Peggiorata la proposta, già poco ambiziosa e inadeguata, della Commissione uscente

Energia e clima, Legambiente: «Accordo Ue grande occasione sprecata, ma la partita non è finita»

Greenpeace: «Se davvero Renzi voleva tener fede alle promesse fatte all’ONU, ha fallito»

[24 ottobre 2014]

Legambiente non si accoda al coro dei politici diversamente soddisfatti per l’accordo raggiunto al Consiglio europeo sul pacchetto clima-energia 2030 e ribadisce i timori della vigilia, che sono diventati scelte concrete avallate dalla Presidenza di turno italiana dell’Ue.

Commentando l’accordo raggiunto a Bruxelles, il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza non usa mezzi termini: «Una grande occasione sprecata. L’Italia si è limitata  a svolgere un ruolo semplicemente notarile di presidente di turno dell’Unione europea cedendo alla minacce di veto britanniche e polacche. Il nostro governo ha mostrato la sua scarsa capacità di leadership e volontà politica di investire nello sviluppo di un’economia europea a basse emissioni di carbonio cedendo alla lobby del fossile».

Rinforza le accuse Greenpeace, che interviene sottolineando come l’Italia, presidente di turno dell’UE, non sia riuscita a condurre i negoziati verso obiettivi davvero ambiziosi e vincolanti per i Paesi membri. Solo poche settimane fa Matteo Renzi, durante la conferenza Onu sul clima di New York, aveva dichiarato che per l’Italia i cambiamenti climatici sono la sfida del nostro secolo. Un’affermazione resa poco credibile dalle azioni del suo governo, che persevera con una folle politica fossile ed in Europa non si è mai schierato al fianco dei Paesi leader nella lotta ai cambiamenti climatici. «La presidenza italiana dell’UE – precisa Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia – ha avuto un ruolo decisamente anonimo. Renzi non è stato in grado di guidare l’Unione verso un accordo sul clima ambizioso, neppure a fronte delle tragedie che in queste settimane hanno colpito parte del territorio italiano. La politica fossile italiana, che vuole trivellare i mari in cerca di petrolio, non si è smentita nemmeno in Europa. Se davvero Renzi voleva tener fede alle promesse fatte all’ONU sul clima, ha fallito».

Paradossalmente, all’interno della Commissione europea fioccano le felicitazioni per il risultato raggiunto. Sfrondando però le dichiarazioni (obbligatoriamente?) entusiastiche della  commissaria europea uscente all’azione climatica, Connie Hedegaard  e del Presidente uscente della Commissione Ue Manuel Barroso, Legambiente spiega che in realtà «i leader europei hanno addirittura peggiorato la proposta poco ambiziosa e inadeguata della Commissione uscente. Il Consiglio propone tre obiettivi comunitari al 2030: 40% di riduzione interna delle emissioni di CO2  vincolante per gli Stati membri; aumento al 27% per le rinnovabili, vincolante solo a livello comunitario; incremento al 27% dell’efficienza energetica, mantenendo questo obiettivo solamente indicativo. Il livello di ambizione comunitario degli obiettivi climatici ed energetici concordati oggi dal Consiglio Europeo – come dimostrano diverse analisi indipendenti – non è coerente con la traiettoria di riduzione delle emissioni di almeno il 95% al 2050, la sola in grado di contribuire a contenere il riscaldamento del pianeta almeno sotto la soglia critica dei 2°C. Ridurre le emissioni dell’80% entro il 2050 non sarà sufficiente, visto che le emissioni globali continuano a crescere ed il loro picco non sarà raggiunto presto.

La scienza, infatti, ci dice che se vogliamo mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2°C – e visto che l’obiettivo europeo sarà usato come riferimento dagli altri paesi nei negoziati verso il nuovo accordo globale sul clima previsto a Parigi nel  dicembre 2015 – è necessario che l’Unione europea si impegni ad una riduzione delle emissioni di gas-serra del 95% entro il 2050, come giusto contributo per prevenire pericolosi cambiamenti climatici. A tal fine, la UE deve ridurre le sue emissioni ben oltre il 40% entro il 2030».

Purtroppo, l’obiettivo comunitario proposto per le rinnovabili manca di ambizione e non fornisce la necessaria certezza per gli investitori. La proposta del 27% è, infatti, appena il 3% al di sopra dell’attuale trend al 2030. La crescita del settore delle rinnovabili, pertanto, si ridurrebbe dal 6.4% annuo dell’ultimo decennio ad appena l’1.4% per il periodo 2020-2030. Inoltre, l’obiettivo del 27% per l’efficienza energetica proposto dal Consiglio Europeo è inadeguato e non coglie appieno le potenzialità del risparmio energetico in Europa. Recenti studi dimostrano che il 40% di risparmio è possibile tecnicamente ed economicamente, consentendo una riduzione delle importazioni di gas del 40% e di petrolio del 22% e alleggerendo così sensibilmente la bolletta energetica europea che ormai supera i 400 miliardi di euro l’anno.

Cogliati Dezza però non demorde: «Siamo solo all’inizio della partita. Nei prossimi mesi la nuova Commissione Juncker dovrà predisporre il pacchetto di proposte legislative su cui Consiglio e Parlamento dovranno poi raggiungere un accordo. Legambiente – insieme ai principali network ed associazioni europei – si impegnerà con forza affinché il Parlamento costringa il Consiglio ad approvare un ambizioso pacchetto legislativo, che includa un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas-serra che vada ben oltre il 40%, noi proponiamo il 55%; escluda l’utilizzo di crediti internazionali per il raggiungimento di questo obiettivo perché oggi il 75% dei crediti esterni Ue è realizzato in Russia, Ucraina e Cina, penalizzando gli investimenti domestici nelle tecnologie pulite; includa un obiettivo vincolante per l’efficienza energetica che vada ben oltre il 27% (noi proponiamo il 40%) e aumenti l’ambizione dell’obiettivo per le rinnovabili, noi proponiamo il 45%.

Solo così  l’Europa potrà sviluppare una competitiva economia a basse emissioni di carbonio. La sola in grado di farci superare la doppia crisi climatica ed economica creando nuove opportunità dal punto di vista dell’occupazione, dell’innovazione e dello sviluppo di tecnologie pulite. Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire».