Questi servizi energetici da soli rappresentano la metà del nostro fabbisogno

Ue, scaldarsi e raffrescarsi con le rinnovabili darebbe risparmi per 11,5 miliardi di euro

Le incertezze sull’Ucraina dimostrano ancora una volta tutti i limiti della dipendenza energetica

[21 marzo 2014]

L’European geothermal energy council (Egec), assieme a Aebiom e Estif, che rappresentano rispettivamente le principali associazioni europee dei settori geotermia, biomasse e del solare termico, hanno inviato una lettera aperta ai capi di Stato e di Governo, in vista del loro incontro a Bruxelles (che è stato appena rimandato, ndr) per decidere i nuovi obiettivi proposti dalla Commissione Europea per il pacchetto clima-energia dopo il 2020, in cui raccomandano l’importanza di ricorrere ad un aumento del ricorso alle energie rinnovabili  nel settore del riscaldamento e raffreddamento.

«Le crescenti incertezze sulla crisi in Ucraina – scrivono le tre associazioni – dimostrano ancora una volta tutti i limiti della dipendenza energetica dell’Europa. Questa dipendenza ha indebolito l’influenza geopolitica dell’Europa sulla scena internazionale e ha alimentato la drammatica caduta del PIL».
Secondo i dati Eurostat, circa un terzo del greggio totale (34,5%) e del gas naturale (31,5%), importati dall’Unione Europea nel 2010, provengono dalla Russia. E solo nel 2012 l’Unione europea ha speso 545 mila miliardi di Euro, che corrispondono al 4,2 % del suo PIL, per l’importazione di combustibili fossili.
Parte di tale combustibile (sotto forma di gas naturale e gasolio ) – si legge nella lettera – viene utilizzato per il riscaldamento delle nostre case, dei nostri uffici o per scopi industriali. Questi servizi energetici da soli rappresentano la metà del fabbisogno energetico dell’UE. In questi settori, tuttavia, sarebbero già  disponibili soluzioni energetiche basate sull’uso di rinnovabili e che, combinate con misure di efficienza energetica, sarebbero un’utile alternativa per diminuire la nostra dipendenza dai combustibili fossili e per ridurre l’impatto sull’ambiente delle emissioni derivanti dal loro uso.

Raggiungere il consumo di energia rinnovabile supplementare nel settore del riscaldamento e raffreddamento previsto dagli Stati membri tra il 2011 e il 2020, potrebbe consentire all’UE di ridurre l’importazione di gas naturale da paesi terzi per l’equivalente di 35 Mtep all’anno dal 2020. Considerati i prezzi all’importazione correnti (11,5$/MMBtu o 8,4Euro/MMBtu) raggiungere questi obiettivi farebbe risparmiare all’UE, nel suo insieme, circa 11,5 miliardi di euro l’anno.

In vista della discussione del prossimo Consiglio europeo sulle politiche climatiche ed energetiche dell’Unione europea oltre il 2020 – scrivono le tre associazioni – vi è dunque una grande opportunità per correggere la mancanza di consapevolezza e di sostegno politico alle energie rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento.

La decarbonizzazione del settore energetico non deve essere considerata come un peso, ma piuttosto come un’opportunità per la rinascita dell’industria europea. Impegni chiari sulle energie rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento e la volontà di  aumentare l’efficienza, significa maggiore indipendenza energetica dell’UE. Significa inoltre aumentare la nostra bilancia commerciale e creare le opportunità per nuova occupazione locale, oltre a garantire ai cittadini e alle industrie prezzi dell’energia stabili e più convenienti.