5,2 trilioni di disinvestimento dai combustibili fossili. Impegni raddoppiati negli ultimi 15 mesi (VIDEO)

L’appello globale per un'economia di energia pulita del movimento DivestInvest continua a rafforzarsi

[16 dicembre 2016]

Secondo un recente rapporto  pubblicato da Arabella Advisors, 688 istituzioni e 58,399 individui in 76 Paesi si sono impegnati a disinvestire dai combustibili fossili. Il movimento DivestInvest spiega che «I settori che hanno storicamente spinto il movimento – comprese le università, fondazioni e organizzazioni basate sulla fede – rappresentano il 54% ei nuovi impegni assunti». Sempre più leader della finanza, filantropi, religiosi, personaggi dello spettacolo e scienziati appoggiano il movimento e alla conferenza stampa internazionale simultanea di presentazione del rapporto, che si è tenuta il 12 dicembre a New York e Londra, la star era Lou Allstadt, un ex alto dirigente della Mobil Oil che è stato uno dei protagonisti dellla fusione Exxon-Mobil.

Secondo Arabella Advisors, a livello globale, il disinvestimento dai combustibile fossili è raddoppiato negli ultimi 15 mesi, con le istituzioni e i singoli cittadini che controllano 5.197 miliardi di dollari di assets  e che si sono impegnati a disinvestire.

Il movimento è diventato così esteso e forte che ne ha preso atto anche il segretario uscente dell’Onu, Ban Ki-moon, che ha sottolineato: «Un anno dopo l’adozione dell’accordo storico di Parigi sul clima, è chiaro che la transizione verso un futuro ad energia pulita è inevitabile, utile e ben avviato e che gli investitori svolgeranno un ruolo chiave. Mi congratulo per l’annuncio che un numero crescente di investitori sta realizzando uno spostamento dalle più fonti di energia ad alta intensità di carbonio verso la sicurezza, l’energia sostenibile. Gli investimenti in energia pulita sono la cosa giusta da fare e il modo intelligente per costruire la prosperità per tutti, mentre proteggiamo il nostro pianeta e garantiamo che nessuno sia lasciato indietro».

May Boeve, direttore esecutivo di 350.org, l’organizzazione climatica che ha sostenuto di più la campagna per il disinvestimento, ha detto che «Mentre si conclude l’anno più caldo nella storia, il successo globale del movimento del disinvestimento dai carburanti fossili e è innegabile. Quello che era iniziato in alcuni campus universitari negli Usa si è diffuso in ogni angolo del mondo, proprio nel mainstream finanziario. Il disinvestimento ha permeato ogni settore della società: dalle università ai fondi pensione, dalle istituzioni filantropiche e culturali alle città, gruppi di fedeli, compagnie di assicurazione ed oltre. Ora, a 5 miliardi di dollari, il movimento è inarrestabile. Le istituzioni e gli investitori devono scegliere se stare dalla parte giusta della storia».

E’ abbastanza incredibile che un movimento nato dalle idee socialiste di Occupy Wall Street abbia trovato un tale sostegno da parte di istituzioni profit come i fondi pensione, grandi assicuratori privati e banche che ormai citano i rischi climatici nei loro portafogli di investimento.  Tra questi ci sono  il potentissimo fondi sovrano della Norvegia,  il gigante delle assicurazioni Tedesco  Allianz e Amalgamated Bank che a settembre è diventata la prima banca Usa a disinvestire dai fossili. Da solo il  private businesses reppresenta  4.6 trilioni di assets, quasi il 90% del totale.

Ma mentre le istituzioni finanziarie tradizionali si impegnano sempre di più nel disinvestimento, l’industria e le grandi banche restano ancora sulla vecchia strada. Allstadt  ha spiegato che «L’industria petrolifera e del gas sta sperimentando un livello senza precedenti di fattori negativi – dai profitti ridotti a una maggiore indebitamento per pagare i dividendi – mentre i costi dell’energia solare, eolica e delle batterie continuano a scendere. Il fiduciari prudenti agisce subito per ridurre il rischio nei loro portafogli. Il disinvestimento sta facendo accelerare l’orologio del conteggio finale  che dimostra che i combustibili fossili sono out e l’energia pulita è in».

Nel 2015 gli investimenti rinnovabili hanno stabilito un nuovo record , raggiungendo i 288 miliardi di dollari, circa il 70% di tutti gli investimenti mondiali per la produzione  di energia elettrica. Recentemente Google ha annunciato che nel 2017  acquisterà il 100% del suo fabbisogno energetico da fonti rinnovabili ed è già oggi il più grande acquirente privato di energia rinnovabile in tutto il mondo, in gran parte perché ha un senso economico.

L’11 dicembre, un gruppo di investitori che vale 170 miliardi di dollari,  guidata da Bill Gates,  ha annunciato il nuovo  fondo Breakthrough Energy Ventures da un miliardo di dollari  dedicato a investimenti nell’ innovazione dell’ energia pulita.  Gates ha detto a Quartz: «E ‘un grande mercato e il suo  valore sta nel fatto che sta davvero fornendo una grande porzione di energia del mondo, il suo valore sarà super, super grande».

