Già oggi dal sottosuolo lucano si estrae il 70% del petrolio italiano

Il 50% della Basilicata rischia di passare in mano alle compagnie petrolifere

Ambientalisti e studenti alla Regione: impugnare SbloccaItalia di fronte alla Corte Costituzionale

[2 dicembre 2014]

Dal sottosuolo della Basilicata oggi si estrae oltre il 70% del petrolio in Italia e se andassero in porto tutte le nuove richieste, le aree in concessione alle compagnie petrolifere occuperebbero oltre il 50% del territorio regionale della Basilicata. Ad essere interessato è soprattutto il mare: in Italia le aree richieste in concessione o già interessate dalle attività di ricerca di idrocarburi si estendono per circa 29.209 kmq e ben 10.311 kmq interessano il Mar Ionio con 16 richieste di ricerca, una coltivazione ed un premesso di ricerca già attivo.

Il 4 dicembre il Consiglio regionale della Basilicata discuterà l’impugnazione dello “Sblocca Italia” davanti alla Corte Costituzionale e Legambiente, Wwf, Greenpeace e Rete degli Studenti Medi di Basilicata sottolineano: «Nonostante sia ormai chiaro che la scelta petrolifera fatta vent’anni fa, è stata fallimentare per la soluzione dei problemi economici e sociali delle aree interne, rappresentando solo un grave rischio sia per la salute dei cittadini che per l’ecosistema locale, il Governo Renzi con lo Sblocca Italia rilancia l’avventura petrolifera dell’Italia e in particolare della Basilicata». Per questo le 4 associazioni hanno lanciato una petizione, nel quadro della campagna di sensibilizzazione “#SbloccaFuturo  #BloccailDecreto” che punta ad «informare la cittadinanza sui contenuti dell’articolo 38 del Decreto (riguardante le scelte in materia di politica energetica operate dal Governo) e di promuovere una raccolta di firme per spingere il Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella ad impugnare, innanzi alla Corte Costituzionale, il testo dello “Sblocca Italia”».

Secondo ambientalisti e studenti lucani, «Il testo dell’articolo 38 compie stravolgimenti epocali nel processo di autorizzazione di ricerca ed estrazione delle risorse petrolifere, mettendo in secondo piano la tutela dell’ambiente, della biodiversità e della salute di tutti i cittadini lucani attraverso una insensata semplificazione delle procedure, legate all’attività dell’industria del petrolio. È inoltre inaccettabile il modo in cui lo Stato centrale bypassa la Regione Basilicata, spostando i processi decisionali riguardanti le Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA) dall’Ente Locale al Ministero dell’Ambiente violando, di fatto, le disposizioni del Titolo V della Costituzione sulla legislazione concorrente fra Stato e Regioni».

Le associazioni promotrici della campagna ritengono che «L’articolo 38, nel suo intero impianto, abbia come principio cardine l’errata convinzione che la Basilicata e l’intero Paese debbano necessariamente basare il proprio modello di sviluppo sulla dipendenza dal petrolio e dall’industria ad esso connesso».

Legambiente, Wwf, Greenpeace e Rete degli Studenti Medi della Basilicata «rivendicano l’immediata necessità di modificare tale modello, in favore dell’utilizzo di fonti energetiche pulite e rinnovabili, della ricerca tecnologica e dell’industria verde, con il blocco dello sfruttamento del territorio, non permettendo ulteriori aumenti delle estrazioni e la concessione di nuove autorizzazioni per la ricerca e lo sfruttamento delle risorse petrolifere». Per questo chiedono al presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella e al presidente del Consiglio della Regione Basilicata Piero Lacorazza di impugnare di fronte alla Corte Costituzionale il provvedimento SbloccaItalia e «garantire ai cittadini una prospettiva di sviluppo locale e sostenibile per il territorio».

Ecco il testo della petizione, che può essere firmato on-line all’indirizzo http://mobilitiamoci.legambiente.it/bloccaildecreto/

Al Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella

Al Presidente del Consiglio della Regione Basilicata Piero Lacorazza

Legambiente, Wwf, Greenpeace e Rete degli Studenti Medi

PRESO ATTO  che dal sottosuolo lucano oggi si estrae oltre il 70% del petrolio e che se andassero in porto tute le nuove richieste le aree date in concessione alle compagnie petrolifere occuperebbero oltre il 50% della superficie regionale; che non è esonerato dalla corsa all’oro nero neanche il mare italiano e che in totale oggi le aree richieste o già interessate dalle attività di ricerca di petrolio si estendono per circa 29.209,6 kmq di aree marine, di cui 10.311 kmq interessano il mar Ionio con 16 richieste di ricerca, 1 di coltivazione e 1 permesso di ricerca già attivo.

CONSTATATO che con l’articolo 38 dello “Sblocca Italia” si applicano procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche, collegate alle attività di estrazione del petrolio, senza individuare alcuna priorità; si trasferiscono le VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) sulle attività estrattive dalle Regioni al Ministero dell’Ambiente, senza tenere conto le necessità del territorio dove si svolgono queste attività; lo Stato scavalca le Regioni, applicando una legge che va contro il Titolo V della Costituzione, nel quale sono stabiliti i temi sui quali le leggi devono essere fatte in accordo con le istituzioni locali (politica energetica in primis); la concessione per la ricerca e quella per l’estrazione delle risorse energetiche sono unificate, rendendo più semplice il processo di sfruttamento del territorio; si mette in secondo piano la tutela dell’ambiente e della biodiversità rispetto alle esigenze energetiche nazionali; non cambia il modello di sviluppo nazionale e locale, affermando nuovamente la completa dipendenza dell’Italia e della Basilicata dal petrolio.

CHIEDONO di impugnare innanzi alla Corte Costituzionale lo”Sblocca Italia” per difendere gli interessi dei cittadini lucani. Impugnare questo provvedimento vuol dire affermare che la nostra Regione non è disposta ad essere utilizzata dallo Stato centrale a proprio uso e consumo, mettendo in serio pericolo l’ecosistema locale e la salute dei cittadini lucani; che la Regione Basilicata sia capofila in una proposta di un nuovo modello di sviluppo, che permetta al nostro Paese di uscire dalla dipendenza dal petrolio, utilizzando le energie rinnovabili e mettendo il patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico al primo posto fra le “risorse nazionali” da sfruttare per creare lavoro, progresso e benessere sociale.