Il nuovo rapporto del Panda mette in fila più di 400 studi per un rilancio europeo sostenibile

Wwf, per l’Ue la produttività delle risorse naturali vale più del Piano Juncker

Per l’industria vantaggi fino a 630 miliardi di euro, e più risparmi dalle materie prime che dall’energia

[11 marzo 2015]

In occasione dell’incontro che ha riunito a Bruxelles i 28 ministri delle Finanze europei per sviluppare  il Fondo europeo di investimenti strategici (Feis) – il cuore del Piano Juncker per gli investimenti – proposto dal presidente della Commissione Ue, il Wwf ha lanciato il suo nuovo rapporto, Dalla crisi all’opportunità: cinque passi verso economie europee sostenibili.

Il documento si basa sulle conclusioni di oltre 400 studi che spaziano da fonti Onu a consulenti governativi come McKinsey, e punta a mostrare come gli investimenti a tutela del capitale naturale possano garantire all’Europa ritorni economici (oltre che ambientali) che vanno ben oltre le possibilità dell’attuale Piano Juncker, al momento – e del tutto teoricamente – circoscritte a un tetto massimo di 315 miliardi di euro.

«Le economie sostenibili hanno un potenziale enorme in termini di benefici prodotti – spiega Sébastien Godinot, economista del Wwf e principale autore principale del rapporto – molto più del Piano di investimenti di Juncker; sono capaci di generare oltre 20 milioni di posti di lavoro entro il 2020. Come? In gran parte utilizzando minori quantità di risorse e energia, compensando i fallimenti del mercato e proteggendo concretamente la natura in Europa».

Secondo l’autorevole analisi McKinsey un incremento nella produttività delle risorse naturali in tutti i settori economici dell’Ue porterebbe ogni anno a risparmi nell’ordine di 270-310 miliardi di euro (ovvero l’intero ammontare dell’attuale Piano Juncker) in uno scenario moderato, con un potenziale picco di 630 miliardi di euro.

Il principale attore in questa evoluzione verde, ovviamente, dovrebbe essere il settore industriale. Ne trarrebbe esso stesso importanti benefici a livello economico: secondo le stime elaborate da Europe Innova, il settore manifatturiero europeo spende circa il 40% dei propri costi (una percentuale destinata ad aumentare, con i trend attuali) per acquistare le materie prime necessarie ai propri processi produttivi, a fronte di un 18-20% (in fase discendente, al contrario) dedicato ai costi per personale, o ai costi per l’energia.

Nonostante l’attenzione dell’Europa e degli Stati nazionali sia maggiormente rivolta alla sfera energetica del problema industriale, la componente che racchiude le altre risorse naturali si rivela altrettanto se non più significativa per una risoluzione positiva dei problemi ambientali ed economici del Vecchio Continente. Per questo il rapporto del Wwf sottolinea come all’Europa al momento manchino, tra l’altro, efficienti mercati per il riciclo e la compravendita delle materie prime seconde, elementi fondamentali per ridurre il consumo di materiali vergini e al contempo intervenire sulla crescente vulnerabilità dell’Europa di fronte alla scarsità di risorse naturali e agli shock esterni cui è sottoposta per il loro approvvigionamento (non ultime le vicende russo-ucraine e quelle libiche).

L’import di materie prime (energia inclusa) incide infatti sui conti europei per l’astronomico importo di 528 miliardi di euro (dati del 2010), equivalente a circa il 30% dell’import totale europeo; i possibili risparmi, viste le cifre in ballo, sono assolutamente notevoli. Raggiungendo il target del 20% nel 2020 per quanto riguarda il risparmio energetico potrebbe già permettere di non importare 2,6 miliardi di barili di petrolio all’anno, risparmiando fino a 200 miliardi di dollari (equivalenti al Pil dell’intera Finalndia).

«Il messaggio è molto semplice – sintetizza Godinot –, nessuna economia può svilupparsi senza risorse naturali». «Non possiamo più ignorare la natura, che è la base stessa del nostro sviluppo», rilancia Gianfranco Bologna, direttore scientifico Wwf Italia e membro del think tank del nostro quotidiano (Ecoquadro), tra i contributori del rapporto. «In Italia – rivendica Bologna – il ruolo del Wwf è stato centrale per far sì che nel Collegato ambiente alla legge di Stabilità, oggi ancora in discussione alla commissione Ambiente del Senato, venga istituito un Comitato nazionale per il capitale naturale, composto da personalità ai massimi livelli della politica economica (dal ministro dell’Economia al Governatore della Banca d’Italia)  i cui lavori e prodotti rientrano in pieno nei processi di programmazione economica nazionale».

E mentre questo progetto è ancora fermo, ieri il ministero dell’Economia italiano ha salutato con soddisfazione la decisione della Cassa Deposti e Prestiti (Cdp) di contribuire al Piano Juncker investendo 8 miliardi di euro su diverse iniziative», intorno alle quali c’è ancora però ben poca chiarezza. Siano dunque attentamente valutati in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale, l’unico (ma formidabile) driver di competitività economica rimasto all’Europa per rilanciarsi.