Il Wwf pubblica il nuovo Living Planet Report

Verso la sesta estinzione di massa: l’uomo sta uccidendo i due terzi delle specie del mondo

Dal 1970 al 2012 calo del 58%, ma «siamo ancora in grado» di invertire la rotta: una road map per l’Italia

[27 ottobre 2016]

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L’11esima edizione del Living Planet Report, una pubblicazione biennale del Wwf che analizza oltre 14.000 popolazioni di vertebrati di oltre 3.700 specie (dal 1970 al 2012), rimane in bilico: ha come sottotitolo Rischio e resilienza in una nuova era. La nuova era è quella dell’Antropocene, la prima nella storia del pianeta dove una specie – la nostra – può influenzare talmente in profondità il pianeta tanto da essere paragonata a una forza geologica su scala globale. Il rischio è molto concreto: entro il 2020 la popolazione globale di specie animali e vegetali potrebbe crollare del 67% a causa della perdita e/o degrado dei propri habitat, uno sfruttamento eccessivo delle specie, inquinamento, specie invasive e malattie, cambiamento climatico. Tutti fattori dove la mano dell’uomo calca pesante, e se si arriverà al collasso a rimetterci saremmo noi. La resilienza, infine, è l’opportunità di cambiare la storia che ancora rimane nelle nostre mani.

«Il mondo selvaggio sta scomparendo a un ritmo senza precedenti – ha dichiarato Marco Lambertini, direttore generale di Wwf Internazionale – Non stiamo parlando solo delle specie meravigliose che tutti amiamo: la biodiversità rappresenta la base stessa del buono  stato di salute delle foreste, dei fiumi e degli oceani. Senza le specie animali gli ecosistemi crolleranno e con loro i ‘servizi’ che la natura ci fornisce quotidianamente come la purificazione dell’aria, dell’acqua, il cibo e la difesa dai cambiamenti climatici. La buona notizia è che abbiamo gli strumenti per risolvere questo problema e dobbiamo usarli subito».

Il rapporto del Wwf utilizza il Planet index living, fornito dalla Società zoologica di Londra (Zsl), per monitorare le tendenze delle popolazioni di fauna selvatica: secondo il rapporto le popolazioni globali di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili si sono ridotte del 58% tra il 1970 e il 2012, il dato disponibile più recente, e tale profondo declino subito in neanche mezzo secolo preannuncia un crollo imminente di almeno due terzi entro il 2020. «È importante sottolineare che tuttavia, si tratta di declino e non ancora di estinzione e questo dovrebbe essere un campanello d’allarme per mettere in atto un Piano Marshall per il recupero di queste popolazioni», ha osservato Ken Norris, direttore scientifico della Società zoologica di Londra.

In che cosa dovrebbe consistere questo Piano Marshall contro l’estinzione di Massa, e come potrebbe contribuire il nostro Paese? Secondo le ricerche dello Stockholm Resilience Centre (i cui scienziati hanno collaborato alla redazione del rapporto Wwf), l’umanità ha già superato quattro dei nove confini planetari – clima, integrità della biosfera, flussi biogeochimici di azoto e fosforo e cambiamenti nell’uso del suolo – andando oltre le soglie di sicurezza dei processi del sistema Terra che sono critici per la vita sul pianeta e per la vita umana. Dobbiamo rientrare.

L’Italia deve provvedere, al più presto,alla realizzazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile in un maniera sinergica ed integrata con tutti gli organi di governo, in armonia con l’Agenda 2030 e i suoi 17 Obiettivi Onu (che anche il nostro Paese ha sottoscritto); a tal fine è rilevante la formalizzazione – avvenuta lo scorso 25 ottobre – del Comitato nazionale per il Capitale naturale (legge 221/2015) che dovrà realizzare il primo rapporto sullo stato del capitale naturale del nostro Bel Paese entro il febbraio 2017. Tale documento dovrà essere integrato nel processo di programmazione economica a partire dalla predisposizione del Def fino alla legge di Bilancio. Infine, il nostro Paese è chiamato a concretizzare l’assenso formale dato all’attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima che diventerà legalmente vincolante dal prossimo 4 novembre. La strada per lo sviluppo sostenibile è tracciata, serve ora il coraggio di seguirla.

«Continuando a oltrepassare i limiti biologici e fisici della Terra minacciamo il nostro stesso  futuro – ha commentato Donatella Bianchi, presidente di Wwf Italia – Questo è un momento decisivo perché siamo ancora in grado di sfruttare  le soluzioni per orientare i nostri sistemi alimentari, energetici, dell’economia e della finanza in una direzione più sostenibile, partendo dalla considerazione del Capitale naturale, cioè la vera ricchezza da cui tutti dipendiamo quella della natura, in tutti i processi economici e politici. Proteggere adeguatamente l’ambiente contestualmente allo sviluppo economico e sociale richiede un cambio radicale del sistema da parte dei singoli cittadini, delle aziende e dei governi passando da un approccio miope ad un approccio visionario che valorizzi le generazioni future».