Ma c’è anche la speranza, come il progetto Rugiada per i bambini di Chernobyl

A 31 anni da Chernobyl rullano ancora i tamburi della guerra nucleare

La prossima Chernobyl sarà in Francia, alle porte di casa nostra?

[26 aprile 2017]

Oggi, 26 aprile 2017, sono passati 31 anni dall’incidente nucleare di Chernobyl e la situazione in Bielorussia, Russia e Ucraina è ancora gravissima. Legambiente sottolinea che «Ancora 3 milioni di persone vivono in zone radioattive, dove i livelli di contaminazione continuano a essere elevati soprattutto nelle derrate alimentari, provocando tumori e leucemie soprattutto nei bambini, che sono i soggetti più vulnerabili. In Bielorussia sono oggi 1.141.000 le persone, di cui 216.000 solo bambini, che vivono nelle zone contaminate, con un aumento delle patologie tumorali».

In piena campagna elettorale per le presidenziali francesi, con due candidati dichiaratamente – anche se diversamente – pro-nucleare civile e militare, la coalizione no-nuke Réseau Sortir du nucléaire evidenzia che  «Malgrado lo smisurato il sarcofago installato con grossi costi nel 2016 sopra il reattore sventrato e previsto per durare un secolo, l’accidente non è “messo sotto controllo”. 31 anni dopo, delle regioni in cui vivono circa 3,5 milioni di persone sono sempre contaminate. Il Cesio 137 e lo Stronzio 90, principali elementi emessi, restano presenti nei suoli e hanno perduto solo la metà della loro radioattività. In Ucraina, Bielorussia e Russia, centinaia di migliaia di  bambini restano esposti al consumo di prodotti radioattivi e/o soffrono di patologie probabilmente legate all’esposizione dei loro genitori. Non beneficiano della distribuzione di integratori alimentari che permettano di  eliminare la radioattività. I centri indipendenti che apportano loro un trattamento, come l’institut Belrad, non beneficiano di alcun sostegno governativo».

A 31 anni dalla più grande tragedia del nucleare civile della storia, mentre a poca distanza dal confine di quella che fu l’Unione Sovietica rullano nuovamente i tamburi di una nuova possibile catastrofe nucleare, mentre Corea del Nord e Stati Uniti d’America tornano a scambiarsi minacce e a muovere sottomarini nucleari e a spostare testate nucleari, associazioni come Legambiente continuano ad aiutare a distanza i bmbini figli di un disastro nucleare civile che era la base per il nucleare militare.

Iniziative come il  Progetto rugiada, che consente un’accoglienza di un mese in un Centro ecosostenibile della Bielorussia dove i bambini possono ricevere visite sanitarie e mangiare cibo non contaminato, sono l’esatto contrario della politica delle cannoniere e della nuova guerra fredda che potrebbe trasformarsi in una caldissima guerra nucleare. Legambiente solidarietà spiega che il centro «Si trova a Vileijka, vicino Minsk, in un bosco non contaminato sulla sponda di un lago. Ma la sostenibilità ambientale non è il suo unico pregio. Il nome del centro, infatti, è Speranza, e accoglie ogni anno 4560 bambini, tra cui anche quelli provenienti dalle zone contaminate di Chernobyl. I bambini ospitati hanno la possibilità di mangiare cibo non radioattivo e soprattutto ricevere visite sanitarie che, in caso di patologie tumorali, vengono segnalate automaticamente all’ospedale di Minsk».

Il Progetto rugiada di Legambiente, chiamato inizialmente Progetto Chernobyl, ha portato ad accogliere in Italia oltre 25.000 bambini dal 1994 al 2006. Le famiglie che hanno aderito al progetto, mettendosi a disposizione, hanno accolto in Italia i bambini residenti nelle zone contaminate della Bielorussia, colpiti dal grave incidente nucleare, facendoli sentire in famiglia e regalandogli un periodo di benessere. Dopo il 2006 il progetto ha cambiato nome diventando di fatto Progetto rugiada, ma continuando a dare il proprio aiuto tramite una nuova forma di adozione a distanza, nel Centro speranza in Bielorussia. L’aiuto dei bambini che ancora oggi soffrono viene portato avanti anche grazie al 5X1000.

Come dimostra uno studio di Università della South Carolina e di Chernobyl research initiative e Fukushima research initiative, anche la vita animale non è stata risparmiata dagli effetti delle radiazioni e Sortir du Nucléaire denuncia: «Mentre degli studi indipendenti parlano di circa un milioni di morti attribuiti a Chernobyl, le autorità continuano a minimizzare gli impatti di questa catastrofe, evocando cifre vergognosamente basse. Mentre l’Iaea (International atomic energy agency, ndr)  alla fine concede 4.000 decessi, l’Organizzazione mondiale della sanità valuta in meno di una cinquantina di morti l’impatto della catastrofe e pretende che i problemi di salute delle persone che vivono nella zona contaminata siano principalmente dovuti allo stress e alla paura delle radiazioni!»

Proprio per denunciare «queste menzogne e l’accordo che lega l’Oms all’Iaea», oggi è stata convocata a Ginevra, davanti alla sede dell’Oms una manifestazione organizzata da Vigies d’IndependentWHO – Santé et Nucléaire per chiedere all’Oms di «Ritornare indietro sulle sue menzogne criminali e di dire la verità sugli effetti sanitari dell’irradiamento, soprattutto sulle vittime dei fall-out dei test nucleari militari e di quelli delle catastrofi civili di Chernobyl e di Fukushima».

Tornando alla Francia, Réseau Sortir du nucléaire ricorda che l’Autorité de sûreté nucléaire (Asn) ha detto che «Un grosso incidente non può essere escluso in Francia, tanto più in un contesto particolarmente degradato: invecchiamento degli impianti, situazione finanziaria catastrofica di Edf e Areva in grado di comportare un degrado della sicurezza, pressioni esercitate sull’Asn… Come dimostra un’opera recentemente pubblicata da una persona uscita dal serraglio di Edf, le emissioni radioattive in caso di incidente sarebbero ben superiori a quelle ufficialmente raggiunte. I costi umani, ambientali e finanziari di una tale catastrofe si rivelerebbero devastanti».

Insomma la prossima Chernobyl potrebbe essere alle porte di casa nostra, nel cuore nucleare dell’Europa.

Sortir du nucléaire conclude: «Per evitare questo rischio, creando allo stesso tempo centinaia di migliaia di posti di lavoro,  è urgente avviare una transizione energetica che passa per la chiusura del nucleare e preparare la riconversione di un’industria sull’orlo dell’abisso. Il presidente eletto il 7 maggio avrà il coraggio di dare impulso al cambiamento? Mentre Marine Le Pen calca il suo discorso su quello dell’industria atomica, Emmanuel Macron pretende di soddisfare la riduzione della quota del nucleare ma non propone né uno scenario né misure concrete per concretizzare questa promessa. Noi rifiutiamo che si perpetui questa inerzia che abbandonerebbe ancora la politica energetica nelle mani di Edf, lasciando la chiusura delle centrali nucleari al buon cuore della compagnia elettrica».