Un sacco di carbone a Chicco Testa. Blitz di Legambiente all’assemblea di Assoelettrica

«Assurdo destinare 5 miliardi di sussidi alle fonti fossili, che producono inquinamento»

[27 giugno 2013]

Oggi Legambiente ha fatto un blitz per ricordare al presidente di Assoelettrica, Chicco Testa (che dal 1983 al 1987 fu primo presidente dell’allora Lega per l’Ambiente), che «La strada delle fonti fossili non porta da nessuna parte. Carbone e nucleare non sono delle fonti miracolose, non migliorano l’Italia, ma producono inquinamento locale e globale, hanno impatti negativi sulla salute delle persone ed aumentano il costo delle bollette. L’unica strada realmente percorribile è quella delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, intese come volano di crescita economica, di sostenibilità ambientale perché anche in grado di ridurre i costi delle bollette delle famiglie».

Il sit-in di Legambiente, organizzato davanti la sede dell’assemblea di Assoelettrica a Roma è stato una protesta per dire «Basta ai sussidi alle fonti fossili, alle quali sono stati destinati ben 5 miliardi di euro in bolletta tra sussidi, oneri impropri, sconti in bolletta a grandi consumatori di energia elettrica», ma anche l’occasione per consegnare un non gradito regalo, un sacco di carbone e una foto di quando, da giovane, si batteva contro le fonti fossili e per un mondo pulito, a Chicco Testa, che in questi giorni ha continuato a fare dichiarazioni anti-ambientaliste ed eco-scettiche ed a chiedere altri sussidi per salvare le centrali termoelettriche in crisi. Gli ambientalisti sottolineano che «L’attuale presidente di Assoelettrica, ex presidente di Legambiente e ex membro del cda di Enel, sembra, infatti, aver dimenticato la sua lotta contro il vecchio e inquinante carbone».

Il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, ha  ricordato che «L’Italia importa il 97% di petrolio, carbone e gas utilizzati. Per liberare il Paese da questa dipendenza, tutelare l’ambiente e la salute delle persone, sostenere la ripresa dell’economia e dell’occupazione, occorre cambiare modello energetico riducendo consumi e importazioni e cancellando questi assurdi 5 miliardi di sussidi destinati alle fonti fossili, veri e propri regali dati a chi inquina. La via maestra da seguire è quella delle fonti pulite e efficienti, da promuovere, sviluppare e incentivare in tutto il territorio. Pertanto chiediamo al Governo e al Parlamento di fare chiarezza sui 5 miliardi di sussidi e di non fermare lo sviluppo delle fonti rinnovabiliÈ il momento di fare scelte coraggiose nell’interesse di famiglie e imprese e definire una vera strategia di sviluppo delle energie rinnovabili».

Ormai è chiaro che la riallocazione delle risorse economiche e degli incentivi già oggi esistenti è importante che cambi in direzione della sostenibilità, di quella dei flussi d’energia come in quella dei flussi di materia.

Proprio sulla questione degli incentivi alle rinnovabili, che Assoelettrica e una gran parte dello schieramento politico ritengono la causa i dell’aumento delle bollette, Legambiente nel suo dossier “Come ridurre le bollette agli italiani”, ribatte invece che «Le famiglie e le imprese italiane pagano proprio la dipendenza del nostro Paese dalle importazioni da fonti fossili. È infatti l’aumento del prezzo del petrolio ad aver generato l’abnorme aumento avvenuto negli ultimi dieci anni. Nelle bollette la voce legata al prezzo del petrolio è, infatti, passata da 106,6 euro a 293,96».

Secondo Edoardo Zanchini, vice presidente e responsabile energia di Legambiente, «I cittadini italiani guardano con sempre più favore alle fonti rinnovabili ma oggi la strada per chi vuole puntare sul solare è chiusa. Sono infatti stati cancellati gli incentivi per il fotovoltaico anche per le famiglie e persino per gli interventi di sostituzione dei tetti in amianto. È un errore gravissimo togliere questa possibilità in un momento di crisi come questo, e proprio per chi avrebbe più bisogno di un risparmio in bolletta. Per queste ragioni chiediamo al Governo di ripristinarli al più presto».

Il Cigno Verde evidenzia un’altra incongruenza che oltre che economica ed ambientale è anche sociale: «Con la fine del sistema di incentivi in Conto Energia diventa, infatti, impossibile realizzare un impianto solare per coloro che non hanno reddito da detrarre o che guadagnano poco (pensionati, lavoratori precari, ecc.), ai quali è preclusa la strada delle detrazioni fiscali (55-65 %) e ai quali nessuna banca presterà mai le risorse necessarie». Invece, per gli ambientalisti, proprio il successo di produzione delle fonti rinnovabili, che hanno garantito oltre il 28% di produzione rispetto ai consumi nel 2012, oltre il 50% della produzione nel mese di maggio, dimostrano questa «E’ la strada più lungimirante per rispondere ai problemi di famiglie e imprese. E i vantaggi sono dimostrati dalla riduzione del Pun, il prezzo unitario nazionale dell’energia, proprio nelle ore in cui è più rilevante il contributo del fotovoltaico. Ad esempio il 16 giugno tra le 14 e le 15, per la prima volta nella storia, il prezzo d’acquisto dell’energia elettrica (Pun) è sceso a zero su tutto il territorio nazionale. In quelle ore della giornata energia solare, eolico e idroelettrico hanno generato il 100% dell’elettricità. Un evento atteso da tempo, sintomo di un cambiamento in atto. Inoltre le energie alternative hanno permesso anche vantaggi in termini di riduzione di consumi, di importazioni di combustibili fossili, e soprattutto hanno creato nuovi posti di lavoro».

Il Cigno Verde è sempre più convinto che «Occorre spingere tutte le forme di au­toproduzione di energia elettrica e termica, perché così diventa possibile sviluppare le rinnovabili senza incentivi e realizzare risparmi in bolletta per imprese e famiglie. Ma per realizzare questo cambia­mento occorre un intervento normativo da parte dell’Autorità, che renda possibile il superamento di barriere e divieti oggi anacronistici che favoriscono solo centrali vecchie e inquinanti».