Economia mondiale: la Cina già verso il sorpasso sugli Usa, l’India terza

Xi Jinping: «Ma in un mondo sempre più interconnesso, un Paese “vincitore che prende tutto” non esiste»

[30 aprile 2014]

Già quest’anno la Cina, secondo i calcoli aggiornati dell’International Comparison Program della Banca Mondiale, potrebbe diventare la maggiore potenza economica del mondo, superando gli Usa. È quanto scrive il Financial Times, dando l’avvicendamento al vertice economico tra le due superpotenze come ormai prossimo.

Anche l’International Business Times scrive che «la Cina è sulla buona strada per superare gli Stati Uniti come più grande economia del mondo, mentre l’India è già davanti al Giappone per diventare la terza più grande economia, secondo un rapporto pubblicato martedì dalla Banca Mondiale. Il rapporto pubblica i risultati del 2011 International Comparison Program, o Icp, che valuta economie basandosi sul potere d’acquisto, o Ppp, ed ha rilevato che il prodotto interno lordo della Cina, o Pil, era quasi l’87% del Pil degli Stati Uniti nel 2011, mentre l’India è salita dal decimo posto al quale era nel 2005. Nel 2011 il mondo ha prodotto beni e servizi per un valore superiore a 90 trilioni e la metà di questi output proveniva dai Paesi a basso e medio reddito».

Ma la notizia del possibile sorpasso arriva proprio mentre il Fondo monetario internazionale (Fmi) rivede sì al rialzo al 7,5% la crescita economica cinese (prevedendo un +7,3% nel 2015)  ma avverte che il rallentamento è «più forte del previsto» e che il settore finanziario resta vulnerabile, mentre «il costo temporaneo delle riforme e della transizione verso una traiettoria di crescita sostenibile, avrà delle importanti  ricadute regionali negative». Insomma mentre Pechino festeggia il probabile primo posto (ma sulla stampa ufficiale non c’è traccia del sorpasso sugli Usa) la corsa senza freni economici e sociali della Repubblica popolare sembra arrivata alla fine.

L’Fmi sottolinea però che le riforme previste dalla Cina, pur in un contesto con diverse emergenze e punti vulnerabili, sono ambiziose e potrebbero trasformare l’economia: «La messa in opera sarà la chiave del successo. Le riforme potrebbero migliorare la qualità della vita del popolo, stimolando il consumo individuale e rendendo la crescita sostenibile, anche se l’economia all’inizio potrebbe rallentare un po’. L’impatto a breve termine sul resto dell’Asia dovrebbe generalmente essere limitato, ma la maggior parte dell’economie della regione potrebbero beneficiare di un aumento dei consumi in Cina». L’Fmi ha aggiunto che in Cina «dovrebbero proseguire gli sforzi per raffreddare la crescita del credito, aumentare il costo del capitale e frenare la crescita degli investimenti».

Oggi l’agenzia ufficiale Xinhua ripropone, forse non a caso, con grande evidenza l’intervento che il Presidente cinese Xi Jinping ha fatto a marzo alla Fondazione Korber a Berlino, nel corso del quale Xi ha illustrato il punto di vista della Cina sulla storia e lo sviluppo e confermato l’impegno della Repubblica popolare per lo sviluppo pacifico. Xi ha ricordato che «dopo la riforma e l’apertura, la Cina ha sorpreso il mondo andando con successo a far uscire dalla povertà centinaia di milioni dei suoi abitanti. Attualmente è pronta a lottare per un altro miracolo: svilupparsi in maniera pacifica e condividere i vantaggi con tutto il mondo».

Sapendo bene quanto preoccupi la veloce corsa cinese a diventare la superpotenza economica planetaria che è, Xi ha cercato di tranquillizzare il suo auditorio occidentale: «La cosiddetta “minaccia cinese” non è assolutamente fondata. Si tratta di una fabbricazione radicata nei pregiudizi o in una mancanza di comprensione della nazione asiatica che si sviluppa rapidamente».

Secondo il presidente cinese, la Cina per realizzare il suo sogno di rinnovarsi «ha bisogno di stabilità interna e di un ambiente internazionale pacifico. La Cina potrà realizzare il suo obiettivo  e contribuire maggiormente al resto del mondo solo seguendo la via dello sviluppo pacifico e salvaguardando la pace mondiale con tutti gli altri Paesi (…) La Cina è un Paese pacifico. La pace e l’armonia sono nel sangue del popolo cinese».

Con un bel colpo di spugna su quanto accade in Tibet e nello Xinjiang Uigur e sulle tensioni militari con Giappone, India ed altri Paesi asiatici per questioni territoriali, Xi ha detto che «I cinesi ne hanno abbastanza di guerre e conflitti e il mondo aspira alla ace ed allo sviluppo. La Cina non cerca lo sviluppo a detrimento degli interessi di altri Paesi, né il rinnovamento del Paese nuocerà ai suoi vicini: La Cina condivide la sua saggezza e la sua esperienza di sviluppo con tutto il mondo. Pur concentrandosi sullo sviluppo della sua economia, la Cina non ha mai dimenticato di condividere i benefici con i Paesi sviluppati ed in via di sviluppo. Il suo mercato, i suoi investimenti, i suoi prodotti, le sue tecnologie la sua manodopera –offrono enormi risorse ed opportunità al mondo».

Xi ha poi ricordato che «bisogna guardare la realtà in faccia e riconoscere che, in un mondo sempre più interconnesso, un Paese “vincitore che prende tutto” non esiste. L’interdipendenza tra i Paesi in tutto il  mondo ha portato  a benefici comuni ed alla cooperazione win-win. In un tale contesto, una Cina più forte non è in alcun caso una minaccia. Al contrario, costituisce un’opportunità per la Pace e lo sviluppo in tutto il mondo».

Al netto della propaganda auto-agiografica, ci pare un buon riassunto dello spirito, pragmatico fino al cinismo, del comunismo/capitalista cinese, ma il nuovo primato economico della Cina comporterà necessariamente un suo ruolo maggiore in istituzioni come l’Fmi e la Banca mondiale, come ha fatto osservare  l’ex presidente della World Bank  James Wolfensohn commentando il rapporto Fmi su Cina ed Asia. Wolfensohn ha evidenziato che «se la Cina mantiene il suo ritmo di crescita, entro il 2050, forse anche prima, la Cina diventerà la prima potenza economica, un progresso rapido che l’intero pianeta deve comprendere. Gli anni a venire saranno molto importanti per pervenire ad una quota razionale di proprietà e di partecipazione nella gestione delle istituzioni finanziarie internazionali per la Cina e per l’India, un altro mercato emergente chiave che ha ugualmente conosciuto una crescita rapida negli ultimi decenni».