Progressi nell'uso efficiente delle risorse, tuttavia manca un riferimento ai limiti delle risorse stesse

L’Ue ridefinisce la green economy, ma non convince del tutto

[26 luglio 2013]

La legislazione dell’Unione europea ha stabilito più di 130 distinti target ambientali ed  obiettivi da raggiungere tra il 2010 e il 2050, secondo il rapporto “Towards a green economy in Europe – EU environmental policy targets and objectives 2010–2050”, pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), «Insieme, questi possono fornire traguardi utili per sostenere la transizione dell’Europa verso la “green economy”».

Presentando il corposo rapporto di 50 pagine l’Aea sottolinea che «La “green economy” è emersa come una priorità nella discussione politica degli ultimi anni. Ma cosa significa, in pratica, questo concetto e come si può misurare il progresso verso questo obiettivo strategico?». Il nuovo rapporto tenta proprio di rispondere a queste due domande e fornisce alcune risposte attraverso una panoramica completa degli obiettivi ambientali e degli obiettivi stabiliti dalle normative dell’Ue per il quarantennio 2010-2050, fornendo esempi di analisi dei progressi realizzati. Una definizione a nostro avviso corretta, ma interpretabile in quanto non sembra presupporre il concetto di limite. Ad esempio l’uso per quanto efficiente di una risorsa può comunque condurne al sovra sfruttamento. Minando quindi gli equilibri di un pianeta che resta finiti nei suoi limiti fisici.

La risposta sulla green economy sta nella sua definizione data dall’Aea: «E’ un modello economico che mira ad aumentare la prosperità, utilizzando le risorse in modo efficiente, oltre a mantenere la resilienza dei sistemi naturali che sostengono la società». Con il suo “Environmental indicator report 2012”, l’Aea ha intrapreso la sua prima analisi dei progressi fatti in Europa nella transizione verso la green economy, utilizzando indicatori per valutare l’efficienza delle risorse e per affrontare la resilienza degli ecosistemi. I risultati dimostrano un andamento “misto”, anche se suggeriscono che l’Ue abbia fatto più progressi nel migliorare l’efficienza delle risorse che nel salvaguardare la resilienza degli ecosistemi.

Il direttore esecutivo dell’Aea, Hans Bruyninckx, ha detto che «Questo rapporto dimostra che, mentre siamo riusciti a concordare una vasta gamma di politiche per la protezione dell’ambiente, l’attuazione di queste politiche resta una sfida. Stiamo facendo alcuni progressi verso l’obiettivo dell’Ue di creare una green economy, ma dobbiamo mantenere alta la pressione fino al 2020 ed oltre».

“Towards a green economy in Europe” individua 63 targets giuridicamente vincolanti (legally-binding targets) e 68 obiettivi non vincolanti (non-binding) fissati dalla politica dell’Ue per il periodo 2010-2050. Dei 63 obiettivi giuridicamente vincolanti, 62 scadono nel 2020 o prima e l’Aea avverte che «La maggior parte degli attuali target e degli obiettivi possono essere visti come passi intermedi verso la transizione alla green economy, perché nella maggior parte dei casi eradicare i problemi richiederà un impegno a lungo termine, oltre il 2020».

Il nuovo quadro proposto dal rapporto rappresenta una base completa per valutare i progressi compiuti in passato e per prendere in considerazione le prospettive per soddisfare i futuri target ed obiettivi della politica ambientale europea. L’Aea riassume in 5 punti i progressi verso i target ambientali dell’Ue.

1) L’Ue ha l’obiettivo non vincolante di ridurre entro il 2020 il consumo di energia a livelli del 20% inferiori alla proiezioni business-as-usual . Sebbene questo implichi che il consumo debba essere poco inferiore al livello della metà degli anni ‘90, il trend da allora è stato verso l’alto. Quindi è probabile che il raggiungimento degli obiettivi al 2020 richiederà una più forte attuazione delle politiche e, eventualmente, ulteriori impulsi di politica.

2) Accanto a politiche volte a mitigare i cambiamenti climatici, l’Ue ha diverse politiche per aiutare gli Stati membri ad adattarsi. La Commissione europea incoraggia tutti gli Stati membri ad adottare strategie globali di adattamento. Entro la metà del 2013, 16 Stati membri hanno raggiunto questo obiettivo.

3) Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, l’Ue ha generalmente compiuto buoni progressi verso gli obiettivi di emissioni fissati nel 2010 dalla strategia tematica sull’inquinamento atmosferico . Il raggiungimento di tutti i target per il 2020 richiederà ulteriori sforzi. Solo nel caso del particolato fine (PM 2,5) c’è un evidente necessità di accelerare in modo significativo gli sforzi per ridurre le emissioni. Il modelling suggerisce anche che il raggiungimento degli obiettivi è tecnicamente fattibile per tutti gli inquinanti tranne che per le PM 2.5.

4) Secondo un altro obiettivo “non-binding”, entro il 2020 la produzione pro capite di rifiuti dovrebbero essere in forte declino. Ma l’Aea evidenzia che «La produzione di rifiuti mostra un trend che, se estrapolato, suggerisce che l’Ue dovrebbe mancare per poco il suo obiettivo per il 2020. Tuttavia, la tendenza è certamente ambigua ed il declino della produzione dei rifiuti dal 2007 è incoraggiante.

5) Gli Stati membri hanno anche un altro obiettivo legato ai rifiuti: lo smaltimento in discarica vicino allo zero entro il 2020, però tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, o meglio le politiche e le infrastrutture per gestire davvero tutto il ciclo dei rifiuti, tanto che il rapporto conclude: «L’estrapolazione dei trend point, con un calo da 179 kg pro capite nel 2011 a 114 kg pro capite nel 2020, in modo da raggiungere l’obiettivo di discarica vicino allo zero,  sembra richiedere un cambiamento radicale nelle pratiche di gestione dei rifiuti».

In questi cinque punti, sembrerebbe che come al solito siano negletti i flussi di materia, che per un orizzonte di sostenibilità devono essere contabilizzati e ridotti al pari di quelli di energia e che quindi dovrebbero godere della stessa considerazione. In realtà nel testo si legge, anche se sotto il capitolo “Rifiuti” (significativo pure questo), la volontà di perseguire il piano Resource Efficient Europe che noi sappiamo bene aver assai chiara l’importanza della materia e della sua rinnovabilità. Una magra consolazione, comunque, perché tutti coloro che a differenza di noi non avranno voglia di leggersi le 50 e passa pagine del documento, si fermeranno a dar notizia se va bene delle sole iniziative – buone sia chiaro ma non esaustive – per contrastare i cambiamenti climatici e dare alternativa e rinnovabilità all’uso dell’energia.