comunitarie in materia».

Se la concordia sulla linee strategiche definite da Caramassi per Tap (per l’Asiu l’impegno è invece circoscritto “all’l’accompagnamento” in Sei-Toscana nel più breve tempo possibile) appare unanime, lo scetticismo del Comitato riguarda l’esperienza pregressa.

Come «il fatto – afferma il Comitato per Campiglia – che negli anni siano stati disattesi tutti gli accordi tra Comuni, Provincie e Regioni per una riduzione delle estrazioni da cave, il fatto che per importanti e recenti opere (come il porto di Piombino) non pare sia stato fatto rispettare l’obbligo di utilizzare almeno il 30% di materiali riciclati», oppure il «fatto che chi governa il Comune di Campiglia non abbia minimamente condannato l’indirizzo del Piano Provinciale delle attività estrattive del 2014, volto a trasformare il campigliese in un “distretto degli inerti”». Considerazioni che portano il Comitato ad avere la sensazione di «essere probabilmente di fronte all’ennesima presa di giro da parte dei politici che più che difendere il territorio, danno la sensazione di difendere l’attività delle cave».

Ma una cosa sono le impressioni, altra le strategie industriali – sulle quali pare aleggiare concordia. Lo stesso Caramassi, come sottolineato prima sulle nostre pagine e poi su quelle de Il Tirreno, ha vincolato la sua permanenza alla guida della Tap alla disponibilità del territorio nel perseguire le linee strategiche presentate e condivise: «Una grande opportunità prima di tutto per Sales per ridurre il consumo di materiale vergine e utilizzare il prodotto di Tap. Mi aspetto – sono le parole di Caramassi a Il Tirreno – che anche la politica capisca e si muova di conseguenza. Mi aspetto una decisione in questo senso di Aferpi e Sales entro l’anno».