Galletti e Calenda: «Il prossimo Governo avrà il compito di elaborare il Piano di azione»

Verso un modello di economia circolare per l’Italia, il governo si ferma ai preliminari

Aziende, associazioni amministrazioni pubbliche e privati cittadini indicano le priorità. Che verranno affrontate (forse) solo dopo le elezioni

[11 dicembre 2017]

Per l’Immacolata è arrivata in regalo dal ministero dell’Ambiente la versione finale di Verso un modello di economia circolare per l’Italia, il “documento di inquadramento e di posizionamento strategico” anticipato alcuni giorni fa dalle slide del ministro Galletti. All’inizio dell’estate il suo dicastero, insieme a quello dello Sviluppo economico, ha lanciato una consultazione pubblica per arricchire il documento già predisposto dalle istituzioni, in modo da rispondere più compiutamente ad una domanda cruciale: come traghettare l’Italia verso un’economia circolare, che sappia preservare il più a lungo possibile il valore delle risorse naturali di cui il nostro Paese è storicamente povero? Le risposte non sono mancate.

La partecipazione alla consultazione è stata infatti «molto ampia: oltre 300 tra rappresentanti delle pubbliche amministrazioni, piccole, medie e grandi aziende, associazioni, consorzi, organismi di certificazione e privati cittadini hanno fornito un contributo puntuale sia al documento che tramite le risposte al questionario». Da questa grande mole di spunti, come documentano i ministri Galletti e Calenda, è «fortemente emersa da più parti la necessità di intervenire» su 4 punti fondamentali (più uno), dettagliati come di seguito:

1) Revisione normativa al fine di semplificarne l’attuazione e migliorarne la coerenza;

2) Strumenti economici al fine di creare adeguati incentivi all’adozione di modelli di produzione e consumo circolari e sostenibili, promuovendo la transizione verso la riforma fiscale ambientale

3) Comunicazione e sensibilizzazione per informare i cittadini sui nuovi modelli di consumo, le amministrazioni centrali e locali sulle opportunità e i benefici legati al tema dell’economia circolare e favorire la collaborazione tra tutti gli attori dell’economia circolare – Pubbliche Amministrazioni, imprese, istituti di ricerca scientifica e tecnologica

4) Promozione della ricerca al fine di favorire l’innovazione e il trasferimento di tecnologie e la competitività dei settori industriali e della formazione di manager e tecnici per rispondere alle nuove esigenze dell’economia circolare

Inoltre, sottolineano dai ministeri, la misurazione della circolarità «è un altro requisito essenziale per dare concretezza alle azioni da perseguire in materia di economia circolare, verso una maggiore trasparenza per il mercato e per il consumatore».

Di tutto questo il documento Verso un modello di economia circolare per l’Italia dà ampiamente conto, ma non offre alcuna risposta: come già anticipato da Galletti, la palla passa infatti al prossimo governo, se e quando la vorrà raccogliere. «Questo documento – scrivono i due ministri – deve essere visto come un punto di partenza, una base condivisa per la realizzazione di quello che sarà il vero e proprio “Piano di azione nazionale sull’economia circolare” che dovrà indicare in modo puntuale gli obiettivi, le misure di policy e gli strumenti attuativi che saranno al centro del nuovo modello di economia circolare per l’Italia. Lasciamo al prossimo Governo, che avrà il compito di elaborare il Piano di azione, un documento che ha il merito di essere il frutto di un processo ampiamente partecipato e condiviso».

Nel frattempo tutte quelle imprese e soggetti già attivi nell’economia circolare (secondo l’ultimo rapporto Symbola e Unioncamere, tutta la green economy italiana assomma già oggi 2,9 milioni di lavoratori), per non parlare di quanti aspirano ad entrarvi, rimarranno una volta di più in attesa di una regia nazionale che sappia fornire quel quadro normativo stabile e razionale necessario per investire: semplificazione normativa, incentivi economici, buona comunicazione e ricerca possono attendere.