Il peso della crescita sostenibile (ecologica) nelle priorità dell’Ue

Una rinascita industriale per superare la crisi economica europea

Presto il Piano d'azione per l'acciaio della Commissione

[6 giugno 2013]

Dalla Conferenza “Una rinascita industriale” in corso a Bruxelles  arriva un messaggio chiaro: «C’è una cosa che questa crisi ci ha insegnato: per resistere alle fasi di congiuntura negativa l’Europa ha bisogno di un settore industriale forte».

La conferenza, presieduta dal presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e dal commissario all’industria Antonio Tajani, esamina i modi in cui le iniziative nazionali ed europee possono massimizzare l’efficacia degli interventi dell’Ue e fa il punto sull’iniziativa faro in materia di politica industriale. In una tota la Commissione europea evidenzia che «Si guarderà in particolare alla necessità di invertire l’attuale tendenza all’evoluzione negativa dell’industria nell’Unione europea, sottolineando il ruolo di motore della crescita dell’industria manifatturiera. Ad esempio, può l’Europa fare di più per coordinare le politiche industriali attuando una partnership che coinvolga sia soggetti europei e nazionali che l’industria e le imprese? Le prospettive a breve termine dell’economia europea rimangono deboli nonostante alcuni segnali di ripresa. Oggi è ampiamente riconosciuto che l’industria manifatturiera è un motore di crescita, occupazione, produttività, ricerca ed esportazione. È dunque ora di intensificare le azioni che aumentano la partecipazione dell’industria nell’economia. È l’unico modo di affrontare l’eredità più tenace della crisi: la grave erosione della base industriale in molti Stati membri dell’Ue.

La conferenza discuterà del Patto industriale per l’Europa che dovrebbe essere approvato dal Consiglio europeo del febbraio 2014, che sarà dedicato alla competitività e alla politica industriale.

Il progetto della Commissione europea punta ad aumentare il contributo dell’industria al Pil dell’Ue dal 15,2% al 20% entro il 2020 ed a Bruxelles ci si sta concentrando sui progressi compiuti e sulle altre azioni urgenti che siano in grado di portare benefici immediati per contribuire a ripristinare la crescita industriale.

In un documento Ue si legge: La crisi in corso costituisce uno stimolo ancora più forte a continuare ad attuare politiche di inversione di tendenza. L’Europa deve sfruttare i propri punti di forza: L’industria dell’Ue è tuttora un leader mondiale in una vasta gamma di settori manifatturieri, tra cui il settore automobilistico, chimico, dei macchinari e dei metalli; In questi ultimi anni la quota dell’Ue delle esportazioni mondiali è diminuita, ma nel complesso ha resistito con forza notevole alla forte crescita della Cina e di altre economie emergenti. L’industria europea continua a essere parte integrante della soluzione». La conferenza esamina in particolare come le azioni nazionali ed europee possono massimizzare l’efficacia degli interventi Ue e come l’Europa possa impegnarsi maggiormente per coordinare le politiche industriali attuando una partnership. Si discute anche del ruolo centrale e del livello di impegno dell’industria. Alla questione fondamentale dell’accesso ai finanziamenti sarà dedicato un panel specifico.

Ma quale è la situazione dell’industria europea? Secondo la Commissione, «La crisi iniziata nel 2008 ha avuto un profondo impatto sull’industria dell’Ue, con una notevole perdita di posti di lavoro (circa 3,8 milioni) e livelli di produzione diminuiti di più del 12% rispetto a prima della crisi. L’impatto è variabile a seconda dei settori (quelli ad alta tecnologia, come i farmaceutici, affrontano meglio la situazione di quelli a media e bassa tecnologia) e degli Stati membri, alcuni dei quali, come la Polonia e la Slovacchia, sono in una fase positiva mentre altri, come la Grecia e la Spagna, affrontano maggiori difficoltà. Complessivamente, se per la maggior parte dei settori manifatturieri non si osserva una vera e propria deindustrializzazione, è però anche vero che negli ultimi vent’anni si è registrata una relativa diminuzione del ruolo dell’industria nell’economia dell’UE e che, se l’Europa non assume la guida della “nuova rivoluzione industriale” attualmente in corso a livello mondiale, vi potrebbe essere un effetto negativo duraturo sulle prospettive di crescita e di occupazione. In effetti, il settore manifatturiero rimane il principale elemento trainante di produttività, ricerca e sviluppo ed esportazioni».

