Un Piano per il lavoro oltre il referendum sui voucher

[12 gennaio 2017]

La Corte costituzionale ha esaminato ieri le tre richieste di referendum sottoposte al suo giudizio, ammettendone due  – “abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti” e “abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)” -, e bocciando la terza, inerente il referendum sulla “abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi”.

Per il segretario generale della Cgil – e dunque leader della campagna referendaria – Susanna Camusso quello dei voucher è uno strumento «malato» il cui utilizzo è cresciuto del 27.000% negli anni di crisi 2008-2016, e bisognerebbe avere il coraggio di «azzerarlo. Ci vuole – ha detto – una riforma per una contrattualizzazione pulita e esplicita che regolamenti il lavoro occasionale. Parte ora la campagna referendaria e da oggi chiederemo tutti i giorni al Governo di fissare la data in cui si voterà per referendum su voucher e appalti». La finestra elettorale spazia tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi, a meno che la mannaia delle elezioni politiche non arrivi prima.

Anziché semplice scontro brutale tra due fronti contrapposti, potrebbe essere l’occasione per rispolverare nel dibattito pubblico il rinnovato Piano del lavoro proposto proprio dalla Cgil nel settembre scorso, il cui intento è quello di promuovere la creazione di 1,6 milioni di posti di lavoro qualificati e green (indirizzati in primo luogo a giovani e donne, categorie tra le più colpite dalla crisi e legate al giogo dei voucher) impegnando 30,5 miliardi di euro in 3 anni, ovvero meno di quanto stanziato dal governo Renzi per decontribuzione, riduzione dell’Irap e cancellazione della Tasi. Un Piano sul quale il confronto politico non si è mai sviluppato, bloccando come in molte altre occasioni il dialogo sulle possibili alternative per frenare disoccupazione e precarizzazioni galoppanti, e alimentando così uno scontento da ultimo sfociato nella polarizzante, inefficacie ma unica valvola di sfogo dei referendum.