Le Egadi sperimentano le reti anti-meduse nell’Area marina protetta

Partita a Favignana la fase operativa del progetto Med-Jellyrisk

[1 agosto 2014]

Dopo l’Isola d’Elba e altre località turistiche anche le Isole Egadi sperimentano le reti anti-meduse; questa volta però a farlo è un’Area marina protetta (Amp).

Infatti a Favignana, nella spiaggia di Cala grande, gestita dal villaggio turistico Approdo di Ulisse, è stata tesa la  prima  rete anti-meduse prevista dal progetto Med-Jellyrisk, finanziato dall’Unione europea e che vede come capofila il Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze del mare (Conisma), rappresentato dall’Università del Salento, e che coinvolge numerosi enti di ricerca di Spagna, Malta e Tunisia. In Sicilia, l’Amp  delle Isole Egadi, l’Arta, le aree marine protette di Ustica e delle Isole Pelagie e diversi altri Comuni costieri.

A Favignana Il progetto prevede anche l’installazione di altre due reti anti-medusa nell’Area marina protetta “Isole Egadi”: a  Capo Grosso e Lido Burrone, dove saranno gestite e controllate da alcuni operatori turistici convenzionati con l’Amp che spiega: «Tutto il progetto prevede una campagna informativa a tappeto sulle meduse e sulle profilassi in caso di contatto accidentale, il posizionamento di cartelli esplicativi e la distribuzione di opuscoli».  Anche sulle pagine di greenreport.it ci sono state critiche alla “piscinizzazione” delle spiagge  attraverso reti che comunque allontanano animali che fanno parte della catena alimentare e che con la loro presenza segnalano l’equilibrio o lo squilibrio ambientale, ma all’Amp fanno notare che «obiettivo del progetto Med-Jellyrisk è quello di creare nuovi strumenti per quantificare i rischi ambientali e sanitari della continua proliferazione di meduse nelle acque del Mediterraneo e mitigarne gli effetti negativi sulle attività umane».

Il Presidente dell’Amp e Sindaco di Favignana, Giuseppe Pagoto, ribadisce che «L’installazione delle reti antimeduse, che sono strutture amovibili e a basso impatto ambientale, è un espediente tecnico che auspichiamo possa garantire una balneazione tranquilla, in siti molto frequentati da bagnanti»“

Il direttore dell’Amp, Stefano Donati, conclude: «Le reti anti-medusa  sono posizionate nell’ambito di un importante progetto di ricerca internazionale e saranno gestite da strutture turistiche del territorio, nei punti individuati come idonei dai ricercatori che coordinano il progetto Conisma, per conto e sotto la supervisione dell’Area marina protetta. Un bell’esempio di cooperazione pubblico-privato per la ricerca, la tutela e la salute pubblica».