L’aggiornamento della comunicazione sulla politica industriale dell’ottobre 2012 delinea la strategia per invertire il declino del ruolo dell’industria nell’Ue e passare dal 15,6% del PIL nel 2011 al 20% entro il 2020. La comunicazione annuncia azioni in quattro settori principali: 1. gli investimenti nelle nuove tecnologie e nell’innovazione; 2. l’accesso ai mercati; 3. l’accesso ai finanziamenti e ai mercati dei capitali; 4. il capitale umano e le competenze. La Commissione sta attuando misure concrete in tutti e quattro i settori

Per la Commissione «Occorre dunque incrementare gli investimenti nell’industria e in particolare nelle tecnologie e nelle innovazioni che daranno all’Europa un ruolo guida nella nuova rivoluzione industriale oggi in corso nel mondo. Per questo abbiamo bisogno di un insieme coerente di iniziative programmatiche in settori quali innovazione, accesso ai finanziamenti, mercato interno e commercio internazionale, energia e ambiente, qualifiche professionali e occupazione. Per fare un esempio, l’Europa non attirerà nuovi investimenti industriali se il divario con i prezzi dell’energia in altre regioni del mondo continuerà ad ampliarsi. In seguito a una richiesta del Consiglio europeo del 22 maggio, la Commissione riesaminerà questa problematica entro la fine dell’anno». L’esecutivo europeo è convinto che per uscire dalla recessione l’Europa deve attirare investimenti dai paesi terzi.

Ma quale è il peso della crescita sostenibile (ecologica) in queste priorità? «Opportunità di crescita sostenibile (ecologica) esistono in tutti i settori industriali – afferma il documento dell’Ue diffuso in occasione della conferenza – . In particolare, le esportazioni e il mercato interno offrono buone prospettive anche per gli Stati più in difficoltà. I quattro settori principali privilegiano attività che consentono di sfruttare meglio il potenziale, fra l’altro, della produzione sostenibile, di auto più pulite o delle reti intelligenti (vedi sotto). Fra breve si avvierà una consultazione pubblica su un piano d’azione per l’imprenditorialità ecologica, che dovrebbe contribuire all’azione dell’UE a favore della crescita sostenibile».

La Commissione Ue traccia un quadro di quanto fatto finora:

Gli investimenti nell’innovazione sia nei nuovi settori in forte crescita che in quelli più tradizionali hanno un ruolo importante per migliorare la competitività delle imprese dell’Ue. Sei task force della Commissione sono impegnate in azioni per promuovere l’innovazione nei seguenti settori: mercati delle tecnologie di fabbricazione avanzate per la produzione pulita; mercati delle tecnologie abilitanti fondamentali; mercati dei bioprodotti; politica industriale sostenibile, edilizia e materie prime sostenibili; veicoli puliti; reti intelligenti.

La Commissione ha istituito delle task force specializzate, che hanno definito tabelle di marcia per ogni linea d’azione. A settembre la Commissione riferirà sui progressi compiuti. I primi risultati della mappatura evidenziano la necessità di: concentrare le azioni sull’istituzione di partnership pubblico-privato, cooperare con la Bei (valutando con essa appositi strumenti finanziari), definire le esigenze in materia di normazione, riesaminare le norme sugli appalti pubblici, preparare organi per le competenze settoriali, raccogliere e promuovere le migliori pratiche degli Stati membri.

