Fondamentali le scelte dei cittadini quando scelgono come investire i propri risparmi

Il volto buono della finanza esiste, e vale 715 miliardi di euro

Baranes: «Non siamo più di fronte a una nicchia ma a una realtà molto solida nel sistema italiano, che si sta mostrando molto migliore della media degli istituti di credito nazionali»

[29 novembre 2017]

Le banche etiche? Più solide dal punto di vista patrimoniale rispetto alle grandi banche tradizionali, più orientate a offrire servizi all’economia reale, meglio messe dal punto di vista della redditività ed esposte a minore volatilità e a minori rischi. Nel confronto tra i grandi gruppi di credito europei (le cosiddette “banche sistemiche”) e le banche etiche e sostenibili, queste ultime vincono su tutta la linea. Il risultato è contenuto nel 1° Rapporto sulla finanza etica e sostenibile in Europa, realizzato da tre giornalisti italiani (Mauro Meggiolaro, Emanuele Isonio e Matteo Cavallito) per conto della Fondazione Finanza etica e presentato ieri alla Camera dei Deputati.

Un’occasione per fare il punto su quanto vale il settore della finanza che rifiuta le logiche speculative e spregiudicate cui ci hanno abituato investitori senza scrupoli ed è invece orientato ad associare, al rendimento dei risparmi, anche un valore positivo in favore dell’ambiente, della collettività e del progresso sociale.

«La finanza etica recupera la missione originaria del sistema creditizio. Ed ha il merito di fondarsi sul valore della trasparenza – ha commentato la presidente della Camera Laura Boldrini al convegno, poco prima di aprire un proprio conto corrente in Banca Etica come forma di sostegno al settore – È significativo che Banca etica pubblichi sul proprio sito tutti i finanziamenti erogati. Questo ha un grande valore, soprattutto in un momento in cui le attività finanziarie troppo spesso sono oscure».

I numeri della finanza etica rivelati nel rapporto sono di tutto rispetto: anche tenendo le maglie molto strette per escludere fenomeni di “washing” di chi si dice etico senza esserlo, il comparto vale almeno 715 miliardi di euro. In pratica il 5% del Pil europeo. Un risultato reso possibile dalle ottime performance di banche etiche, fondi responsabili, green bond e microcrediti.

La rete delle 30 banche etiche e sostenibili europee (di cui fa parte l’italiana Banca Etica) possono ad esempio vantare su 39,8 miliardi di attivi e, a fine 2016, hanno concesso crediti per 29,33 miliardi a decine di migliaia di progetti per l’inclusione sociale, la tutela dell’ambiente, la cultura o la cooperazione internazionale.

Ancora più significativi i numeri dei fondi socialmente responsabili, che offrono ai risparmiatori titoli di Stato o azioni e obbligazioni di imprese quotate in Borsa, selezionate sulla base di criteri di sostenibilità: banditi ad esempio gli investimenti in armi da fuoco, gioco d’azzardo, tabacco e, sempre più spesso, fonti fossili. I numeri del comparto variano in base a quanto rigidi sono i criteri di esclusione, ma i valori rimangono di tutto rispetto.

Anche solo considerando gli investimenti in aziende “best in class” (le eccellenze che investono in energie rinnovabili e adottano sistemi di gestione ambientale certificati), la cifra totale ammonta a 493 miliardi. Ad essa si sommano poi altri 178 miliardi dei green bond, titoli obbligazionari verdi che servono ad aziende ed amministrazioni pubbliche per finanziare progetti ambientali. Un comparto che continua a macinare record dopo il boom segnato nel 2013-2014.

Nella ricerca trova spazio anche il comparto dei microcrediti produttivi, rivolti a startup e microimprese che, rifiutate spesso dal sistema bancario tradizionale perché i loro titolari sono considerati “non bancabili”, trovano nel circuito etico un interlocutore per vedere finanziati i propri progetti di business e una forma di accompagnamento per trasformare la propria idea in realtà concreta. A confronto degli altri settori citati, i numeri sono inferiori (2,54 miliardi nel 2015, ultimo dato disponibile attualmente) ma hanno comunque fatto la differenza per 750.000 europei.

«In questo quadro positivo l’Italia si posiziona molto bene – ha commentato Andrea Baranes, presidente della Fondazione Finanza Etica – Siamo il primo Paese ad avere approvato una legge che definisce cosa sia la finanza etica ed è incoraggiante per portare questo lavoro in Europa. Oggi l’italiana Banca Etica e la sua società di gestione risparmio Etica Sgr raccolgono circa 5 miliardi di euro di risparmio dei cittadini e 150mila clienti. Non siamo più di fronte a una nicchia e a un fenomeno di costume ma è una realtà molto solida nel sistema italiano e che si sta mostrando molto migliore della media degli istituti di credito italiani».

Per rafforzare ulteriormente il comparto, sono fondamentali le scelte dei cittadini quando scelgono come investire i propri risparmi: «I risparmiatori oggi, dal punto di vista dell’uso finale che viene fatto del loro denaro, sono mantenuti nell’ignoranza – osserva infatti Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica – Se si incentivassero sia le istituzioni finanziarie sia i cittadini ad avere ed esigere maggiore trasparenza sull’uso dei risparmi, questo potrebbe indirizzarli verso progetti di grande valore sociale e ambientale».

di Martina Valentini per greenreport.it