E gli impianti per gestire gli speciali? Rossi: «Bisogna che siano costruiti dagli stessi imprenditori». Confindustria Toscana Nord: «La Regione dovrebbe individuare una zona»

Un comitato regionale di coordinamento per gestire le eccedenze di rifiuti urbani tra Ato

Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato una modifica che «unisce le esigenze di efficienza del sistema con quelle legittime dei territori», con un «ruolo pianificatorio forte affidato alla Regione»

[21 novembre 2018]

Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato ieri a maggioranza una modifica alle “Norme per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati”, ovvero alla legge 25/1998. Nel mirino è finito l’articolo 25, ovvero quello dedicato alla gestione dell’eccedenza nei casi in cui non venga rispettata la prevista autosufficienza nella gestione dei rifiuti urbani a livello di ambito territoriale ottimale (Ato). Un tema di grande attuale vista la carenza impiantistica per la gestione dei rifiuti – urbani e non – che gli operatori del settore lamentano da tempo, con lacune particolarmente evidenti in territori come quello dell’Ato centro dopo lo stop al termovalorizzatore di Case Passerini.

Con voto contrario di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, oltre all’astensione di Movimento 5 Stelle, Sì-Toscana a sinistra e gruppo misto/Tpt, il Consiglio regionale ha modificato l’art. 25 prevedendo l’istituzione di un comitato regionale di coordinamento, con funzione di monitoraggio e verifica rispetto all’attuazione delle convenzioni tra Ato, con particolare riferimento alla gestione dei flussi dei rifiuti destinati a impianti di trattamento fuori dai confini dell’Ambito. Nel testo di legge restano inalterate le convenzioni interambito per lo smaltimento dei rifiuti in un ambito diverso da quello di provenienza, mentre il nuovo organismo va a concretizzare una “cabina di compensazione” attraverso un ruolo pianificatorio della Giunta, che risiede nella facoltà di approvare, con propria deliberazione, specifiche disposizioni operative sulla gestione dei flussi. La Regione potrà inoltre sostituirsi in caso di inerzia degli Ato, o se le disposizioni fossero disattese.

Secondo il presidente della commissione Ambiente, Stefano Baccelli (Pd), il risultato è una normativa che «unisce le esigenze di efficienza del sistema con quelle legittime dei territori», con un «ruolo pianificatorio forte affidato alla Regione». Per Tommaso Fattori di Sì-Toscana a sinistra, che si è comunque astenuto parlando di una «strada obbligata per scelte non prese», si tratta invece di «un modo per istituire surrettiziamente un Ato unico senza avere il coraggio di farlo apertamente». Nel ricordare che gli uffici tecnici hanno ammesso che ci vorranno «almeno diciotto mesi per il nuovo Piano regionale rifiuti e bonifiche (Prb)» inizialmente annunciato entro la fine dell’estate 2018, il capogruppo del Movimento 5 Stelle Giacomo Giannarelli (astenuto) ha sottolineato come il tema centrale in fatto di rifiuti dovrebbe essere la «pianificazione regionale»; anche la Lega con la capogruppo della Elisa Montemagni (voto contrario) ha ricordato di «aspettare un Piano regionale che non arriva». Nel mentre però i rifiuti continuano ad essere prodotti, e devono essere gestiti.

«Questa legge non ha chissà quali pretese, vuole risolvere un problema immediato. Ci vuole tempo per fare un Piano davvero fortemente innovativo. Abbiamo le idee molto chiare, ne daremo conto nei prossimi mesi», ha dunque ribattuto la vicepresidente del gruppo Pd, Monia Monni, spostando il dibattito sul tema dei termovalorizzatori: «Siamo a favore degli impianti di termovalorizzazione che fanno parte del ciclo virtuoso dei rifiuti», ma con lo stop a Case Passerini il contesto regionale «è cambiato e non si può far finta che non sia così». Riprendendo quanto detto da Monni in fatto di mancanza di impianti, Baccelli ha confermato che «una parte residua (dei rifiuti, ndr) va comunque mandata da qualche parte e due sono le opzioni: inceneritore o discarica. Personalmente preferisco il primo».

Sullo stesso tema, ma riguardante il lato dei rifiuti speciali (10,5 le milioni di tonnellate prodotte sul territorio nel 2016, contro le 2,3 di rifiuti urbani) è intervenuto ieri anche il governatore Enrico Rossi, rispondendo alle ripetute sollecitazioni mosse dalle categorie economiche regionali che lamentano una carenza sistemica negli impianti necessari per poter gestire gli scarti delle loro filiere produttive, scarti che – è utile ricordare – esitano anche dal riciclo come da ogni processo produttivo: «Stiamo cercando delle soluzioni in Toscana. Gli impianti per lo smaltimento dei rifiuti speciali non può costruirli il pubblico – dichiara Rossi – ma bisogna che siano costruiti dagli stessi imprenditori. Siamo disposti a dare tutte le risposte che devono essere date agli imprenditori che ci vengono a chiedere di costruire gli impianti. Non c’è dubbio che lo smaltimento dei rifiuti sia un investimento che garantisce anch’esso l’attrattività. La produttività del distretto lucchese della carta, ad esempio, aumenterebbe moltissimo, se si riuscisse a risolvere il nodo dello smaltimento con un termovalorizzatore di un’industria privata in grado di generare energia». Un’apertura che – come riporta il quotidiano locale La Nazione – non è sfuggita a Marcello Gozzi, direttore di Confindustria Toscana Nord: «Nelle parole di Rossi c’è un elemento di grande positività: il via libera alla realizzazione degli impianti. La Regione dovrebbe individuare una zona. Non siamo noi che abbiamo la gestione del territorio. Ma già aver ricevuto questa apertura da parte di Rossi è un passo importantissimo».

L. A.