A questo riguardo la Commissione sta ultimando il programma di lavoro annuale strategico dell’Unione per la normazione europea (da adottare prima della pausa estiva) e preparando l’attuazione del programma quadro di ricerca Orizzonte 2020. Inoltre ha firmato un accordo con la Bei per favorire i progressi delle tecnologie abilitanti fondamentali, al fine di garantire un migliore accesso ai finanziamenti per gli investimenti in tali tecnologie. Per quanto riguarda la priorità “veicoli puliti”, la Commissione ha adottato la strategia per i carburanti alternativi, che include la proposta legislativa per l’introduzione delle infrastrutture per i sistemi di propulsione alternativi. Quanto alle biotecnologie, la Commissione ha lanciato l’Osservatorio per la bioeconomia, con l’obiettivo di rendere accessibili al pubblico i dati raccolti per mezzo di un apposito portale web nel 2014.

Venendo ad un tema molto scottante in Italia (e non solo), la Commissione Ue dice che «La siderurgia ha un futuro in Europa» e nei prossimi giorni presenterà il suo Piano d’azione per l’acciaio, che «Propone azioni congiunte e concertate della Commissione, degli Stati membri e dell’industria per promuovere la domanda di acciaio. Si proporranno ulteriori azioni per migliorare l’accesso ai mercati esteri, garantire costi dell’energia non proibitivi, riequilibrare il contesto internazionale delle politiche per il clima, favorire l’innovazione e assistere le ristrutturazioni».

Per ridurre gli oneri amministrativi  a fine 2012 la Commissione ha lanciato un nuovo programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione (Refit) per esaminare tutto il corpo del diritto comunitario e individuare oneri, lacune e incoerenze da correggere. In tutti i casi in cui lo riterrà opportuno la Commissione proporrà correzioni e adeguamenti. I risultati del programma Refit saranno pubblicati quest’estate. Il programma sarà anche una risposta alle preoccupazioni sollevate dalle imprese nell’ambito della consultazione “Top 10” .

Intanto l’Ue analizza l’impatto sulla competitività di tutte le proposte programmatiche: snellire la burocrazia e ascoltare la voce delle imprese sono ormai da anni elementi fondanti del lavoro della Commissione. Per quanto possibile, la Commissione tiene conto di questi impatti in fase di elaborazione delle proposte legislative e lavora per semplificare l’attuale contesto normativo. A tal fine, attua diversi strumenti e iniziative strategici:

La globalizzazione rende necessari il miglioramenti del funzionamento del mercato interno e l’apertura dei mercati internazionali, con non pochi problemi di competitività, in particolare con lgi Usa, dove i sevizi alle imprese risultano migliori. L’altro grosso problema per le imprese è l’accesso delle imprese ai finanziamenti e ai capitali. A marzo è stato adottato il Libro verde sul finanziamento a lungo termine dell’economia europea. Una delle questioni chiave affrontate è se la dipendenza, storicamente forte, dell’Europa dalle banche per il finanziamento degli investimenti a lungo termine sia destinata a lasciar spazio – e debba lasciar spazio – a un sistema più diversificato, con una quota significativamente più elevata di finanziamento diretto sul mercato dei capitali e una maggiore partecipazione degli investitori istituzionali o altre alternative. Le necessità di finanziamento delle Pmi meritano particolare attenzione, perché possono sostenere la crescita a lungo termine. La proposta di istituire un “Fondo europeo di venture capital” dovrebbe essere adottata formalmente prima dell’estate. Si tratta di un fondo che faciliterà la raccolta di capitali transfrontalieri e creerà un vero mercato interno per i fondi di venture capital. Con l’aiuto di un passaporto europeo i gestori dei fondi potranno commercializzare i loro fondi in tutta l’Ue. La Commissione e la Bei stanno lavorando all’elaborazione di nuove formule che siano adatte a finanziare investimenti industriali, soprattutto per l’innovazione, il risparmio energetico e la crescita sostenibile.

