Ventotene, cambiare significa lasciare l’austerità per una rivoluzione verde delle nostre economie

Il commento di Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi europei, sul meeting nell’isola del Manifesto

[22 agosto 2016]

monica frassoni

La scelta fatta da Matteo Renzi di tenere il vertice con il presidente Hollande e il cancelliere Merkel a Ventotene è altamente significativa. È stato a Ventotene che tre giovani prigionieri dei fascisti, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, hanno scritto quello che sarebbe diventato il primo manifesto politico a chiedere l’unificazione democratica dell’Europa e una sovranità condivisa come l’antidoto alla guerra e al totalitarismo. Se si considera che il Manifesto ‘Per un’Europa libera e unita’ è stato scritto nel 1941 (quando la vittoria di Hitler sembrava ancora possibile) da persone che avevano trascorso in carcere una parte importante della loro giovinezza, si capisce il potere e l’ambizione della loro visione. Ambizione e visione è esattamente quello che ci occorre oggi. Insieme al cambiamento e all’unità.

Ciascuno dei tre leader che si riuniranno a Ventotene ha un’agenda diversa, in alcuni casi in contrasto con le altre. Ma tutti hanno bisogno di un’Unione europea in funzione e credibile se volgiono sconfiggere le voci di quanti stanno guadagnando consenso nei loro paesi sul’illusione che chiudere le società e costruire nuovi muri sia la risposta al disagio economico e sociale.

Questo vertice potrebbe finire per essere solo un favore personale a Renzi da parte di Hollande e Merkel, per sostenere il primo ministro italiano in un difficile momento economico e politico, in vista del referendum sulla riforma costituzionale che si terrà nel mese di novembre e in mezzo di un difficile negoziato in merito alla riduzione del debito pubblico. Oppure potrebbe essere l’apertura ad un cambiamento nel modo in cui agisce l’Ue e nelle priorità delle sue azioni. 

Cambiare significa andare decisamente fuori delle politiche di austerità e di una rigida interpretazione delle norme che nel corso degli ultimi anni hanno reso la crisi ancora peggiore in molte aree dell’Ue, e decidere a favore di una transizione ecologica delle nostre economie fossili e verso una rivoluzione delle nostre città e delle economie. Significa prendersi le responsabilità del continente più ricco del mondo e devolvere più risorse e attenzione a quanti sono in fuga da guerre e fame; significa definire una strategia di sicurezza comune all’interno della quale diritti umani e democrazia non siano solo parole vuote. Significa rifiutare l’idea di essere bloccati in una discussione infinita su come il Regno Unito lascerà l’Ue e sfidare apertamente l’intenzione di diversi governi degli Stati membri, in particolare alcuni tra quelli più nuovi, di indebolire ulteriormente il processo decisionale comune e smantellare le politiche europee.

Questo ‘reset’ non potrà avvenire solo con l’azione di un nuovo direttorio da parte dei tre leader nazionali. Sarà necessario il coinvolgimento e l’impegno delle istituzioni e dei cittadini europei. Nella situazione attuale quest’ultimo sarà il compito più difficile. Ma sono convinta che il messaggio di Ventotene sia ancora quello giusto.

di Monica Frassoni, co-presidente del Partito Verde Europeo