Energia e azione per il clima: i nuovi obiettivi Ue verso un’economia low carbon

Legambiente: «Proposta inadeguata. Ue e Italia possono e devono fare di più»

[20 luglio 2016]

clima ue

Oggi la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure «per accelerare la transizione verso la riduzione delle emissioni di carbonio in Europa in tutti i settori dell’economia» e dice che si  sta adoperando «per mantenere la competitività dell’Ue a fronte dell’evoluzione del modello socioeconomico globale dovuta all’impulso verso un’economia moderna e a basse emissioni di carbonio impresso dall’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Le proposte di oggi stabiliscono dei principi guida chiari ed equi per gli Stati membri, affinché possano prepararsi per il futuro e mantenere la competitività dell’Ue. Ciò è fondamentale per l’Unione dell’energia e per una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici».

In una nota la Commissione ricorda che «Nel 2014 l’UE ha concordato un impegno chiaro: ridurre collettivamente le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 in tutti i settori dell’economia. Le proposte di oggi presentano obiettivi annuali vincolanti per gli Stati membri in materia di emissioni di gas a effetto serra per il periodo 2021-2030 nei settori dei trasporti, dell’edilizia, dell’agricoltura, dei rifiuti, dell’uso del suolo e della silvicoltura, in quanto fattori che contribuiscono all’azione dell’Ue per il clima. Il nuovo quadro si basa sui principi di equità, solidarietà, efficacia in termini di costi e integrità ambientale. Tutti gli Stati membri sono coinvolti, in quanto saranno in prima linea nel decidere le modalità di attuazione delle misure intese a conseguire l’obiettivo concordato per il 2030».

Per raggiungere tale obiettivo in modo efficace sotto il profilo dei costi, i settori dell’industria e dell’energia inclusi nel sistema di scambio delle quote di emissione dell’Ue (ETS) dovranno ridurre le emissioni del 43% entro il 2030 rispetto al 2005. Altri settori dell’economia quali trasporti, edilizia, agricoltura, rifiuti, uso del suolo e silvicoltura dovrebbero ridurre le emissioni del 30% entro il 2030 rispetto al 2005.

La proposta del 2015 per la revisione del sistema ETS e le proposte legislative di oggi legate al clima guideranno la transizione dell’Europa verso un’economia a basse emissioni di carbonio e dovrebbero rispondere gli impegni presi dai paesi dell’Unione europea nell’ambito dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. La Commissione comincerà a lavorare sul piano di azione per la mobilità a basse emissioni per  presentare le rimanenti iniziative senza ritardi. Inoltre, entro la fine dell’anno, la Commissione intende presentare ulteriori iniziative in materia di energie rinnovabili, efficienza energetica e mercato interno dell’energia, che formano parte della strategia dell’Unione dell’energia.

Secondo Maroš Šefčovič, vicepresidente responsabile dell’Unione dell’energia «L’Unione dell’energia sta dando risultati. Con la proposta di riforma del sistema di scambio delle quote di emissione dello scorso anno e la proposta odierna sugli obiettivi per gli Stati membri in materia di emissioni di gas a effetto serra, abbiamo integrato nella normativa il quadro per il clima e l’energia 2030. Inoltre stiamo procedendo con determinazione verso un sistema dei trasporti a emissioni zero. Il pacchetto di oggi dimostra che stiamo mobilitando tutte le nostre politiche verso l’economia competitiva, circolare e a basse emissioni di carbonio che avevamo promesso nella strategia dell’Unione dell’energia».

Oggi la Commissione Ue ha presentato  anche una strategia sulla mobilità low carbon, «che pone le basi per lo sviluppo di misure a livello Ue per veicoli con emissioni ridotte o nulle e per combustibili alternativi a basse emissioni». Violeta Bulc, commissaria Ue ai trasporti, ha evidenziato che «I trasporti costituiscono un quarto delle emissioni di gas a effetto serra dell’Europa e sono la causa principale dell’inquinamento atmosferico. La transizione verso una mobilità a basse emissioni è pertanto fondamentale per raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell’UE in materia di clima e per migliorare la qualità della vita nelle nostre città. E’ inoltre un’opportunità per modernizzare l’economia dell’Ue e mantenere la competitività dell’industria europea. La strategia che adottiamo oggi propone una tabella di marcia verso una mobilità a basse emissioni e darà impulso a questa transizione».

