Zuma: «L’Occidente tratta l’Africa come vassalla, l’alternativa è la Cina»

Gli occidentali hanno costruito solo le strade che vanno dalle zone minerarie ai porti

[11 maggio 2015]

Intervistato dal network russo RT, la voce internazionale del regime putiniano, il presidente del Sudafrica  Jacob Zuma  ha detto che «Gli Stati dell’Occidente non sono interessati allo sviluppo del Sudafrica, ma solo a prendere le sue risorse naturali senza dare nulla in cambio».

Il Sudafrica, in grandi difficoltà economiche dopo la crescita degli anni dopo la fine del regime razzista dell’apartheid, fa parte dei Brics (Brasile, India, Cina, Russia, Sudafrica), i Paesi emergenti che puntano a costituire un’alternativa economica e politica all’Occidente e Zuma ha già individuato l’alternativa: «Gli investimenti della Cina sono il cammino verso la prosperità».

Il giudizio sul colonialismo e il neocolonialismo è pesantissimo e riporta all’African national council delle origini: «Il mondo occidentale è venuto in Africa nel XIX secolo per colonizzarla e per depredare le sue risorse. Nonostante sia stata decolonizzata nel XX secolo, l’atteggiamento degli Usa, della Gran Bretagna, della Francia e di altri Paesi è sempre lo stesso».  

Zuma lamenta il fatto che «Si guarda ancora al Sudafrica come un Paese del Terzo Mondo e agli africani come ad un tipo di persone cg che dovrebbero stare legate per sempre al loro passato». Il presidente sudafricano si riferisce alle politiche dei Paesi occidentali nelle loro ex colonie ed a come le trattano dal punto di vista economico: «Non hanno mai tentato di sviluppare le loro ex colonie».

Invece con la Cina, che dall’inizio degli anni 2000 sta investendo massicciamente in Africa, le cose sarebbero diverse: «I cinesi sono venuti in modo diverso. Sono venuti a fare affari con noi. Come risultato, avremo dei Paesi rafforzati. I cinesi insegnano ai bambini africani nelle scuole e costruiscono le strade in molti Paesi, mentre i paesi occidentali hanno costruito solo le strade che vanno dalle zone minerarie ai porti».  Un “avvertimento” anche alle grandi imprese occidentali che gestiscno molte delle miniere sudafricane.

Poche parole per spiegare il “mistero” della penetrazione africana in Africa che, nonostante chiuda occhi ed orecchi sulle nefandezze di regimi e dittature (e chieda di fare altrettanto sulle politiche interne cinesi) non si pone con gli africani in modo paternalistico, ma da pari a pari – anche se i fenomeni di neocolonialismo e corruzione non mancano certo –  dando l’impressione di essere compartecipe dello sviluppo. Un neocolonialismo con gli occhi a mandorla e con la bandiera ossa che ha imparato molto dall’internazionalismo maoista per esportare il neo-capitalismo di Stato in Africa.