Verso la fine del Washington Consensus: in soffitta FMI e Banca Mondiale?

[15 luglio 2014]

Stanche del dominio degli Stati Uniti sul sistema finanziario globale – il famoso Washington consensus – , cinque potenze emergenti hanno annunciato (ma sono ancora voci di corridoio) che questa settimana lanceranno le proprie versioni della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.

Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa -i cosiddetti paesi BRICS – sono alla ricerca di “alternative per l’ordine mondiale esistente”, ha dichiarato Harold Trinkunas, direttore dell’Iniziativa America Latina presso Brookings Institution, uno dei più antichi e influenti thinkthank di Washington..

Al vertice che inizia oggi (fino a giovedì) a Fortaleza in Brasile, i cinque paesi sveleranno la loro versione del FMI: 100 miliardi dollari di fondi per la lotta contro le crisi finanziarie, denominato Contingent Reserve Arrangement. Tra gli obiettivi ci sarebbe anche l’idea di lanciare un’alternativa alla Banca mondiale, una nuova banca che farà prestiti per progetti di infrastrutture in tutto il mondo in via di sviluppo. Il FMI ha un patrimonio di oltre 300 miliardi dollari; la Banca mondiale, 490 miliardi dollari.

I cinque paesi BRICS investiranno ciascuno 10 miliardi di dollari nel fondo di credito, provvisoriamente chiamato “Banca nuovo sviluppo”.  I restanti 50 miliardi dollari arriverebbero man mano che altri Paesi aderiranno all’iniziativa..

Uno dei nodi da sciogliere (tra i BRICS) è quello di definire la sede centrale della nuova banca–cioè a Shanghai, Mosca, NewDelhi o Johannesburg. La scelta non è ininfluente e fa parte di una schermaglia più ampia per impedire che la Cina, la seconda più grande economia del mondo, domini la nuova banca allo stesso modo in cui gli Stati Uniti hanno dominato la Banca Mondiale, che ha sede a Washington.

Il blocco dei BRICS è molto variegato, e qui sta in parte la sua debolezza (ricalcando un po’ quanto già avvenne con “il nuovo ordine mondiale” proposto negli anni ’70-80), infatti comprende paesi con economie, obiettivi di politica estera e di sistemi politici molto diverse.

Ma qualunque siano le loro differenze, i paesi BRICS hanno il desiderio condiviso di avere più voce in capitolo nella politica economica globale. Dopo decenni di rapida crescita, i cinque paesi rappresentano quasi un quinto dell’attività economica mondiale. Ognuno ha avuto esperienze dolorose con dominio finanziario occidentale: hanno litigato con sanzioni economiche imposte dalle potenze occidentali. O che sono stati costretti a fare tagli di bilancio dolorosi e incontrare altre condizioni rigorose per qualificarsi per i prestiti del FMI di emergenza (i famosi “aggiustamenti strutturali”).

La Russia è stata gravata da debiti di miliardi di dollari nel 1990 che è riuscita a saldare con grosse difficoltà solo dal 2000. Da allora è stata riluttante a prendere ulteriori prestiti o per chiedere aiuto al Fondo Monetario Internazionale o altre istituzioni finanziarie occidentali, che sono ampiamente viste in Russia come predatori. “Abbiamo convenuto che è importante avere questa riserva, una sorta di mini-Fmi, nelle attuali condizioni di fuga di capitali” ha detto il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov prima di partire per l’America Latina con il presidente Vladimir Putin. “Il fondo sarà in grado di reagire prontamente ai deflussi di capitali, fornendo liquidità in valuta forte, in dollari, in questo caso”.

Prima di partire per il vertice, il nuovo primo ministro indiano Narendra Modi ha riconosciuto che “molte economie emergenti hanno sperimentato un rallentamento, che ha aumentatola sfida di perseguire uno sviluppo economico inclusivo e sostenibile.”

Il FMI e la Banca mondiale sembrano aver preso bene la sfida lanciata: “Tutte le iniziative che mirano a rafforzare la rete di istituti di credito multilaterali e di aumentare i finanziamenti disponibili per lo sviluppo e le infrastrutture sono i benvenuti”, ha detto la portavoce del FMI ConnyLotze. “Quello che è importante è che eventuali nuove istituzioni completano quelli già esistenti.”

Rispondendo ad una domanda sulla banca di sviluppo BRICS all’inizio di questo mese, il Presidente della Banca Mondiale Jim Kim ha detto: “Accogliamo con favore eventuali nuove organizzazioni…Noi pensiamo che la necessità di nuovi investimenti in infrastrutture sia massiccia, e pensiamo che possiamo lavorare molto bene e in cooperazione con una qualsiasi di queste nuove banche una volta che diventano una realtà”.  Certo adesso bisognerà vedere, al di là delle dichiarazioni di rito, cosa ne pensano veramente a Washington.