Jyrki Katainen, Vicepresidente responsabile per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha affermato: «Questa strategia va ben oltre l’ambito dei trasporti e delle emissioni. Dovrebbe essere considerata invece come un ulteriore elemento del nostro impegno per modernizzare l’economia europea e rafforzare il nostro mercato interno. Essa definisce le principali priorità nella transizione verso una mobilità a basse emissioni e fornisce orientamenti chiari per i futuri investitori. Inoltre contribuisce alla realizzazione dei nostri obiettivi, che restano invariati nel tempo: vogliamo creare le condizioni per rendere la nostra industria più competitiva e capace di offrire posti di lavoro di qualità»

Un entusiasmo che non è condiviso da Mauro Albrizio, direttore dell’ufficio europeo di Legambiente. «I target nazionali, inclusi nella proposta di regolamento adottata oggi dalla Commissione, sono inadeguati e deboli rispetto agli obiettivi dell’Accordo di Parigi per fronteggiare la crisi climatica in corso. L’Europa dimostri con i fatti la leadership nell’azione climatica globale rivendicata a Parigi e si impegni a ridurre veramente le sue emissioni complessive di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Per farlo è necessario aumentare i target rispetto al 2005 per i settori non-ETS (trasporti, edifici, agricoltura e rifiuti) dal 30% al 45% e per i settori ETS – centrali elettriche e gran parte degli impianti industriali – dal 43% al 60%. Un obiettivo ambizioso, raggiungibile sia dall’Europa che dall’Italia, e indispensabile non solo per dare gambe all’Accordo, ma soprattutto per contribuire allo sviluppo di un’economia europea a basse emissioni di carbonio. La sola in grado di farci vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle imprese europee. Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire».

Miguel Arias Cañete, Commissario Ue per l’azione per il clima e l’energia, ha detto che «L’Ue ha un obiettivo ambizioso in termini di riduzione delle emissioni, ma sono convinto che riusciremo a raggiungerlo grazie all’impegno collettivo di tutti gli Stati membri. Gli obiettivi nazionali vincolanti che proponiamo sono equi, flessibili e realistici. Inoltre stabiliscono gli incentivi adeguati per liberare investimenti in vari settori, tra cui trasporti, agricoltura, edilizia e gestione dei rifiuti. Con queste proposte dimostriamo di aver fatto il nostro lavoro e di aver mantenuto le nostre promesse»

Ma il Cigno Verde ricorda che secondo il Rapporto di Ecofys per il Parlamento europeo, «solo con il raggiungimento congiunto degli obiettivi del 30% di rinnovabili e del 40% di efficienza energetica si realizzerebbe una riduzione delle emissioni climalteranti del 54%. In Europa ci sono tutte le condizioni per poterlo fare. L’Europa ha già un trend di riduzione delle sue emissioni del 30% al 2020».

Albrizio sottolinea che «Rivedere l’attuale impegno di riduzione del 40% è pertanto possibile senza grandi sforzi e con un impatto positivo sull’economia europea. È ormai provato che l’azione climatica fa bene alla nostra economia. Nel periodo 1990-2014 si è registrato un forte disaccoppiamento tra riduzione delle emissioni ed aumento del PIL. Mentre le emissioni sono diminuite del 24.4%, il Pil europeo è invece aumentato del 47%. Per raggiungere l’obiettivo del 55% entro il 2030 rispetto al 1990, l’Italia deve incrementare i target per i settori non-ETS dal 33%, proposto oggi dalla Commissione, al 49%. Un obiettivo impegnativo, ma non impossibile da raggiungere. Nel 2014, infatti, il nostro paese ha già registrato in questi settori rispetto al 2005 una riduzione del 22.4%. Risultato di già superiore all’obiettivo previsto dalla normativa per i settori non-ETS attualmente in vigore che prevede per l’Italia una riduzione del 13% al 2020».

Legambiente ribadisce che «Per adeguare gli impegni attuali, è indispensabile prevedere nel regolamento un meccanismo di revisione automatica dei target nazionali (al momento non previsa dalla proposta adottata oggi dalla Commissione) in modo da semplificare la procedura legislativa e attuare tempestivamente la revisione degli impegni che nel 2018 l’Europa è chiamata ad assumere nell’ambito dell’Accordo di Parigi. Revisione che dovrà comunque essere effettuata nel corso dei negoziati sulla Brexit, visto che i target nazionali proposti oggi includono anche il Regno Unito».

La palla passa ora a Parlamento e Consiglio che devono trovare un accordo sul testo finale del regolamento entro la fine del 2017, in modo da essere pronti per la revisione degli impegni previsti nel 2018 dall’Accordo di Parigi. Nel mentre, a criticare l’impostazione Ue – ma per motivi ben diversi da quelli mostrati da Legambiente – è anche il governo italiano, nella persona del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: «Sulla riduzione delle emissioni di gas serra l’Italia è sempre pronta a fare la sua parte – ha dichiarato il ministro – ma la proposta di distribuzione delle quote della Commissione Europea per i settori non Ets e i meccanismi di flessibilità previsti  non sono equi e non tengono conto dei grandi passi in avanti fatti nel tempo dal nostro Paese», che giustamente chiede di lavorare «assieme agli altri Paesi per ristabilire l’equilibrio necessario» ma al contempo, purtroppo, pare ancora una volta intenzionato a impegnarsi il minimo sindacale nella partita contro i cambiamenti climatici.