Anche secondo said Mark Campanale, fondatore e direttore esecutivo della Carbon Tracker Initiative, «I mercati finanziari stanno rapidamente perdendo la fede negli investimenti sui combustibili fossili. Nei settori dell’energia e dei trasporti è in corso una rivoluzione tecnologica, mentre le il solare a buon mercato e le auto elettriche tagliano la domanda di carbone e petrolio. Con una tripletta climatica dei rischi fisici, degli assets non recuperabili e della minaccia di responsabilità legale, i fiduciari stanno prevedendo di attuare misure per proteggere i loro portafogli. Nel tempo, la gestione del rischio climatico diventerà probabilmente un obbligo vincolante, mentre i regolatori del mercato finanziario sono pronti a passare dalla retorica alle azioni dure».

Intanto arrivano nuovi impegni di disinvestimento: Il Trinity College di Dublino, la più grande università irlandese, ha annunciato un forte impegno sull’accordo di Parigi: «Aspiriamo ad essere leader nelle soluzioni di sostenibilità e  climatiche per ogni aspetto del College, non solo negli investimenti, ma nella ricerca e anche nel modo in cui il campus opera –  ha detto ha detto  Patrick Prendergast, preside del Trinity – Abbiamo preso questa decisione dopo l’imponente campagna ”Fossil Free TCD’ dei nostri studenti Abbiamo risposto alla loro richiesta e oggi è un giorno storico per tutti noi, dato che partecipiamo a questo annuncio globale insieme a molteplici università e organizzazioni di tutto il mondo».

Il rapporto di Arabella Advisors documenta anche una rapida crescita del disinvestimento da parte di istituzioni religiose, in gran parte effetto dell’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco e del suo imperativo morale di agire per il clima. Ma il disinvestimento dai combustibili fossili non riguarda solo la Chiesa Cattolica: una recente dichiarazione interreligiosa che chiede il disinvestimento è stata firmato da 303 leader religiosi di 58 Paesi.

L’imam Saffet Abid Catovic, dell’Islamic Society of North America Green Masjid Task Force, ha spiegato che «L’Islam, come le altre fedi, insegna e chiede ai suoi aderenti di implementare un’etica della moderazione e della conservazione. Di fronte alla crisi climatica globale, questa etica, pur necessaria, non è sufficiente a rispondere a questa sfida esistenziale e deve essere unita a una politica degli investimenti “keep it in the ground”: disinvestire dalle holding dei combustibili fossili e reinvestire una parte di questi fondi nelle energie alternative rinnovabili e pulite. Alla Cop22 di Marrakech, la Islamic Society of North America (Isna), la più grande organizzazione ombrello musulmana degli Usa, è stata orgogliosa di annunciare, in linea con gli insegnamenti dell’Islam, il suo impegno in DivestInvest e per sostenerlo con le sue organizzazioni costituenti e con le associazioni affiliate».

Grazie alla leadership di Leonardo DiCaprio e Mark Ruffalo, anche lo star system  e il mondo della cultura si stanno mobilitando per il disinvestimento dai combustibili fossili. Annunciando la nuova campagna DisinvestCulture, l’attore Adrian Grenier, ha evidenziato che «Quello di cui il mondo ha bisogno oggi è la cultura del disinvestimento: un audace pivot collettivo che tiri a distanza dalla vecchia energia che non ci serve più, e punti verso il futuro 100% ad energia rinnovabile, che permetterà le persone e al pianeta di prosperare.  Sono davvero eccitato di  lanciare DivestInvest Culture: siamo attori, musicisti e artisti che spostano i loro soldi dal passato al futuro».

A DivestInvest sono convinti che questi impegni globali e senza precedenti provenienti, sia dal pubblico che dal privato, stiano accelerando e cementando la richiesta di una transizione energetica pulita e che rappresentino una sfida alla politica energetica Usa annunciata dal presidente eletto Donald Trump e incarnata dal suo staff e governo zeppo di negazionisti climatici, petrolieri ed uomini delle grandi banche. Un’amministrazione Usa che, secondo gli ambientalisti, cercherà di favorire in ogni modo l’espansione dei finanziamenti all’industria dei combustibili fossili.

Ellen Dorsey, direttrice esecutiva del Wallace global found  e leader di DivestInvest Philanthropy, conclude: «Nel primo anniversario di Parigi e dopo una elezione storica negli Stati Uniti, il disinvestimento è necessario  più che mai. I governi cadono, il popolo resta. Dal Sudafrica dell’apartheid alla linea del fronte climatica, la finanza è una leva sperimentata per il cambiamento. I governi dovrebbero mantenere le loro promesse, ma gli investitori devono spostare i loro soldi».

Videogallery

  • Evangeline Lilly for DivestInvest

  • Adrian Grenier for DivestInvest