Tutti i sindaci geotermici toscani si mobilitano contro lo stop agli incentivi

Ferrini: «Lo schema di decreto predisposto dal ministero dello Sviluppo economico prevede un taglio penalizzante e preoccupante per l'economia e l'occupazione dei nostri territori». Chiesto anche l’intervento della Regione Toscana

[7 novembre 2018]

Lo stop agli incentivi dedicati alla produzione di energia elettrica da geotermia, contenuto nello schema di decreto legislativo “Fer 1” che il ministero dello Sviluppo economico ha inviato a quello dell’Ambiente, sta delineando una prospettiva da incubo – dal punto di vista ambientale, sociale ed economico – per la Toscana. Tanto che tutti i sindaci geotermici toscani hanno avviato in queste ore una mobilitazione compatta.

«Lo schema di decreto predisposto dal ministero dello Sviluppo economico prevede un taglio penalizzante e preoccupante per l’economia e l’occupazione dei nostri territori. Questo schema – spiega il sindaco di Castelnuovo Val di Cecina, Alberto Ferrini – deve avere l’avallo del ministero dell’Ambiente e sarà oggetto di confronto tra Governo e Regione Toscana. Ci siamo ovviamente da subito attivati. Personalmente ho avuto contatti con il sottosegretario all’Ambiente e ho predisposto una lettera (inviata nella giornata di ieri, ndr) recante le firme di tutti i sindaci dei Comuni sede di impianto. Analogamente il sindaco di Pomarance, a nome di tutti i colleghi, ha predisposto una lettera per il presidente Enrico Rossi in cui si sollecita un diretto impegno della Regione con il Governo sull’importante materia».

In ballo c’è il futuro dell’energia rinnovabile che più caratterizza il territorio toscano, insieme all’economia e ai posti di lavoro ad essa collegati. La geotermia soddisfa infatti il 30,78% del fabbisogno di energia elettrica regionale, riscaldano oltre 10mila utenti residenziali nonché aziende dei territori geotermici, oltre a offrire importanti occasioni di diversificazione economica in settori come quello del turismo; tutto questo sotto il profilo occupazionale significa almeno 1.800 posti di lavoro a rischio, come ha sottolineato nei giorni scorsi il sindaco di Monterotondo Marittimo, Giacomo Termine. Uno scenario largamente preoccupante, condiviso anche dal mondo sindacale.

«La fase è tanto delicata ma anche interlocutoria – conclude dunque Ferrini – Attendiamo gli sviluppi di queste iniziative intraprese, tenendo costantemente informata la popolazione».