Secondo il documento Ue: «Nonostante l’espansione della massa monetaria proveniente dalla Bce, l’eccesso di liquidità fatica ad alimentare l’economia reale, specialmente le PMI. Infatti, i prestiti bancari alle Pmi espressi in percentuale sul Pil sono diminuiti drasticamente dall’inizio della crisi a questa parte. Secondo sondaggi della Bce sull’accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese, le differenze fra gli Stati membri dell’area dell’euro sono impressionanti. Mentre le PmiI tedesche hanno beneficiato di un relativo ammorbidimento delle condizioni del credito bancario, in altri ppaesi la situazione è molto diversa. La percentuale di Pmi che incontrano difficoltà di finanziamento è salita al 51% in Spagna ed è rimasta al 64% in Grecia nel periodo fra ottobre 2012 e marzo 2013. Inoltre, la mancanza di alternative per convogliare liquidità verso le PMI ha portato a livelli di liquidità molto diversi fra Pmi e imprese più grandi. Alcuni calcoli contenuti nota mensile di aprile suggeriscono che l'”eccesso di liquidità” nel settore industriale è aumentato allo scoppiare della crisi fino a raggiungere un picco del 7,4% del Pil  nel 2010 e riportandosi al 6,7% nel 2011, rispetto a una media del 5% del PIL nel periodo 2005-2011. Questo dato suggerisce che, almeno per le imprese più grandi, la liquidità potrebbe non essere il principale ostacolo a una ripresa degli investimenti.

Presto ci sarà un problema di capitale umano e competenze: Entro il 2020 i posti di lavoro per personale altamente qualificato dovrebbero aumentare di 16 milioni di unità. Per questo, occorre fornire alla manodopera gli strumenti per adeguarsi alle trasformazioni industriali, migliorando soprattutto la capacità di anticipare le esigenze e gli eventuali squilibri. In questo campo, la Commissione mira soprattutto a promuovere ulteriormente la collaborazione tra datori di lavoro, lavoratori e autorità competenti. Ad esempio, è stata avviata la Grande coalizione per l’occupazione nel settore digitale per contribuire a occupare i 900.000 posti vacanti nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Tic) previsti in Europa entro il 2015, e la Commissione ha presentato la strategia “Ripensare l’istruzione” che comprende anche raccomandazioni agli Stati membri per modernizzare i sistemi di istruzione e formazione e garantire in particolare una maggiore attenzione allo sviluppo delle competenze trasversali e di base a tutti i livelli, soprattutto di quelle imprenditoriali e informatiche».

Ma l’’impegno attivo degli Stati membri e dell’industria resta fondamentale. Il Consiglio europeo ha accolto con favore l’aggiornamento della comunicazione della Commissione sulla politica industriale. «È ora essenziale esplorare e sviluppare ulteriormente le sinergie tra iniziative a livello nazionale e dell’Ue – conclude la Commissione – Per far fronte alla concorrenza di grandi economie come gli Stati Uniti e la Cina, l’Ue  deve rafforzare ulteriormente la coerenza nella propria politica industriale generale. Devono essere prese in considerazione circostanze e specificità nazionali e, di conseguenza, la Commissione rivolge raccomandazioni specifiche a ogni paese nell’ambito del semestre europeo. Gli sviluppi in materia di governance economica potrebbero preparare il terreno per un migliore coordinamento delle politiche microeconomiche e di competitività. L’industria deve cogliere l’opportunità di contribuire a fare gli investimenti necessari per dare all’Europa un vantaggio competitivo. L’industria ha accolto con favore il nuovo orientamento delle politiche dell’Ue, ma è necessario conoscere le misure adottate dal settore privato e le aspettative di quest’ultimo riguardo alle politiche europee e nazionali. Vi è l’urgente necessità di rilanciare gli investimenti nelle tecnologie e nell’innovazione. Le azioni della Commissione sono concepite per migliorare il clima degli investimenti e ripristinare la fiducia del settore privato».