Vandana Shiva, «Expo ultima chiamata per un nuovo modello agricolo, quello vecchio ha fallito»

Dal treno Verde lanciato l’appuntamento manifesto “Terra Viva”

[10 aprile 2015]

Oggi a Milano, in oggi occasione dell’ultima giornata del Treno Verde, l’iniziativa di Legambiente e Ferrovie dello Stato che quest’ano è stata dedicata al cibo ed all’agricoltura,  Navdanya International, l’associazione presieduta da Vandana Shiva, ha illustrato il percorso che va dalla Campagna per la libertà sui semi al Manifesto Terra Viva per Expo 2015.

A Navdanya sottolineano che «Se la campagna sui semi ha avuto lo scopo di richiamare l’attenzione di persone, comunità, istituzioni e governi, sulla necessità di difendere le sementi originarie dall’omologazione imposta dal modello agricolo industriale, oggi siamo all’ultima chiamata per una grande mobilitazione in difesa del suolo: l’appuntamento sarà all’Expo di Milano il 2 maggio».

La leader ambientalista indiana ha segato: «Il ventesimo secolo è stato dominato da un modello di agricoltura industriale derivato da tecnologie chimiche nate a fini bellici e centrato sui prodotti chimici e sui combustibili fossili. Quell’agricoltura è responsabile della perdita del 75% della biodiversità, dell’acqua e del suolo, è uno dei principali responsabili dell’effetto serra e dell’aumento della disoccupazione. E’ un sistema che non mira alla produzione di alimenti ma alla produzione di commodities, con l’80% dei cereali che viene trasformato in biofuel o mangimi per l’allevamento. L’agricoltura a cui auspichiamo invece restituisce fertilità al terreno attraverso metodi organici. Assicura prezzi giusti agli agricoltori in modo che possano restare sulle loro terre per continuare a produrre cibo per i cittadini e le comunità. Expo 2015 sarà il luogo in cui lanceremo, attraverso il Manifesto Terra Viva, questa nuova visione».

Maria Grazia Mammuccini, vicepresidente e portavoce in Italia di Navdanya International, ha concluso: «La positiva collaborazione con la campagna Treno Verde di Legambiente è stato anche un bellissimo un viaggio attraverso l’Italia per condividere esperienze, trasmettere e scambiare saperi comuni. E’ stato un modo per parlare con i cittadini, per coinvolgere i più giovani, far conoscere le nostre esperienze, e far capire che salvare i semi tradizionali vuol dire difendere la democrazia e la sicurezza alimentare. Ma è stato anche un modo per costruire e rafforzare alleanze per una nuova agricoltura fondata sul biologico e sulla biodiversità e in grado di restituire fertilità al suolo».