Ecosistema Urbano, città immobili e governo in retromarcia: «Sblocca Italia va in direzione sbagliata»

[27 ottobre 2014]

Ai vertici della classifica nazionale della XXI edizione di Ecosistema Urbano, con 85 punti, si trova la città piemontese di Verbania. Nonostante il suo primato rientra nella sommaria categorizzazione con cui Legambiente ha suddiviso le città italiane: lente, lentissime e statiche. «Il quadro che emerge non è rassicurante – spiega Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – le nostre città sulle politiche ambientali procedono a passo di lumaca e le criticità registrate nelle precedenti edizioni di Ecosistema Urbano sono purtroppo confermate».

Le situazioni più critiche restano quelle dell’inquinamento dell’aria, specie da particolato e biossido di azoto, migliori invece gli indicatori sulle perdite della rete idrica e la depurazione delle acque. Nella classifica generale, i comuni piemontesi e Aosta si posizionano in maggior parte sopra la media italiana pari a 49 punti sui 100 di una ipotetica città ideale. Ai vertici della classifica nazionale, con 85 punti, si trova appunto Verbania. Lo fa principalmente collezionando buone performance negli indicatori più significativi del rapporto, a cominciare dai tre indicatori relativi all’inquinamento atmosferico che messi assieme pesano per il 23% del punteggio finale. Molto bassa sia la media delle concentrazioni dell’NO2, che si ferma a 27 mg/mc, che del PM10 con 17 mg/mc, che valgono per Verbania il secondo posto nella graduatoria dedicata alle polveri sottili.

Ma anche vista dalla città ai vertici della classifica di Ecosistema Urbano, secondo Fabio Dovana, la situazione è tutt’altro che rosea. «Spesso le Amministrazioni lavorano bene su un settore e male su un altro, in modo contraddittorio, per compartimenti stagni. Di pari passo anche la direzione intrapresa dal Governo non va nella direzione giusta: sono drammatici i segnali che arrivano dal decreto Sblocca Italia riguardo le politiche ambientali e questo certamente ricade negativamente sulle Regioni, a cui vengono tolti poteri, e sulle città, a partire dal tema dei trasporti, dove si continua ad investire su strade e autostrade ed in pochissimi casi per qualche intervento sulle ferrovie e vengono completamente a mancare risorse per l’acquisto di autobus e treni per i pendolari».