Che fare di un’ex miniera? Il caso di Santa Barbara, la Toscana dove si estraeva carbone

Dal XIX secolo fino al 1994 vi sono state estratte 44 milioni di tonnellate di lignite. È ora di progettare un futuro diverso

[23 giugno 2017]

Oggi non è semplice associare l’immagine dei dolci colli toscani alla nera fuliggine del carbone, ma proprio qui – in un’area di circa 1.600 ettari che si estende tra Cavriglia (AR) e Figline e Incisa Valdarno (FI) – dal XIX secolo fino al 1994 è stata estratta lignite. Circa 44 milioni di tonnellate di carbone strappate dalle viscere della terra, fino alla prima metà del ‘900 con numerose miniere in galleria e poi con la coltivazione “a cielo aperto”, in quella che ancora oggi – sebbene non più attiva – rimane “la miniera di Santa Barbara”.

Indispensabile fonte per alimentare la siderurgia di San Giovanni Valdarno, la miniera di Santa Barbara si è trasformata nel tempo fino ad ospitare (e rifornire) a partire dalla metà degli anni ’50 una centrale termoelettrica; dal carbone la centrale è passata poi al meno impattante olio combustibile, fino all’entrata in servizio nel 2006 di una nuova unità a ciclo combinato (tuttora in funzione) da 392 MW, alimentata a gas naturale. Un vero percorso di “evoluzione industriale”, che continua ai nostri giorni con nuovi interrogativi: che fare della vecchia miniera?

Al termine dell’attività estrattiva sono stati eseguiti lavori di messa in sicurezza dell’area, con il riempimento parziale della cavità di estrazione profonde fino a 100 metri: in queste aree sono stati realizzati i bacini di Castelnuovo, Allori e San Donato e si è proceduto alla rinaturalizzazione dei luoghi favorendo lo sviluppo spontaneo di vegetazione ripariale e il ripopolamento ittico e faunistico; nel 2006 è stato stipulato un Protocollo di intesa tra Enel – proprietaria della centrale – ed enti locali che definisce gli interventi e gli obiettivi di destinazione d’uso di aree omogenee facenti parte del più ampio ambito di riassetto della miniera Santa Barbara, ma ancora non basta.

Ecco dunque che ieri Enel ha deciso fare un passo in più più con un ulteriore progetto, che applicherà i principi di Futur-e, programma lanciato dall’azienda per riqualificare i siti di 23 centrali termoelettriche – in Toscana si ricordano quelle di Livorno e Piombino, ad esempio – che hanno concluso il loro ruolo nel sistema energetico o stanno per farlo, rese obsolete dalla minore domanda di energia elettrica e dalla necessità di soddisfarla in modo più pulito, per combattere inquinamento e cambiamenti climatici.

Il progetto presentato ieri «va ad arricchire il percorso di riqualificazione del sito – ha spiegato Luca Solfaroli Camillocci, responsabile Generazione termoelettrica Italia di Enel –, coinvolgendo le comunità locali e gli stakeholder per individuare soluzioni in grado di generare valore condiviso».

In sostanza, entro dicembre verranno definiti i possibili scenari di sviluppo, con il supporto del politecnico di Milano e degli stakeholder del territorio, e con il coinvolgimento dell’Università di Firenze; a gennaio verrà poi lanciato un concorso di progetti, che riguarderà le unità dell’area e gli ambiti d’intervento definiti nella prima fase. Le proposte progettuali verranno valutate da Enel, istituzioni e mondo accademico per verificarne l’idoneità rispetto alle aspettative delle comunità locali, dello sviluppo sostenibile del territorio e l’integrazione con il progetto di riqualificazione già in essere.

«La miniera di Santa Barbara – secondo l’assessore regionale all’Urbanistica Vincenzo Ceccarelli – è stata uno straordinario motore di sviluppo per il Valdarno, ma oggi rappresenta un tema aperto da affrontare con urgenza per restituire alla comunità locale un patrimonio ambientale e magari una nuova occasione di sviluppo. Questo percorso che Enel sta avviando, nella prospettiva della riqualificazione e della valorizzazione dell’area, mi sembra un modo serio ed efficace per dare una risposta che sia in linea con le aspettative della popolazione e delle istituzioni».

Un entusiasmo condiviso dagli amministratori locali. Il sindaco di Cavriglia Leonardo Degl’Innocenti o Sanni parla di «opportunità unica per integrare i progetti di riassetto del territorio», mentre la prima cittadina di Figline e Incisa Valdarno, Giulia Mugnai, ritiene che «questo studio ci fornirà elementi importanti per centrare questo obiettivo e riqualificare un’area davvero strategica». In attesa che dallo studio si passi alla pratica: al contrario che per l’uomo, per la natura non è mai troppo tardi.

L. A.